Il mito della Sibilla studiato con metodi scientifici: ecco un libro

3' di lettura 02/04/2021 - E' uscito in questi giorni in edicola l’ultimo volume della Collana “I Quaderni del Museo” del Museo delle Scienze Unicam, intitolato “Sibillla2173 sua altezza sopra il mare”.

Nel libro, i due autori e geologi Fabio Pallotta e Giuseppe Crocetti (nella foto rispettivamente da sinistra a destra) hanno raccolto il risultato delle loro ultime ricerche sulla Sibilla appenninica. Il volume è solo l'inizio di un progetto di indagini interdisciplinari che vedrà collaborare Unicam con l’Università di Napoli l’Orientale e con altre università straniere all’interno del progetto euro-mediterraneo denominato “Progetto Sibilla2173”.

Nel volume gli autori accompagnano il lettore in un volo che parte dalla storia e dalla descrizione delle tante chiese che circondano il Monte Sibilla che costituiscono una immaginaria “Cintura del Culto”. Poi il volo svela la conformazione geologica della Sibilla, si sofferma sui terremoti che si sono susseguiti nel corso dei tempi e descrive il clima che era diverso da quello che conosciamo oggi. Successivamente prosegue sui “sentieri delle tracce perdute”, dove vengono raccontate per la prima volta le ricostruzioni degli itinerari che Antoine de La Sale ed il Guerrino, detto il Meschino, percorsero per raggiungere la Grotta della Sibilla. Quindi vengono esposte le principali spedizioni scientifiche effettuate sulla Grotta nel XIX e XX sec., fino a raccontare, con linguaggio divulgativo, quella che l’Università di Camerino realizzò nel 2000 mediante metodi geofisici che evidenziarono la presenza di stupefacenti cunicoli sotterranei il cui sviluppo complessivo raggiunge alcune centinaia di metri.

Il libro rappresenta un quaderno di appunti di viaggio che pone degli interrogativi dopo aver esaminato molti documenti in vari campi della ricerca. All’interno del quaderno sono presenti due mappe, stampate in formato A3, che saranno delle utili compagne di viaggio per chi vorrà addentrarsi nel regno della Regina Sibilla.

L’affascinante mito della Sibilla appenninica, che prende il nome dall'omonima grottta ed ha ispirato leggende e narrazioni suggestive, ha da sempre attirato l’interesse delle popolazioni locali e dei viaggiatori di ogni tempo. Nel 1400 la sua fama aveva addirittura superato i confini nazionali e molti cavalieri giungevano da tutta Europa, incuriositi appunto dalle misteriose leggende che l’avvolgevano, salivano sul Monte Sibilla nel rilievo montuoso in provincia di Ascoli Piceno e scendevano nella grotta dove il mito raccontava che essa dimorasse in un grande e meraviglioso ambiente chiamato “Paradiso della Regina Sibilla”. Il mito dell’antica sacerdotessa è giunto fino ai giorni nostri grazie anche ai racconti tramandatici da questi avventurieri, come quello ad esempio lasciato nel 1420 da Antoine de La Sale: un mercenario inviato in Italia dalla duchessa francese Agnese di Borgogna per indagare su quanto c’era di vero nel romanzo cavalleresco, scritto dieci anni prima da Andrea da Barberino e intitolato “Guerrino detto il Meschino”.

La leggenda e soprattutto il mistero legato alla Grotta della Sibilla sono tutt’oggi vivi e continuano ad attrarre l’interesse di turisti ed escursionisti che salgono sulla vetta della Sibilla alla ricerca di antiche emozioni. In molti hanno tentato di interpretare la scia di mistero che l’antica profetessa ha lasciato dietro di sé utilizzando metodi storici e letterari, ma in pochi invece lo hanno fatto usando metodi scientifici, che è lo scopo di questo progetto interdisciplinare fra atenei.


di Angelo Ubaldi
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Questo è un articolo pubblicato il 02-04-2021 alle 13:36 sul giornale del 03 aprile 2021 - 1747 letture

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