Maxi inchiesta sugli assegni, mostro di Foligno e sisma del '97: i ricordi del maresciallo Gaspari, ex guida del nucleo radiomobile di Camerino

10' di lettura 20/03/2021 - Sono trascorsi 30anni dalla maxinchiesta che portò all'arresto di 11 persone e altre 54 denunciate per un giro di assegni rubati e valori bollati falsificati, scattata dal piccolo comune di Gualdo Cattaneo di Foligno (PG) e che portò a sgominare un'organizzazione criminale di stampo mafioso radicata in mezza Italia e con ramificazioni all'estero.

A quell'inchiesta, condotta dal compianto e noto magistrato, nonché procuratore nazionale antimafia, Pierluigi Vigna (scomparso nel 2012), partecipò giovanissimo l'allora brigadiere di origini abruzzesi Paolo Gaspari (pescarese), poi camerte d'adozione a tutti gli effetti, per essersi stabilito sia per servizio nella città ducale, quindi, successivamente e stabilmente a Fiastra dove per amore vive ormai da 29 anni.

Nella sua carriera, oltre ad aver guidato il nucleo radiomobile di Camerino per quasi 11 anni da maresciallo (dopo averlo fatto anche a Foligno in modo interinale), Gaspari aveva svolto gli anni più intensi del suo servizio in Umbria, dove si recava quotidianamente da Fiastra a Foligno e nelle altre sedi nella confinante provincia a seconda degli incarichi e casi da seguire. Gli anni '90 non sono stati certo rilassanti per il giovane carabiniere, che nell'ordine fece capo a quella maxi-operazione di riciclaggio e lavaggio di assegni e valori bollati che lo videro lavorare a Foligno sotto la massima riservatezza per la delicatezza del caso, ma successivamente, fu chiamato ad intervenire anche in occasione del secondo omicidio del "mostro di Foligno" (individuato poi in Luigi Chiatti), quello dell'uccisione del piccolo Lorenzo Paolucci (originario della provincia di Ascoli, che era con la famiglia in vacanza nella frazioncina di Scopoli).

In Umbria inoltre, dove è stato al servizio dell'Arma per 10 anni, Gaspari fu in prima fila anche in occasione del terremoto del 1997, quando era stato assegnato da poco alla stazione di Casenove, che vide crollare sotto i suoi occhi. Al maresciallo Paolo Gaspari, in congedo forzato per problemi di saluti da sei anni, abbiamo rivolto alcune domande.

Quando è arrivato a Camerino e poi a Fiastra, dove ha sempre vissuto pur lavorando per diversi anni in Umbria?
"Sono arrivato a Camerino, proveniente da Pescara, dopo essermi arruolato come carabiniere effettivo. La prima destinazione uscito dal corso nel 1987 fu Camerino ed io che a quel tempo volevo studiare Giurisprudenza ne fui molto contento. Subito dopo feci il concorso per la scuola sottoufficiale per Carabinieri e andai a fare il biennio di addestramento prima a Velletri, poi il secondo anno e Firenze. Una volta terminato nel 1990, fui assegnano in Umbria alla compagnia carabinieri di Foligno. In tutti questi anni dal mio arrivo a Camerino ho sempre vissuto a Fiastra, dove sono arrivato da 29 anni, da quando sono sposato ed ho sempre abitato lì".

Come mai questa maxi inchiesta è partita da un paesino dell'Umbria come Gualdo Cattaneo?
"Perché da lì arrivarono le prime notizie, nell'estate del 1990, che facevano ritenere fondatamente l'esistenza in Umbria di una struttura vera e propria criminosa, che era dedita alla spendita e/o alla rinegoziazione fraudolenta di assegni di provenienza illecita. I primi e immediati accertamenti che furono svolti dal punto di vista investigativo, consentivano proprio di individuare nella giurisdizione della compagnia carabinieri di Foligno, un personaggio che poi si rivelò collegato a questa struttura e di localizzare presso alcuni istituti di credito del luogo, alcuni assegni circolari e di conto corrente già incassati e poi risultati di provenienza furtiva. Questo fu il nocciolo della situazione scoperto nell'estate del 1990. Da qui è partito il tutto. Le indagini erano sotto il coordinamento fra la Procura della Repubblica del tribunale e quella dell'allora Pretura Circondariale. Trattandosi di quella località erano dirette inizialmente dalla Procura del Tribunale di Spoleto. I primi accertamenti hanno consentito di individuare che nelle province di Firenze e Pisa (già eravamo andati oltre, in Toscana) c'erano i primi centri di riferimento dell'organizzazione sotto indagine. Per cui dopo questa prima fase le indagini vengono trasferite alla Procura di Firenze, visto che nel giro di poco tempo era emerso che si trattava di una struttura criminosa stabilmente organizzata e individuata con l'associazione per delinquere".

Lei come è finito a Gualdo Cattaneo da Foligno, per poi entrare così definitivamente a far parte dell'inchiesta?
"Ero effettivo alla Compagnia Carabinieri di Foligno, con incarico sott'ordine alla Stazione di Foligno, con il grado di vice brigadiere appena uscito dalla scuola dell'arma ed avevo 23 anni. Da lì, il comandante di Compagnia pro-tempore, il comandante Fabrizio Filocamo, mi individuò e mi disse che mi sarei dovuto recare giornalmente a Gualdo Cattaneo a supporto degli sviluppi di questa indagine".

Che ricordo ha di quella esperienza, che fu un'indagine epocale considerata la portata e che coinvolse mezza Italia e portò all'arresto di molte persone?
"E' stata in assoluto la più grande esperienza della mia carriera da carabiniere e come inizio è stato eccezionale. Questo perché, il contesto nel quale si indagava riguardava una struttura che operava non solo Italia, ma anche all'estero, attraverso la ricettazione di titoli di credito (parliamo di assegni circolari in conto corrente bancario, postale, cambiali), che erano proventi illeciti come furti e rapine e consumati per lo più a danno dei trasportatori di sacchi di denaro (addetti alla sicurezza) spediti dalle banche (dove erano stati negoziati) agli istituti emittenti (originali). Il passo successivo era la falsificazione degli assegni, a mezzo di sofisticati sistemi chimici e meccanici, chiamato lavaggio degli assegni, attraverso l'utilizzo di una matita laser che veniva reperita addirittura in Francia. Poi c'era la ulteriore fase dell'illecita negoziazione degli stessi, presso dipendenze bancarie, dove avevano trovato il supporto di impiegati compiacenti. Infine c'era l'operazione di riciclaggio dei capitali ottenuti attraverso l'acquisto di immobili o esercizi ed attività commerciali".

In molte indagini importanti in quegli anni ed anche di questa vissuta direttamente da lei, si occupò un grande procuratore, come Pier Luigi Vigna, che lei già aveva conosciuto...
"E' vero, in quanto, quando frequentavo i corso sottufficiali un paio d'anni prima, il secondo anno lo feci a Firenze ed ebbi Vigna come insegnante al corso. Vigna, che poi fini la carriera come Procuratore Antimafia a Roma ed ha contribuito nel 1989 alla stesura del nuovo codice di Procedura Penale. Il ricordo che ho di lui è eccezionale. Era una persona estremamente squisita e professionale, che con il suo braccio destro, il Pm dott. Paolo Canessa, era impegnato in quel periodo anche per il processo del mostro di Firenze".

Che tipo di incarico ha avuto lei in questa maxi-inchiesta?
"Il lavoro era prettamente investigativo in sede, nel senso che all'inizio degli anni '90 le utenze telefoniche mobili, come sappiamo, erano ai primi passi, c'erano quelle fisse. Però già nel '90 noi indagavamo su utenze radio-telefoniche istallate a bordo di veicoli per quanto riguarda le conversazioni telefoniche. Però, avendo l'indagine preso una piega abbastanza ampia, per non dire enorme, il raggio d'azione di tutta l'attività investigativa interessò la Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, il Lazio, La Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia e si strutturava su determinati gruppi di persone appartenenti a questa struttura criminosa. Non mancavano nemmeno i servizi esterni e non stiamo parlando della periferia di Foligno, spesso si andava fuori regione e si facevano più turni di osservazione controllata delle persone".

Che idea si è fatto di quell'indagine ripensandoci oggi?
“A distanza di 30 anni porto dentro di me la soddisfazione e l'orgoglio di essere stato cofirmatario estensore di informative che hanno determinato un fattore molto positivo e che ha consentito di individuare e scardinare strutture criminose composite ed efficienti ed interrompere realizzazioni di attività illecite di particolare gravità e di una rilevanza economica impensabile. Così come poi nel tempo si è rivelata ed ebbe una risonanza importante sugli organi di stampa. Inoltre, tutta l'arma dei Carabinieri ricevette i riconoscimenti ed i meriti per il risultato di quell'inchiesta”.

L'Umbria in quei tempi è stata spesso al centro della cronaca e l'ha vista impegnata su più fronti per la cronaca nazionale, come anche nel caso del mostro di Foligno. Cosa ricorda di quei tragici fatti?
"Nel caso del mostro di Foligno, fui tra i primi ad arrivare sul posto in occasione del secondo omicidio, quello dell'agosto del 1993 di Lorenzo Paolucci (13 anni), a distanza di 10 mesi dal precedente, in quanto ero di servizio di pattuglia lungo la SS77 non lontano da Scopoli dove avvenne il fatto e quando ci fu la segnalazione che la famiglia non trovava il bambino da due ore ci recammo in zona. Quello che mi colpì fu la freddezza, l'indifferenza di Chiatti, che si adoperava per aiutare gli inquirenti a rintracciare il corpo del bambino. Poi si ricostruì il tutto, non stava infatti lontano dalla seconda casa degli ex genitori di Chiatti, dove lui andava spesso ed è lì che dopo avercelo portato con l'inganno e infastiditosi perché il ragazzino aveva più fortuna di lui mentre giocavano a carte, lo ha violentemente ucciso e gettato nella scarpata non distante. Il ricordo fa ancora oggi tremare i polsi. Poi questo secondo omicidio diede la svolta decisiva al caso che fece risalire a Chiatti anche come autore di quello commesso nell'ottobre del 1992 dove aveva ucciso Simone Allegretti di 4 anni, per la serialità dovuta anche al modo di indicare gli inquirenti con dei biglietti e telefonate anonime dalle varie cabine telefoniche di allora".

Anche nel sisma del 1997 è stato in prima linea in Umbria?
"La stazione di Casenove fu danneggiata dalla scossa del 16 settembre e di conseguenza insieme al maresciallo Bruno Vinchi, fummo trasferiti presso le ex casermette di Colfiorito, dove abbiamo fronteggiato insieme l'emergenza dovuta al terremoto. L'edificio dell'ex stazione di Casenove crollò poi ad ottobre. Tra Casenuove e Colfiorito, abbiamo vissuto quotidianamente per 40 giorni con le scosse sotto i piedi, a tal punto di esserci anestetizzati alla terra che tremava. Effettivamente, in Umbria sono stati momenti difficili. Per la cronaca c'è da dire che Foligno con i suoi circa 60.000 abitanti è una realtà ben diversa da quella di Camerino ed il fatto di essere arrivato giovanissimo, quella maxi-inchiesta sugli assegni e valori falsati e riciclati è quella che mi ha segnato più di tutti professionalmente".

Cosa è stato per lei Camerino, dove è arrivato per via universitaria?
"Per me Camerino, dirlo oggi, è stato tutto. Perché Camerino è il luogo dove ho conosciuto la migliore donna del mondo, mia moglie Barbara, quindi non ho parole per descrivere questa città universitaria. Poi sono stato per tanti anni nella compagnia dei Carabinieri di Camerino dove ho diretto per quasi 11 anni il nucleo Radiomobile e mi sono trovato benissimo ed ho avuto modo di sviluppare un'attività veramente di tutto rispetto ed il ricordo è eccezionale. Fiastra invece è un luogo d'incanto dei Monti Sibillini, come altri luoghi limitrofi. Lo dico da non marchigiano, tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto a 360 gradi in ogni ambito, senza saltare nulla".


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 20-03-2021 alle 18:32 sul giornale del 22 marzo 2021 - 2500 letture

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