Arte, Coronavirus e la rivolta in corso nel suo paese, la pittrice colombiana Rebeiz non molla il pennello: "Mi aiuta a stare bene"

5' di lettura 08/05/2021 - Prima il sisma e la fuga forzata da Visso come sfollata nelle strutture messe a disposizione dalla Protezione Civile, poi la pandemia, a cui si aggiunge ora una doppia preoccupazione per i suoi famigliari in Colombia, dove, come se non bastasse, in questi ultimi giorni è scoppiata anche una violenta rivolta popolare contro la riforma fiscale, per la quale si registrano già circa 379 desaparecidos (persone di cui non si ha più traccia e notizie).

E’ questa in sintesi la storia degli ultimi anni della pittrice colombiana Maria Clara Rebeiz, che tra le tante difficoltà legate alla perdita del lavoro da operatrice sanitaria alla casa di riposo di Visso prima e Treia poi, ha trovato la forza, la volontà, di continuare la sua grande passione della pittura, dedicando e prendendo ispirazione per i suoi ultimi lavori proprio al periodo del Covid-19.

Attività anche quella artistica, che è stata fortemente penalizzata dalla pandemia per la rinuncia a mostre, mercati ed esposizioni, che hanno significato un’ulteriore aggravante sulle condizioni socio-economiche dell’artista, per via di restrizioni e possibilità di spostamenti.

Attualmente in che situazione si trova?
“Continuo ad arrangiarmi facendo la badante e mettendo a frutto quello che avevo studiato e che volevo fare per gli altri, come assistente sanitaria. Non è cambiato molto, da quando ho dovuto lasciare improvvisamente la casa a Visso, praticamente con poche cose dentro una borsa. Sto arrangiandomi secondo dove trovo lavoro”.

Com’è riuscita a portare avanti il lavoro e le sue cose con la pandemia in corso?
“Purtroppo non ci sono riuscita o con grandi difficoltà. Ho avuto tre anni terribili, in quanto dovevo cambiare tre mezzi per arrivare al lavoro, il tutto senza grandi controlli e con molta paura. Per fortuna fino ad ora mi è andata bene, ma ancora non è finita”.

In questo anno e più di Covid-19 è riuscita a dedicarsi al suo hobby preferito come la pittura?
“Nel periodo della quarantena ho realizzato una serie di quadri, in tutto una trentina, molto belli e tutti ispirati al Covid, una mia visione tutta personale sul virus. Quadri molto fantasiosi, colorati. In uno ci sono le bandiere di tutto il mondo, che rappresentano la globalità della pandemia. Questo mi ha aiutato a stare bene ed a trascorrere il tempo. Solo che non ho avuto la possibilità di fare poi una mostra o esporli e venderli. Non avendo una macchina, non ho potuto nemmeno spostarmi quando si poteva e sono stata condizionata per questo. Ho dipinto anche dei sassi, che sono piaciuti molto e ne ho venduti molti, ma tutto molto irregolare da conciliare con il lavoro egli spostamenti per venderli”.

In Colombia che difficoltà ci sono state per la sua famiglia e per il paese in generale a causa pandemia?
“Psicologicamente la gente è stata molto colpita, ma allo stesso tempo hanno avuto dei provvedimenti più seri di quelli che ci sono stati in Italia. La gente è stata veramente in quarantena, ma per mesi e mesi, dove nessuno si è mosso da casa. Tutto ciò ha portato a gravi conseguenze a livello economico per la gente, come è accaduto ovunque, ma la situazione in Colombia è stata ed è tutt’ora molto più grave. Anche la mia famiglia, pur benestante, ha incontrato problemi, in quanto hanno dovuto chiudere le proprie attività, come i negozi a Bogotà. Tutta la Colombia in generale è stata colpita allo stesso modo dal Covid-19, un po’ di più la parte interna dove c’è gran parte della gente più disagiata e che ha incontrato più difficoltà”.

La situazione in Colombia oggi con la vaccinazione qual è?
“Per quello che mi risulta sono a buon punto, dovrebbe essere stata vaccinata quasi tutta la popolazione e fra i vaccini più utilizzati c’è probabilmente l’Astra Zeneca”.

Adesso ci mancava anche la rivolta popolare contro la riforma fiscale che sta avendo sviluppi preoccupanti con scontri violenti fra la Polizia di Stato e i contestatori, una preoccupazione dopo l’altra, in una situazione già difficile?
“Molto di più di quello che si può immaginare, perché stanno accadendo delle cose allucinanti, stanno devastando, distruggendo tutto, svuotano i supermercati, è una vera guerra. Tutta la Colombia è militarizzata. Le tasse stanno aumentando e la gente che subisce di più gli effetti è allo stremo e sempre più povera”.

La sua famiglia come sta?
“Li ho sentiti proprio ieri sera, perché volevo sentire quello che stava accadendo. Mi hanno detto che è una cosa allucinante. A Bogotà la città è militarizzata, con la polizia e l’esercito schierato, poi c’è la guerriglia, si spara continuamente e c’è molta paura, La gente è terrorizzata. La paura di morire è maggiore di quella di prendere il Covid-19. I dispersi che vengono segnalati potrebbero essere gente rapita per la quale poi chiederanno soldi in cambio. Si segnalano distruzioni di allevamenti che supportano i supermercati, un vero disastro. I miei familiari per ora stanno bene, ma se ti devi spostare e uscire di casa il rischio di essere coinvolti è alto. Ho molta paura, in Italia c’è poca informazione su quello che accadendo in Colombia e non capisco perché”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 08-05-2021 alle 17:35 sul giornale del 10 maggio 2021 - 393 letture

In questo articolo si parla di cultura, visso, angelo ubaldi, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/b2jj





logoEV
logoEV