Il camerte Tonnarelli tra Asia e Italia: "In Thailandia contagi sempre contenuti, erano pronti a gestire la pandemia"

7' di lettura 13/05/2021 - Si trovava a Bangkok, dove vive stabilmente alternandosi con l’Italia per metà periodo dell’anno, il camerte Angelo Tonnarelli insieme alla sua signora Pensri Suksai, quando è scoppiata la pandemia da Covid-19.

Esperienza che ha vissuto in entrambe le realtà, prima thailandese e poi italiana, visto che era prossimo al rientro. Thailandia che è stato uno dei paesi meno colpiti fra i paesi della zona del sud-est asiatico e che è stata una delle nazioni ad intervenire in maniera netta con le stesse misure e precauzioni adottate in Cina, stato da cui proviene il 30% della propria popolazione e con cui i rapporti economici e culturali sono strettissimi. Bsti pensare che prima del Covid-19 entravano ed uscivano dal paese circa 9000 cinesi al giorno.

Oltre al lockdown ed ai dispositivi di protezione, anche in Thailandia è stato utilizzato il codice QR per il monitoraggio dei contagi, disposto all’ingresso in tutti i luoghi principali, locali, centri commerciali, stazioni di tutti i mezzi di spostamento e scuole. Sistema che oltre a quello sanitario, ben organizzato, ha funzionato, tantoché ad oggi le cifre dei contagi parlano di un totale di 88.907 casi registrati per 59.043 ricoverati e 486 decessi.

Innanzitutto, come mai secondo lei la Thailandia ed altri paesi del sud-est asiatico hanno avuto meno casi di Covid-19, pur essendo paesi turistici?
“Per iniziare va detto che il numero di casi è direttamente proporzionale al numero di tamponi fatti. Se non fai tamponi non hai casi. Va pure detto che in Thailandia la situazione è stata per un anno assolutamente tranquilla. Ospedali vuoti e veramente pochi casi. Come fosse possibile questo soprattutto a Bangkok, una città che ha più abitanti dell’intera Lombardia? Probabilmente ha influito positivamente il clima tropicale ed il comportamento della popolazione, il rispetto dei decreti emanati e la responsabilità civile del popolo thailandese. Ha favorito molto la loro cultura: no strette di mano, no abbracci, no baci. Anche prima del Covid-19 nessun thailandese usciva di casa senza mascherina pur avendo un semplice raffreddore o qualche colpo di tosse”.

Ad oggi qual è la situazione nella lotta al Covid in Thailandia, la popolazione con quali tipi di vaccini viene immunizzata?
“Ad oggi il bilancio è molto contenuto su una popolazione di circa 70 milioni di abitanti. Molti pensano che in realtà i numeri siano sottostimati, che molti decessi siano stati classificati causati da polmonite o da altre malattie respiratorie. Obiezione che è stata smentita nel corso di una delle quotidiane conferenze stampa in cui si è mostrato che anzi sono diminuite anche le morti per polmonite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il portavoce ha commentato che evidentemente il timore di aver contratto il Covid-19 ha stimolato i cittadini a curarsi meglio anche per altre patologie respiratorie. La vaccinazione procede piuttosto a rilento, poco più di uno o due milioni di vaccinati. Il vaccino più usato è il cinese Sinovac, ma si usa anche Johnson-Johnson ed Astra Zeneca”.

Lei con la sua famiglia si divide a metà a seconda dei periodi dell’anno, dove si trovava quando è scoppiata la pandemia?
“A marzo del 2020 alle prime notizie dell’epidemia imminente, io sono rientrato in Italia pensando così di mettermi al riparo dal contagio. Una valutazione errata, ma impossibile, sinora, ritornare in Thailandia, se non con molte restrizioni e difficoltà. Quindi non ho informazioni dirette; ho chiesto aiuto ai miei amici che non si sono mossi dalla Thailandia e che ringrazio. Spero che a settembre, con le vaccinazioni, sia tutto più semplice”.

Quando sono stati segnalati i primi casi, che reazione c’è stata?
“In Thailandia negazionisti non ce ne sono, anzi tendono a preoccuparsi troppo, per ogni piccolo malanno. Il coprifuoco è stato religiosamente rispettato (si è sentito di due persone arrestate, erano 2 turisti italiani). Quindi, se il virus è diffuso qui come nel resto del mondo (per saperlo bisognerebbe fare più tamponi) i suoi effetti sono stati veramente pochi. Tutto questo si è tradotto operativamente nella chiusura delle frontiere come primo provvedimento. Mentre intanto ovunque comparivano dispenser di disinfettante per le mani, avvertenze, percorsi obbligati e limitazioni e prima di entrare nei centri commerciali e altre attività veniva misurata la temperatura ad ogni ingresso”.

Per il contenimento immediato, quali misure sono state prese dallo stato thailandese?
“Il governo thailandese ha agito tempestivamente alla prevenzione ed ha usato dei provvedimenti fin da subito molto severi. Chiusura totale al turismo straniero, isolamento immediato in caso di positività, isolamento e quarantena rigorosamente controllati. A distanza di quattro mesi dal primo caso di Covid-19 registrato in Thailandia, che era anche il primo caso fuori dalla Cina, era già possibile parlare di un successo nella lotta al Coronavirus. Un successo di questo tipo ha però radici lontane e non nasce certo dall'improvvisazione. La Thailandia era pronta a gestire l'epidemia e posso testimoniare che non sono mai mancate mascherine e gel disinfettante”.

A livello sanitario com’è organizzato il sistema thailandese e quali sono state le criticità affrontate?
“Il paese mostra solide capacità sanitarie, classificandosi al secondo posto tra tutte le nazioni per gli indicatori relativi all'accesso all'assistenza sanitaria. Rilevante per la sua capacità di identificare e fermare malattie infettive come già accaduto in precedenza con il MERS, la Thailandia dimostra anche un sistema efficace per il monitoraggio e il tracciamento delle infezioni associate all'assistenza sanitaria. Quindi, anche una particolare attenzione nella fornitura dei servizi sanitari agli operatori del settore contagiati affrontando l'emergenza. Molto probabilmente la situazione avrebbe potuto essere gestita con solo queste precauzioni se non si fosse verificato l'unico madornale errore in quella che sarebbe potuta passare alla storia come una gestione perfetta. Il 6 marzo scorso è stato consentito lo svolgimento di un importante evento sportivo al Lumpini Stadium, con la partecipazione di 5000 persone. Il blocco delle frontiere è stato prolungato fino al 30 giugno, così come lo stato di emergenza, ma probabilmente alcune misure verranno abrogate o alleggerite nei prossimi giorni”.

Quali sono state le province (regioni) della Thailandia più colpite dal Covid-19, quelle più turistiche ed esotiche o quelle più interne dell’entroterra?
“Il nord della Thailandia da più di due mesi non ha registrato nuovi casi, la maggior parte dei nuovi casi si registrano ora a Bangkok e a Phuket, per lo più si tratta di persone in quarantena dopo essere rientrati dall'estero. Sono stati organizzati pochissimi voli per far rientrare i circa 8000 thailandesi bloccati in altri paesi, per poter gestire al meglio la permanenza in quarantena, cosa impossibile in caso di un rientro in massa”.

In un paese che vive principalmente di turismo, il danno economico per la Thailandia deve essere stato notevole?
“La vittoria sulla diffusione del Covid-19 ha avuto un prezzo enorme in termini di economia e impoverimento dei cittadini. Un paese in cui il 20% del PIL dipende dal turismo si è privato della sua principale risorsa e gli interventi statali per alleviare tale crisi non sono certamente adeguati. Ci sono già state alcune proteste, ma molto limitate ed è evidente che per i cittadini la situazione sia molto pesante. Io ho già visto molte crisi in questo paese, quella devastante del 1997, poi lo tsunami del 2003, le proteste del 2010 sfociate nell'ennesimo bagno di sangue, la devastante alluvione del 2011 che interessò tutto il nord e il centro della Thailandia. E ogni volta questo paese ha saputo riprendersi con sacrifici inimmaginabili. Sicuramente ce la faremo anche stavolta”.

Cosa l'ha portata a scegliere di vivere in uno dei paesi esotici più gettonati e come ha vissuto le altre situazioni difficili della sua Camerino, colpita 5 anni fa dal un devastante terremoto?
“La Thailandia mi ha subito affascinato, è un paese molto bello, con le sue isole, le spiagge tropicali, le grandi pianure, le montagne del nord, le risaie, i templi, i resti dei monumenti di antiche civiltà. Il carattere della popolazione potrei riassumerlo in due parole: rispetto e tolleranza. Questo rende la convivenza facile e piacevole, anche se non è sempre facile capire come comportarsi, per rispettare usi, costumi e mentalità molto diversi dai nostri. Infine con la mia Camerino c’è un’importante differenza: in Thailandia il terremoto è sconosciuto”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 13-05-2021 alle 16:10 sul giornale del 14 maggio 2021 - 578 letture

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