L'Erasmus ai tempi del Covid, l'esperienza a Valencia di una giovane di Camerino: "In Spagna mi sono sentita sicura"

7' di lettura 22/03/2021 - Ha scelto la Spagna per ampliare la sua formazione universitaria e per l’Erasmus. Le preferenze della chimica farmaceutica camerte Agnese Marucci (24 anni) sono ricadute sulla città di Valencia.

Agnese ha iniziato la sua esperienza in piena pandemia ed ha superato anche i sintomi del Covid-19. Sportiva, dinamica, con molti interessi tra cui il teatro, Agnese Marucci è stata un’atleta di buon livello regionale con i colori del Cus Camerino iniziando da velocista (con i 100 mt) e finendo da mezzofondista (con i 10.000 mt), ma ha anche recitato con l’Etra, inoltre suona il piano. La passione per lo sport l’ha ereditata dai genitori, mamma ex pallavolista del Cus Camerino e papà portiere delle giovanili del Camerino. L’atletica è arrivata per ultimo, dopo aver praticato altri sport come danza, nuoto, pallavolo e sci, ma è stato un vero e colpo di fulmine che l’ha portata a raggiungere anche alcuni importanti risultati come il titolo regionale sui 5000 mt, distanza dove ha poi gareggiato anche a livello nazionale.

A Valencia invece è arrivata dopo aver frequentato il Liceo Scientifico a Camerino, prima di iscriversi ad Unicam nel corso di laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche. Al 5° ed ultimo anno di CTF, ha deciso di fare domanda Erasmus e dopo qualche mese, nonostante la pandemia, è riuscita a raggiungere la Spagna, dove sto svolgendo la tesi di laurea in chimica degli alimenti, nel laboratorio di Scienze dell’Alimentazione, Tossicologia e Medicina Legale dell’Università di Valencia.

La scelta della Spagna per l’Erasmus e di Valencia in particolare, è stata antecedente e già programmata per motivi di studio alla pandemia, oppure era un suo obiettivo comunque l’esperienza spagnola?
“Ho scelto di fare domanda per l’Erasmus alla fine dell’anno 2019. Sentivo l’esigenza di uscire dalla mia comfort zone e fortunatamente l’Università mi ha dato una fantastica opportunità. Quindi ho fatto domanda per poter lavorare all’estero sulla mia tesi di laurea. La scelta della Spagna non è stata immediata, ho preso in considerazione diversi aspetti quali l’argomento della tesi, il posto dove sarei andata e la lingua. Dopo aver fatto diverse valutazioni, quindi, ho scelto due città spagnole e come prima Valencia. Sono riuscita a vincere la borsa per svolgere la tesi in questa fantastica città ed eccomi qua! Nonostante la pandemia sono riuscita a partire e a svolgere con regolarità il mio lavoro. Durante il mese di marzo 2020 in particolare, avevo preso in considerazione l’idea che non sarei potuta partire a causa del Covid-19 ma fortunatamente, motivata dalla volontà di vivere questa esperienza, sono riuscita a partire e tutto è filato liscio!”

Lei è partita per il progetto Erasmus in piena pandemia (nell’estate scorsa) per Valencia. Che situazione ha trovato quando è arrivata?
“Quando sono arrivata in Spagna mi sono sentita sicura. Dopo l’alleggerimento delle misure di sicurezza decise dal governo italiano per l’estate 2020, venire qua e vedere che tutti indossavano la mascherina sia nei locali sia all’esterno mi ha appunto fatto sentire più sicura rispetto a quando ero in Italia. Vista la maggiore densità di popolazione di Valencia ho avuto momenti in cui invece mi sono sentita più minacciata ad esempio nella metro o in tram, che prendo abitualmente per spostarmi nella città. Però rispettando le vigenti norme igieniche e mantenendo per quanto possibile la distanza di sicurezza non mi sono mai fatta prendere dal panico”.

Oggi invece a che punto è la situazione in Spagna, campagna vaccinale compresa, in generale e nella provincia Valenciana in particolare, quali sono le restrizioni in atto? Ci sono delle zone più o meno limitate e colorate come in Italia? Cosa si può e non si può fare?
“Ad oggi siamo in una situazione di casi risolti/decessi/contagi simile all’Italia e con un numero di casi attivi superiore. Le varie comunità spagnole hanno scelto autonomamente le misure di sicurezza. Per quanto riguarda Valencia abbiamo il confinamento perimetrale della comunità (eccezioni per motivi di salute, studio, lavoro, assistenza, emergenze), il coprifuoco dalle 22 alle 6, raggruppamenti in luoghi pubblici fino ad un massimo di 4 persone, riunioni in casa solo per membri della famiglia o persone conviventi, bar e ristoranti sono aperti fino alle 18, attività commerciali aperte fino alle 20, da poco hanno riaperto le palestre e sono ripresi gli allenamenti di alcune squadre di calcio, rugby ed altri sport. Le scuole e le università hanno ripreso a fare attività presenziali per quanto possibile. La campagna di vaccinazione procede più o meno alla stessa velocità italiana ed era stata bloccata a causa dello stop per analizzare gli effetti collaterali registrati dall’Astra Zeneca”.

Anche la Spagna, appunto, subito dopo l’Italia ed altri paesi europei ha bloccato precauzionalmente la campagna vaccinale col siero Astra Zeneca, che sensazioni ha registrato, c’è stata paura ed in che modo è stato trattato l’argomento?
“Bloccare la vaccinazioni per fare investigazioni più approfondite a seguito delle morti sospette riscontrate mi è sembrato doveroso e necessario. Ovviamente rallenterà la somministrazione delle dosi ma se tutto andrà bene presto riprenderanno a ritmi maggiori o uguali”.

Per quanto riguarda la didattica, lei è una ricercatrice e deve lavorare in laboratorio, come funzionano le università spagnole e qual è la gestione dell’istruzione?
“Si, sto svolgendo un lavoro di ricerca nel laboratorio di Scienze dell’Alimentazione, Tossicologia e Medicina Legale dell’Università di Valencia. Non avendo svolto esami qua non ho una visione oggettiva della didattica. Tramite ragazzi che ho conosciuto posso dire che sicuramente è differente dalla quella italiana. A livello universitario la pratica è molto più presente rispetto agli standard universitari italiani, noi facciamo molta più teoria. Quindi la formazione degli studenti è leggermente diversa, gli italiani hanno basi teoriche più solide mentre gli spagnoli hanno più esperienze laboratoriali. Inoltre, qua ci sono corsi di laurea da 4 anni (invece dei nostri da 3) completati da uno o due anni di master. Medicina, Odontoiatria e Farmacia sono di lunghezza pari ai corsi in Italia. Andando a ritroso invece delle scuole superiori qua esiste il bachillerato e la Formazione Professionale di durata rispettivamente biennale e quadriennale. Le scuole primarie e secondarie sono simili a quelle italiane".

Come sta vivendo questo periodo in un paese che ha esportato il modello della movida, durante un periodo di restrizioni?
“Sono arrivata a Valencia in piena pandemia. Questa città è appunto conosciuta per la sua movida e dinamicità. Non avendola mai vissuta nel pieno del suo potenziale non ho sofferto del suo cambiamento. Solo sento raccontare di come è normalmente e non vedo l’ora che ritorni ai suoi ritmi per poterla vivee al 100% (si perché mi sono innamorata di questa e ci tornerò sicuramente). Ad esempio proprio in questo periodo si celebra Las fallas. È una festa celebrata in onore di San Giuseppe che dura più di una settimana e travolge l’intera città. Le tipicità di questo evento sono la mascletà, uno spettacolo pirotecnico di fuochi d’artificio e spari che creano una specie di musica, e le fallas che sono dei monumenti costruiti appositamente per l’evento e che poi verranno bruciati durante la celebrazione. Queste statue vengono costruite dai vari gruppi, Casal faller, in cui la città viene divisa. Cibo e musica sono una costante durante questa festa”.

Lei ha già contratto e superato il Covid-19, che esperienza è stata e farà il vaccino?
“Purtroppo sì, proprio il giorno dopo Natale ho scoperto di essere positiva al Covid-19. Fortunatamente l’ho passata come una semplice influenza. Inoltre, avevo già deciso di passare qui le vacanze di Natale per timore di avere problemi a spostarmi. Quindi ho fatto la quarantena in casa e dopo due settimane ero già negativa al virus. Credo che il vaccino lo farò in Italia ed essendo nella fascia di popolazione meno a rischio mi toccherà a fine anno. Ovviamente da chimica farmaceutica sono consapevole dei benefici del vaccino così come dei rischi e non esiterò a farmelo”.

Quando pensa di tonare in Italia?
“Marzo è stato l’ultimo mese di Erasmus quindi penso di tornare per Pasqua”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 22-03-2021 alle 12:23 sul giornale del 23 marzo 2021 - 1518 letture

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