Da Castelraimondo ad Amsterdam per amore della musica: il Covid non spegne la passione del trombonista Matteo Paggi

11' di lettura 29/03/2021 - Dalla banda cittadina di Fiuminata al Conservatorio di Amsterdam per diventare un solista di tendenza.

E’ questo il cammino di formazione che sta facendo il giovane trombonista di Castelraimondo Matteo Paggi (24 anni), che vanta già un bel curriculum alle spalle, con esibizioni importanti come al Senato, a Popsophia ed altri eventi di rilievo, oltre ad esibirsi con vari strumentisti in Italia ed in Europa.

Un talento che non riesce a separarsi mai dal suo amatissimo strumento, con cui suona ovunque per se e per gli altri, nei locali e nelle piazze, a casa e in viaggio. Da due anni sta svolgendo il master ad Amsterdam, dove si è ben inserito riuscendo a perfezionarsi e divertirsi con la musica e lo strumento che gli piace di più.

Quando e come è nata la passione per la musica e quindi per il trombone?
“Il mio babbo Giorgio ascoltava un sacco di musica quando ero piccolo e questo mi ha influenzato. Ma la vera spinta mi è stata data da mio zio Eugenio (anche lui suona il trombone) che mi faceva ascoltare Wynton Marsalis in macchina, e da mio zio Cesare, medico e grande cultore della musica. Con lui abbiamo studiato nella stessa scuola per diversi anni, condividendo la passione per lo strumento ad ottone. La mia esperienza da “ottonista" inizia a Fiuminata, all’età di 8 anni, il mio primo maestro è stato Sergio Giuli, direttore del "Corpo Bandistico Alta Valle del Potenza", lui mi insegnò a suonare il Flicorno Tenore, poi, per poter studiare in conservatorio, ho iniziato a suonare il trombone; inizialmente zio Eugenio mi prestava il suo strumento per studiare, successivamente mi è stato regalato il mio primo trombone personale in occasione della mia cresima, ne ero assolutamente entusiasta! Mi ero già innamorato dello strumento”.

Quando, invece, ha capito che era questa la strada da percorrere?
“Devo dire che in realtà, se ci ripenso ora, so per certo di aver sempre sentito di voler dedicare la mia vita alla musica, sin da quando ho iniziato ad avere un qualsiasi contatto con uno strumento musicale: all’inizio era ovviamente una sensazione indefinita, che crescendo, esplorando il mondo esterno e quello interiore, è diventata sempre più chiara e luminosa, rivolta verso una direzione di scopo sociale dell’arte. C’è stato un periodo in cui ero molto attratto dall’idea di dedicarmi all’architettura, ho frequentato la scuola superiore “ITCG Antinori” di Camerino, di cui ho un bellissimo ricordo, e amavo le materie di progettazione e di studio dell’architettura. Ho sempre pensato che Musica e Architettura siano due arti molto simili: entrambe necessitano del coraggio di avvicinarsi alla bellezza e allo stesso tempo richiedono grandi competenze tecniche, da noi tradotte in leggi. Tornassi indietro mi sarebbe piaciuto prestare molta più attenzione alle belle lezioni di letteratura della prof. Livia, diciamo che ora sto cercando di recuperare da autodidatta!”

Quali sono le sue massime aspirazioni professionali visto che è giovanissimo?
“Fare il musicista è un lavoro che ha davvero molte sfaccettature, si può essere appagati da un sacco di aspetti. La mia aspirazione più grande è quella di poter essere anche solo un piccolissimo ingranaggio in quella macchina che è lo sviluppo della società e dell’anima (non mi piace la parola progresso, troppo relativa). L’Arte è "termometro sociale”, è tutto ciò che ci circonda e l’artista ha il compito di osservare la realtà profondamente, con tutti i suoi sensi, per poi riproporla con il suo personale filtro. E immettendo la sua arte ancora nella realtà, questa influenza il termometro sociale. Nel caso della musica, parliamo di un’arte performante: io ho un pubblico; il pubblico sono menti che ascoltano; una mente che ascolta è terreno sacro di sviluppo, io ho una grossa responsabilità… L’ambizione massima (ma anche la più concreta) è riuscire a fare questo con la mia musica, con il mio personale gusto e punto di vista”.

Come mai ha scelto l'Olanda per il master, contrariamente a qualche altro paese con maggiori tradizioni musicali come Stati Uniti e Francia per lo specifico strumento, oppure Austria, Germania, Est Europa etc..?
“Il Conservatorium van Amsterdam (CvA) è uno dei migliori in tutta Europa. E specialmente, nel dipartimento di Jazz Music, ci sono studenti letteralmente da tutto il mondo. Confrontarmi con giovani super talentuosi provenienti da culture così diverse dalla mia, è stata ed è tutt’ora una grande fonte di apertura mentale e ispirazione. In più il livello degli insegnanti è altissimo, i miei insegnati di trombone sono solisti di fama europea, posso scegliere di fare lezione con qualsiasi insegnante di qualsiasi strumento, e nel CvA insegnano personaggi incredibili. Oltretutto offre periodicamente, durante l’anno scolastico, delle “Project Week”, dove hai l’opportunità di fare lezione con solisti di fama mondiale, principalmente americani. Mi sarebbe piaciuto studiare anche negli Stati Uniti, ho già avuto l’occasione di andare a Chicago e San Francisco, per un brevissimo periodo, per studiare Direzione e Musica da Camera, ed il CvA dà l’opportunità di fare un Erasmus negli USA, esperienza niente male viste le spese allucinanti che bisogna affrontare per studiare in America. In questi mesi sarei dovuto essere a Los Angeles, purtroppo il Covid-19 me lo ha impedito”.

Il trombone, nelle sue versioni, è utilizzato in quasi tutti i generi e le variazioni musicali possibili, dall'orchestra, ai gruppi ed alla bande cittadine. Quali generi preferisce?
“Nel corso della mia formazione ho avuto modo di suonare tantissimo nelle bande cittadine, ma anche in orchestra. La mia più bella esperienza, di cui ho uno straordinario ricordo, è stata nel 2017 suonare con l’Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani nella Camera del Senato, in diretta RAI, in occasione del tradizionale concerto natalizio. Ho suonato anche in tantissime band, dei generi più disparati, dallo Standard Jazz allo Ska, dalla musica da camera al genere demenziale e messicano con la mia amata band “Los Maniàchi”, band composta praticamente dai miei amici più preziosi. Il mio gusto musicale si è sviluppato molto nel corso del tempo, soprattutto durante la mia esperienza ad Amsterdam e si sta ancora sviluppando. Ascolto molta musica di artisti di Los Angeles come David Binney o i Kneebody, adoro la parte oscura di David Bowie e artisti europei come i GoGo Penguin, Daniel Herskedal, e Robinson Khoury. Allo stesso modo Duke Ellington mi fa letteralmente impazzire. Sono cresciuto con musica Metal, Rap e Pop, adoro la musica corale, il periodo barocco, in questo ultimo periodo mi sono fissato con Messiaen e le sue opere per organo. Insomma, la musica mi piace tutta, basta che sia fatta bene!”

Anche in Olanda, malgrado il master, riesce a divertirsi suonando? Ha trovato, oppure ha organizzato qualche band?
“In Olanda ho diversi progetti di cui vado fiero, in primis ho il trio “The Unexpected Virtue of Ignorance”, formato dal clarinettista Massimiliano Dosoli (originario di Mantova) e dal chitarrista Piero Conte (originario di Roma). Loro sono due anime molto vicine alla mia e abbiamo avuto modo di dimostrarcelo nei vari concerti svolti in Olanda, ma anche nel nostro mini tour di questa estate tra Italia e Francia: abbiamo viaggiato insieme per settimane suonando in paesi, locali, per strada, in isole per nudisti ecc. Con loro penso di aver svolto i concerti più belli della mia vita (per ora). Poi ho il mio quintetto “Matteo Paggi Quintet”, con cui propongo musica mia originale. La band è formata da musicisti per me straordinari per cui nutro profonda stima, provenienti da Olanda, Russia, Italia e Corea. Con loro purtroppo non abbiamo opportunità di suonare live, questo Coronavirus non ci permette di uscire allo scoperto. Ho in programma comunque di registrare qualcosa di concreto a breve. Poi ho un quartetto di tromboni, con altri studenti del Conservatorio, con cui stiamo mettendo su uno show di poesia e composizioni nostre originali. Avevo iniziato anche a suonare con qualche gruppo come sideman o sostituendo musicisti in qualche formazione nel primo periodo, ma il Covid ha distrutto tutti miei contatti ovviamente”.

Ci sono diversi giovani musicisti che si sono affermati nel proprio settore fra strumentisti e direttori d'orchestra anche delle tue zone d'origine, ne conosce qualcuno e magari ha suonato con alcuni di loro in Italia o all'estero?
“Ho suonato diverse volte col camerte Alberto Napolioni. Alberto è un musicista straordinario, artista eclettico, nutro molta stima per lui. Abbiamo suonato insieme in duo, in band più allargate e quartetti. Ogni volta mi sorprende e imparo sempre tanto da lui: abbiamo un ottimo rapporto, anche se raro di contatto oramai. Parlando di pianisti, suono con Matthew Lee, un giovane pianista e cantante che svolge la sua attività concertistica in tutta Europa. Sono stato in posti meravigliosi con lui. Alessandro Cadario è stato il giovane direttore con cui ho collaborato per il concerto di Natale nella Camera del Senato”.

Dopo appena un anno ad Amsterdam, è arrivata questa pandemia, come è cambiata la vita in Olanda e lei in che modo l'ha vissuta?
“Per me è cambiato tantissimo, le lezioni che prima facevo di persona le faccio ora online, ma ancora riesco a svolgere quelle di strumento principale in presenza. Ad Amsterdam stanno affrontando veramente bene la situazione, cercando di dare la giusta importanza a tutti. Ovviamente è cambiata radicalmente anche la mia vita sociale. Quando è arrivata la pandemia avevo in programma un sacco di concerti durante l’estate e di colpo tutto cancellato, ma sono fortunato, perché con il mio amico Massimiliano Dosoli, tutta questa energia negativa l’abbiamo saputa riversare in quella che si e rivelata l’esperienza più bella della mia vita. Abbiamo preso 2 biciclette, le abbiamo caricate di roba, tenda e i nostri strumenti e da Amsterdam siamo arrivati a casa in Italia. Abbiamo pedalato per quasi un mese, dormendo in tenda o ospitati da persone gratuitamente. Abbiamo suonato per strada in tutte le città in cui ci fermavamo, guadagnando soldi per mangiare e per la manutenzione della bici, addirittura a Treviri ci hanno organizzato un concerto. A Metz ho fatto una sorpresa a mia zia Rosanna che non mi vedeva da anni. La parte più bella è stata attraversare le Alpi in bicicletta, con lo sguardo di tutti i ciclisti veri che, increduli, mi chiedevano che cosa fosse quella grossa custodia che avevo sulle spalle. Se una città ci piaceva, restavano anche 4 o 5 giorni, abbiamo incontrato mille persone, tutti ci hanno aiutato, abbiamo tantissime storie da raccontare e altre che rimarranno per sempre con noi. Mi manca essere in viaggio e provare sentimenti da vicino…”

In che modo viene affrontata la campagna vaccinale in Olanda e qual è la situazione attuale nella lotta al Covid-19?
“Devo dire che non sono molto informato riguardo la situazione dei vaccini. So che si stanno dando da fare per vaccinare il personale medico e le persone più anziane. Stanno lavorando davvero sodo. La situazione è abbastanza libera: si circola senza mascherina all’aperto, c’è comunque il coprifuoco alle 21:00, il limite di visitatori a casa è di 1 al giorno, ma si riesce a vivere una bella vita serena in ogni caso”.

In questi due anni ad Amsterdam in che modo si è relazionato con Castelraimondo?
“A volte la mia zona mi manca profondamente, mi manca girarmi intorno e vedere le montagne, andare sulla cima di esse e stare un po’ con loro. Mi sento costantemente con mia mamma Katia e mia zia Silvia telefonicamente. Cerco di tornare 2 volte all’anno, dopo un po’ mi manca anche mangiare cibo veramente buono. Ma tutto dipende molto dai concerti che ho in Olanda e in Italia, cerco di mantenere contatti in entrambi i paesi, soprattutto per gli amici, che per me sono stati sempre tanto importanti, anche se, in prospettiva, penso che pian piano sarò sempre più stabile in Olanda”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 29-03-2021 alle 18:48 sul giornale del 30 marzo 2021 - 1592 letture

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