L'esperienza a Camerino poi gli 8 anni a Macerata: l'intervista al procuratore Giovanni Giorgio

6' di lettura 04/04/2021 - Quella trascorsa nelle Marche ed in provincia di Macerata, diviso tra le Procure del tribunale di Camerino prima per due anni e poi negli ultimi otto a capo di quella del tribunale di Macerata, è stata una carriera intensa e movimentata per il Procuratore Capo pugliese Giovanni Giorgio, che all’età di 68 anni ha salutato tutti per dedicarsi ora totalmente alla famiglia ed ai suoi hobby.

La quiescenza per Giovanni Giorgio, procuratore d’azione e sempre in prima a difesa della legalità e delle istituzioni, arriva dopo una serie di casi risolti con sentenze anche pesanti ed in alcuni casi nemmeno facili, come l’omicidio del pescivendolo sambenedettese Pietro Sarchiè consumatosi nelle campagne dell'entroterra nell’estate del 2014 e ritrovato a distanza di un mese nella Valle dei Grilli di San Severino, fino all’orrendo omicidio a Macerata di Pamela Mastropietro ed all’ultimo di Rosina Carsetti a Montecassiano (originaria di Matelica).

E’ nella città di Camerino che il procuratore Giovanni Giorgio è approdato nelle Marche, coordinando anche in questo caso indagini importanti sul traffico di stupefacenti, su violenze su minori e casi di pedofilia e molto altro. Un periodo molto impegnativo anche quello di Camerino, città a cui si era legato in modo particolare, per poi gestire dalla nuova posizione la difficile situazione della chiusura del tribunale camerte dopo l'accorpamento a Macerata.

Prima di approdare alla Procura di Macerata ha guidato quella dell'ex Tribunale di Camerino, che esperienza è stata quella nella città ducale?
“E’ stata un’esperienza breve – dice Giovanni Giorgio - di circa due anni, nella Camerino pre-sisma e, quindi, nella storica “bomboniera” allora esistente, con la splendida biblioteca nella storica sede universitaria, ove di tanto in tanto mi recavo anche a sera tarda, quando vi erano ancora tanti studenti a studiare o a conversare tra loro. Quindi un bel ricordo, legato anche agli ottimi rapporti con il personale amministrativo, di polizia giudiziaria e con gli avvocati, rattristato dalla considerazione dell’attuale situazione post sisma. Ricordo bene anche le corsette che quotidianamente facevo, respirando – tra il verde diffuso – un’aria pulitissima. Peraltro, non posso dimenticare i momenti di incontro, accanto al Presidente del Tribunale di Camerino, giudice Fusaro, con il vescovo Brugnaro, intellettuale di altissimo livello”.

Quali sono stati i casi più significativi e che ricorda maggiormente nella gestione della Procura di Camerino, dove per competenza territoriale e livello di reati, l'importanza (anche mediatica), magari non era così rilevante?
“Ricordo due casi di violenze sessuali in danno di minori, che si sono conclusi con severe sentenze di condanna. Per la verità ricordo anche numerose indagini con arresti, connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, posto che già allora purtroppo - il consumo di droghe - specie tra i giovani studenti, ma non solo, era notevolmente diffuso”.

Come ha vissuto poi il successivo momento storico della chiusura del tribunale di Camerino (accorpato a quello di Macerata), visto che fino a pochi anni prima vi aveva lavorato e poi si è trovato a scontrarsi con l'opposizione di autorità, cittadini e avvocati camerti per la soppressione?
“Camerino è rimasta nel mio cuore. Purtroppo c’è stata una momentanea incresciosa conflittualità con l’allora sindaco di Camerino (il compianto Conti) ed anche con gli avvocati camerti. Invero, quale nuovo Procuratore di Macerata, ho dovuto oppormi alle manifestazioni, pur comprensibili sul piano civico, sentimentale e professionale, di protesta per la chiusura del Tribunale di Camerino, che ha oggettivamente danneggiato l’economia locale oltre a determinare una scomodità per chi è stato costretto, per motivi di giustizia, a venire a Macerata, con cui tuttora non mi pare che ci siano rapidi mezzi di collegamento. Mi è dispiaciuto molto aver avuto un acceso colloquio telefonico con l’allora sindaco Conti. Mi consola il fatto che dopo un po’ di tempo ci siamo incontrati e ci siamo istintivamente abbracciati, perché in precedenza avevamo più volte discusso simpaticamente di politica e specie della figura dell’on. Craxi, a lui molto caro. Peraltro, anche i rapporti con gli avvocati camerti si sono normalizzati: purtroppo il mio ruolo istituzionale mi imponeva di essere un po’ cerbero, in quanto dovevo garantire il trasferimento del mobilio e delle attrezzature esistenti nella sede del Tribunale di Camerino a Macerata. Colgo l’occasione per salutare con affetto gli avvocati camerti. Sono contento di aver contribuito alla riapertura almeno della sede del giudice di pace, quale presidio di giustizia di prossimità”.

Ultimamente si è tornati a parlare del ritorno del tribunale di Camerino, con le proposte e le speranze avanzate da politici, che possono sembrare soprattutto un gioco mediatico e politico, più che una vera e concreta possibilità. Lei cosa ne pensa sulla riapertura del Palazzo di Giustizia camerte?
“E’ un problema di scelte di politica giudiziaria: se si ritiene prevalente l’esigenza di garantire una giustizia c.d. di prossimità, allora è giusto riaprire i piccoli uffici. D’altra parte, però, per quel che ho potuto constatare negli anni passati a Macerata, spesse volte si è manifestata una carenza di giudici, con conseguenti rinvii di udienze. Un ufficio giudiziario, per poter funzionare con continuità, ha bisogno di almeno 30 giudici e di almeno 12 PM. E quindi forse i Tribunali di Fermo e di Macerata andrebbero accorpati. Naturalmente si può scegliere anche di creare delle sezioni distaccate, come potrebbe essere quella di Camerino rispetto alla sede centrale di Macerata, per celebrare lì le udienze civili e penali. Ma è una questione di scelte politiche, rispetto a cui - come magistrato, anche se in pensione ormai - non me la sento di pronunciarmi. Reputo comunque che al momento vadano potenziati ulteriormente i servizi online di giustizia, ad esempio nel settore civile delle amministrazioni di sostegno e delle tutele, in costante crescita, magari creando collegamenti ulteriori tra uffici comunali - fruibili dai cittadini interessati – e quelli del Tribunale di Macerata. Bisogna in sostanza potenziare l’impiego della strumentazione tecnologica sempre più evoluta per evitare trasferte, sicuramente faticose da Camerino e ancor più dai comuni montani più lontani a Macerata e viceversa”.

La città di Camerino è alle prese con la ricostruzione del post sisma. Secondo lei ci sono concreti rischi di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti ed eventualmente come posso essere contrastati?
“Occorre esercitare un’adeguata vigilanza. Sono state create delle apposite strutture di controllo amministrativo a livello prefettizio, che verificano per ciascuna azienda che deve essere impegnata in lavori di ricostruzione, quali siano le “storie” degli amministratori delle stesse, verificando eventuali collegamenti con esponenti della criminalità organizzata o comunque con precedenti penali. Peraltro, è previsto anche un controllo ispettivo in loco da parte delle Forze di Polizia, secondo un protocollo operativo concordato con le competenti Procure (Ancona e Macerata)”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 04-04-2021 alle 11:26 sul giornale del 06 aprile 2021 - 549 letture

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