La Beata Mattia di Matelica nella Divina Commedia? Chi era la "Matelda" di Dante: l'intervista all'esperto Luca Di Dio

5' di lettura 05/04/2021 - Tra i personaggi più misteriosi che si trovano nella Divina Commedia ce n’è uno che ci porta dritti fino al nostro territorio, fino a Matelica.

Siamo nel XXVIII canto del Purgatorio. Dante, lasciata l’ultima cornice, quella dei lussuriosi, ha attraversato il fuoco che lo separa dal Paradiso Terrestre e, dopo il sogno di Lia e le parole di incoraggiamento di Virgilio, si addentra ne «la divina foresta spessa e viva […] prendendo la campagna lento lento / su per lo suol che d’ogne parte auliva». Qui, immersa nei fiori incontra una «donna soletta che si gìa cantando e scegliendo fior da fiore»… è Matelda, figura misteriosa il cui nome sarà svelato solo alla fine del canto XXXIII, al verso 119 al termine di una lunga e rituale processione e dell’incontro, tanto atteso quanto severo, con Beatrice.

Ma chi è questa Matelda? A leggere i commenti c’è da sbizzarrirsi: oltre alle identificazioni simboliche con la giustizia naturale (Singleton) con la felicità, con la Filosofia, ci sono le ipotesi riferite a persone storiche, da Matilde di Canossa a due mistiche tedesche anch’esse di nome Matilde (di Magdeburgo e di Hackenborn)… ed è tra queste che si inserisce, a sorpresa, un’interpretazione avanzata alcuni anni or sono da uno storico, il Tomassini, che trova citata la Beata Mattia Nazzarei in modo sicuramente misterioso.

In due pergamene del 1287, rispettivamente il 26 settembre e il 10 dicembre, Mattia, entrata nel convento nel 1270 e divenutane abbadessa tre anni dopo, viene citata, infatti, con il nome di “Matelda”. Si tratta di ipotesi percorribile? L’abbiamo chiesto ad un esperto, il prof. Luca Di Dio.

Professore, cosa ci dice di questa interpretazione?
"Ciao Riccardo, iniziamo con il chiarire una cosa… esperto proprio no! Appassionato questo sì e forse forse te lo ricordi anche tu dato che durante la tua seconda media ti sei sorbito non so quante lezioni su Dante, giusto?"

È vero, è vero, confesso!
"Torniamo a noi… hai ben descritto in introduzione tutta la storia per cui direi che c’è poco da aggiungere… piuttosto racconto brevemente un episodio che mi è capitato pochi giorni or sono. In questa “tempesta dantesca” vengo contattato da una cara amica e collega di Perugia che – su due piedi – mi manda questo messaggio su Whatsapp: “Ma è vero che la Beata di Matelica è la Matelda di Dante?” Ovviamente non sto a ripetere le cose che hai già citato e che ho ripetuto a lei… è solo un’interpretazione a mio giudizio non meno plausibile rispetto a quella delle mistiche tedesche, ma la cosa interessante credo sia proprio che la Beata Mattia, la nostra Beata, continui a lanciare sollecitazioni a noi e a tutti coloro che si imbattono nella sua storia. D’altronde… se uno considera la serenità che si respira entrando nel Monastero anche oggi, è così impensabile associarlo all’esperienza del Paradiso Terrestre?"

Ci puoi raccontare com’è nata la tua passione per Dante?
Anche se è una testata online non avresti spazio… ma provo a sintetizzare. Come tutti ho imparato ad amare Dante tramite l’incontro con altre persone. Per me in particolare con la prof.ssa Betti al Liceo di Camerino e, con un gruppo di compagni con cui un giorno ci siamo ritrovati a leggere un tema scritto, alcuni anni prima, da quello che per me è un grande amico, il dott. Valentino Stopponi. Per me appena 16enne, ascoltare che ci si poteva appassionare così ad un’opera, ad un viaggio misterioso ed entusiasmante che io avevo appena iniziato… è stato un colpo di fulmine. E da lì non l’ho più lasciato: tesina di maturità, tesi di laurea, il lavoro su Dante e le Marche, poi le cene dantesche, oggi le lezioni-spettacolo online…

Il primo amore, insomma, non si scorda mai…
"Esatto!"

Veniamo a noi oggi: il 25 marzo si è celebrato il secondo Dantedì della storia, sappiamo che sei stato molto impegnato per questa ricorrenza, giusto?
"Più per il Dantedì in sé (lo scorso anno – complice l’assessore Ciccardini – mi sono dedicato ad un video da lockdown sicuramente più simpatico e impegnativo) la “tempesta dantesca” è cominciata sul finire dello scorso anno e prosegue a tutt’oggi con lezioni online, articoli, progetti… il tutto nel gusto di avere l’occasione di tornare ancora a leggere i versi di Dante".

Quindi il Ministro Franceschini ci ha visto giusto con l'istituzione del Dantedì?
"Assolutamente sì, perché celebrare Dante è un po’come celebrare un papà… e la vicinanza con la Festa di San Giuseppe del 19 marzo dovrebbe farci riflettere ancor di più sull’importanza di seguire un padre, qualcuno che – anche linguisticamente e come identità nazionale – ci aiuta nei momenti difficili. Amare e approfondire le proprie radici rende più forti".

Un ultimo consiglio ai lettori (e magari ai più giovani) per scoprire sempre meglio Dante?
"Portiamolo fuori dai banchi di scuola! Dante è vivo, è vivo nel nostro modo di parlare, è vivo nel nostro modo di sentire la vita. Proprio un 18enne, Leonardo, mi ha fatto conoscere Infernum di Murubutu e Claver Gold un album ricchissimo di stimoli proprio per avvicinarsi a Dante. Ovviamente il consiglio è di non limitarsi all’Inferno, erroneamente ritenuto la cantica più vicina alla nostra sensibilità. Ci sono passaggi, paesaggi e incontri nel Paradiso, ma anche nel Purgatorio realmente avvincenti".

Come quello di Matelda?
"Come quello di Matelda!"






Questo è un articolo pubblicato il 05-04-2021 alle 22:36 sul giornale del 07 aprile 2021 - 1426 letture

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