Ricostruzione pesante, partiti i lavori al complesso Bongiovanni: "Riqualificazione generale che porterà la struttura a nuova vita"

6' di lettura 18/04/2021 - La prima struttura della cosiddetta ricostruzione pesante a vedere la luce nel centro storico è il centralissimo “Consorzio Collegio Bongiovanni Scuola Stranieri” di proprietà dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche e sito lungo l’omonima via, che ha piazzato le basi del proprio cantiere all’esterno delle mura cittadine lungo viale Emilio Betti.

Un’imponente gru piazzata lungo la scarpata per avvicinarsi più possibile alla struttura, che è un prolungamento del complesso del palazzo Vescovile, colpisce alla vista verso l’alto della cinta muraria. Il restauro storico del complesso è un’operazione molto delicata. La progettazione è stata affidata al laboratorio CM dell’ing. Carlo Morosi & Partners, mentre i lavori, che dovranno seguire le linee guida individuate dalla Soprintendenza, saranno effettuati dall’impresa edile Gaspari Gabriele. Con l’ingegnere camerte Carlo Morosi abbiamo fatto il punto su questo importante restauro.

Innanzitutto che tipo di danni ha subito la struttura del Collegio Bongiovanni?
“Il collegio Bongiovanni fa parte di un aggregato - dice l’ing. Morosi - che comprende anche l’immobile limitrofo, di proprietà del Seminario arcivescovile di Camerino, in seno all’Arcidiocesi denominato “casa per stranieri”. Essi hanno subito danni gravi alle strutture portanti in muratura a sacco, riassumibili in lesioni di taglio prevalentemente sulle murature di spina e lesioni di ribaltamento sulle facciate ed in special modo in quelle che affacciano sulle mura castellane”.

Che tipo di progetto avete pensato per la ricostruzione e restauro e quali materiali saranno impiegati?
“Considerando il buon intervento di consolidamento strutturale già effettuato nel precedente sisma del 1997 che ha interessato prevalentemente i solai – spiega Morosi - abbiamo pensato con questo nuovo intervento di migliorare la capacità portante delle murature. Per questo motivo abbiamo analizzato in sede di progetto, mediante prove non invasive, tutte le murature portanti, le quali hanno evidenziato oltre le carenze visibili attraverso le lesioni sopra descritte altre carenze strutturali dovute ai vari rimaneggiamenti architettonici che la struttura ha subito nel corso dei secoli. Alla luce di queste scoperte e considerando che ci troviamo di fronte a beni vincolati “ope legis” in quanto di proprietà di un Ente ecclesiastico e con una vetustà maggiore di 70 anni, abbiamo cercato di effettuare interventi che, sempre nell’ambito del rispetto del contributo di ricostruzione assegnato, permettessero di raggiungere il massimo grado di miglioramento possibile e fossero compatibili con le norme più restrittive e tutelanti che la Soprintendenza impone agli immobili vincolati. Gli interventi strutturali, permetteranno all’immobile seppur vincolato, di raggiungere comunque un miglioramento sismico del 60% rispetto all’adeguamento, alla stregua di un immobile non vincolato. Tenendo conto della mole e della forma di questi immobili, riteniamo di aver raggiunto un ottimo risultato. Gli interventi non riguarderanno solo le strutture, ma anche le finiture. Insomma una riqualificazione generale, strutturale ed architettonica che riporterà questi palazzi a “nuova vita” con l’obbiettivo primario di un incremento sostanziale di sicurezza sismica”.

Vista l’imponenza della struttura, quanto tempo ha richiesto il progetto di restauro?
“L’attività progettuale in immobili come questi, come si può facilmente comprendere, risulta molto complessa per la natura dei vari elaborati da produrre che spesso necessitano di grande specializzazione professionale; questo implica che il professionista di grande esperienza lavori con un gruppo specialistico di colleghi per potersi confrontare nelle scelte strutturali ed architettoniche che abbracciano tutte le fasi del progetto, da quelle della conoscenza storica del manufatto nella configurazione attuale a quella degli interventi strutturali di miglioramento sismico ed architettonico che formeranno la veste futura dell’immobile. Per dirlo con i numeri, un progetto come questo ha necessitato un gruppo di sedici tecnici, tra architetti ingegneri e geometri, suddiviso per vari settori, strutture, sicurezza, architettura e controllo del rispetto burocratico e normativo, tutti con comprovate esperienze professionali, che io ho avuto l’onore e l’onere di coordinare. Il progetto per essere realizzato ha necessitato un anno e mezzo di tempo, considerando la necessità di confronto con la Soprintendenza e la redazione di alcune regolarizzazioni urbanistiche”.

Considerato i danni subiti dal centro storico e la particolare strutturazione del centro di Camerino, vista la collocazione dello stabile, quali sono le difficoltà incontrate per impiantare il cantiere e per intervenire in senso generale?
“Il layout di cantiere ha necessitato di uno studio a parte rispetto al progetto. La cantierizzazione è stata decisa anche con il valido supporto dell’Impresa edile “Gaspari Gabriele s.r.l.” di Ascoli Piceno, incaricata dalla Committenza ai lavori di restauro. La difficoltà era che gli immobili affacciano sulle mura castellane della città di Camerino, dove il terreno sottostante è in forte pendenza, e dall’altra parte su strade di concezione medievale e quindi piuttosto strette. La soluzione è stata quella di istallare il cantiere alla base delle mura castellane, con la creazione di una rete di strade di accesso alla base e l’istallazione di una gru con una altezza di ben 60 metri. La creazione del basamento della gru su un terreno di riporto e per di più in pendenza ed il montaggio della gru, sono state di sicuro le operazioni più complicate e delicate dell’istallazione del cantiere. Il cantiere vedrà impiegate circa 30 maestranze che opereranno contemporaneamente su tutto l’aggregato”.

Entro quando è prevista la conclusione dei lavori e quanto costerà l’intera opera di restauro del Bongiovanni?
“La conclusione dei lavori è prevista entro un anno dall’inizio del cantiere e quindi per il prossimo febbraio 2021. L’importo dei lavori è di circa € 5.000.000,00”.

Dopo questo cantiere, quale sarà il prossimo intervento da effettuare sugli edifici della Curia in centro?
"Il gruppo di progettazione da me diretto sta ultimando anche il progetto del limitrofo “palazzo arcivescovile” progetto molto più complesso dell’attuale sia per il maggiore impegno economico, sia per le diverse particolarità che il palazzo presenta, inoltre abbiamo messo mano anche al progetto della chiesa della SS. Annunziata, meglio conosciuta come la chiesa del “duomo”, che è comunicante e strutturalmente interconnessa con il palazzo in questione. Contiamo di ultimare anche questo progetto entro la fine del 2021. Dando inizio a questi grandi cantieri, che affacciano sulla piazza principale di Camerino, possiamo effettivamente dire che la ricostruzione “pesante” è iniziata e che inizia il conto alla rovescia per il riutilizzo degli immobili del centro che daranno di nuovo vita alla nostra bella città, lasciata vuota purtroppo dopo il terremoto del 2016 che l’ha fortemente danneggiata”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-04-2021 alle 18:33 sul giornale del 19 aprile 2021 - 508 letture

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