Un anno in pausa

3' di lettura 22/02/2021 - PAUSA. Un anno fa, inconsapevolmente, eravamo alle porte della più grande pausa forzata delle nostre vite.

Ho pensato molto se usare la parola "pausa" per descrivere quello che è stato il periodo più buio che io abbia mai affrontato. Sarebbe stato meglio utilizzare termini catastrofici, il classico ritornello dell'anno più brutto dal dopoguerra ad oggi, oppure infilarci dentro qualche altro termine esageratamente negativo. E' ovvio che ognuno di noi ha vissuto questo anno in maniera diversa e può quindi usare un milione diverso di termini per poterlo descrivere. Eppure quello che mi sembrava più appropriato era proprio il termine pausa. Non perché le lancette dell'orologio si sono fermate, ma perché comunque il nostro modo di vivere si è fermato e ha cambiato dimensione, come spostandosi su una linea temporale parallela che è in attesa di tornare sul proprio binario.

In questa fantomatica parentesi epocale, in cui siamo ancora totalmente immersi, abbiamo scoperto nuove e vecchie fragilità, fatte principalmente di numeri, termini medici, ansia, stress, depressione. Dietro queste parole si celano i volti di milioni di persone che hanno visto stravolgere la loro vita, in Italia come nel resto del mondo. Mese dopo mese, la crudeltà di questo mostro ha colpito l'intero pianeta, con immagini raccapriccianti provenienti dall'altra parte del mondo o da casa nostra.

C'è chi ha creduto fin dall'inizio in una cosa, chi non ci ha mai creduto, chi ha cambiato idea più volte. Anche in un momento come questo in cui il problema è lo stesso per tutti, contemporaneamente e in tutto il mondo, ognuno affronta il comune nemico in maniera diversa. Chi avrà ragione su cosa forse lo scopriremo, forse no.

Resta il fatto che ci siamo fermati. Chi totalmente, chi parzialmente, chi ha dovuto fermare una cosa per iniziarne un'altra, chi si è dovuto stoppare anche solo per poco per poi ripartire. Insomma una battuta d'arresto l'abbiamo dovuta fare tutti, persino chi è in prima linea senza sosta da un anno come un medico o un infermiere è stato costretto a rivedere il suo modo di lavoro e quindi correggere il tiro sospendendo le consuete modalità di impiego.

Ho utilizzato il termine pausa e l'ho ampiamente argomentato per cercare di trasmettere in pieno il suo significato. Questo perché, seppur semplice, una parola contiene sempre un significato ben preciso. In questo caso, secondo il dizionario, la pausa è "un'interruzione temporanea". Non ci sono altre definizioni: la pausa è un intervallo tra le parti, un momento.

La pausa ha quindi sempre un inizio e una fine. Se avete iniziato a leggere questo articolo vi siete presi una pausa dal resto, ma tra qualche riga l'articolo finirà e tornerete a leggere o a fare qualcos'altro. A farvi uscire da questo pezzo sarà un pulsante o un'icona sul vostro telefono, tablet o pc, a farci uscire da questa pausa nella realtà saranno invece una serie di fattori che ci faranno tornare alla cosiddetta normalità. A quella vita in cui un articolo come questo, privo della parola chiave più usata in questo anno, non avrebbe alcun senso.

Forse ci siamo quasi, la luce in fondo al tunnel è ancora fioca, ma il desiderio più forte è che il treno delle nostre vite possa presto tornare sul binario temporale antecedente al 2020, magari con qualche miglioramento, magari no, ma dopo un anno tutti vogliamo concludere questa parentesi e schiacciare finalmente il tasto PLAY.






Questo è un editoriale pubblicato il 22-02-2021 alle 22:41 sul giornale del 23 febbraio 2021 - 1340 letture

In questo articolo si parla di attualità, redazione, editoriale, Riccardo Antonelli, coronavirus

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bPmU





logoEV