L'inossidabile centauro camerte Valentini torna in pista per il 2021 a 65 anni: "Punto al podio, di smettere non se ne parla"

7' di lettura 17/05/2021 - Cresciuto fin da piccolo con la passione dei motori nell’officina del papà Giovanni, il centauro camerte Sauro Valentini, oggi 65enne, non solo è in piena attività, ma ha voglia ancora di vincere.

Attualmente è impegnato nel trofeo monomarca Guzzi di velocità moto storiche, che non si è mai fermato nemmeno durante questo lungo periodo di pandemia e nel prossimo weekend torna in pista per la stagione 2021 sul circuito di Varano de Melegari a Parma, ancora in coppia con l’umbro Domenico Valenza.

Valentini è infatti il pilota di punta della concessionaria “Che Moto” di Roma che gli fornisce la moto per il campionato, mentre per il tesseramento è legato al suo Moto Club Camerino. Nella sua lunghissima carriera, Sauro Valentini in 47 anni ha disputato circa 400 gare fra pista e strada (circuito e salita), Valentini ha ottenuto 150 vittorie e circa 300 podi, conquistando in totale 9 titoli italiani fra pista e salita (dove nel 1980 ha conquistato il titolo Europeo) e 8 trofei in pista (tra cui il KTM Duke dove come avversario ha avuto anche un certo Michael Schumacher).

Pilota, meccanico e manager di sé stesso, Sauro è molto stimato e apprezzato anche dagli avversari per il suo spirito sportivo e la grande umanità che lo hanno sempre contraddistinto. Anche nei week end di gara non si risparmia mai e da una mano a livello tecnico anche agli avversari.

Nemmeno il Covid-19 l’ha fermata, ha corso la scorsa stagione e si appresta di nuovo a scendere in pista?
“Fortunatamente sì. Hanno organizzato delle gare in modo particolare, in alcune giornate abbiamo disputato anche due competizioni e quindi siamo riusciti a tirare avanti il campionato”.

Quali misure preventive sono state adottare per la sicurezza anti Covid-19 nei circuiti?
“I protocolli sono quelli in linea con altre manifestazioni sportive, cioè senza pubblico, ingresso solo per gli addetti ai lavori, quindi adottando le altre misure di controlli della temperatura all’ingresso, e l’utilizzo dei gel disinfettanti, della mascherina e mantenendo le distanze. Prima della gara bisogna mandare tutti i moduli richiesti per le persone al seguito in moto tale che gli organizzatori sanno chi è in autodromo”.

Correre senza pubblico che effetto fa?
“La cosa è un po’ deprimente, perché il pubblico, bene o male, fa molta coreografia, soprattutto sulle tribune, soprattutto sulle nostre gare. Non è che tu guardi il pubblico, ma è il pubblico stesso che ti viene a trovare nel paddock, nei box, dove vuole vederti, salutarti, sentire le tue opinioni, chiedere l’autografo, quindi, queste cose qua certamente mancano. Ai fini della gara, una volta chiusa la visiera non cambia nulla”.

A livello di risultati com’e andata la stagione 2020?
“Tutto sommato non è andata male. Con il mio compagno di squadra che non si esprime sul mio stesso livello ci siamo mantenuti sempre nei primi 5 su 30 equipaggi, per cui ci siamo difesi abbastanza bene. Alla fine siamo arrivati quinti, ma se il mio compagno fosse stato un po’ più brillante saremmo potuti arrivare fra i primi tre o nei primi due. Quest’anno speriamo di fare meglio”.

Per il 2021 quali sono i programmi e le tappe?
“Sicuramente gli obiettivi sono quelli di migliorarci e puntare almeno al podio. Iniziamo il prossimo weekend a Varano de Melegari (Parma) e faremo subito una gara doppia, in quanto quella di Adria (Rovigo) in programma come terza prova è in dubbio e per sicurezza ne facciamo due subito, poi si va a Vallelunga (Roma), quindi a Magione (Perugia) ed infine a Misano (Rimini)”.

A quanto pare non è ancora arrivato il momento di appendere il casco al chiodo?
“Per adesso non se ne parla assolutamente, anche perché poi sono ancora abbastanza competitivo. Praticamente sono il pilota di punta della concessionaria Che Moto di Roma che ci fornisce le moto per fare questo trofeo, ci supporta per le iscrizioni, ci da il kit che è tutto quello che ci serve, quindi se le cose vanno così, per adesso non se ne parla di smettere”.

Il suo talento era evidente fin da subito, allora quanto l’ha penalizzata il fatto di vivere a Camerino e non magari nel pesarese a due passi da Misano?
“Diciamo relativamente, però, quando sei nei posti giunti nei momenti giusti, chiaramente tante cose possono cambiare. Io, purtroppo, mi sono arrangiato sempre da solo a fare determinate cose. Forse non ho aspirato o non ho avuto quella prontezza di ambire a livelli più alti per motivi anche di carattere. Però, tuttavia, mi ritengo soddisfatto di aver coltivato comunque la mia passione e ancora lo sto facendo”.

Qual è allora il rimpianto più grande?
“Appunto quello di non essermi tuffato in delle situazioni che magari potevano spingermi molto più in alto. Tutto qua. Adesso, come vedi, fin da piccolo hai i genitori, i parenti e attenzioni e situazioni dietro, che fin da quando fai gare di minimoto ti spingono, spronano o cercano di prepararti il campo per diventare qualcuno. Poi magari sono in pochi quelli che ci riescono. Io questo non ce l’ho avuto perché mi sono arrangiato sempre da solo, magari se avessi avuto qualche persona che mi avesse dato una mano, le cose sarebbero andate diversamente”.

Il ricordo più bello invece della sua carriera?
“Ce ne sarebbero tantissimi. La vittoria dell’Europeo in Salita, la vittoria del trofeo Honda, di quello Ktm. Ognuno ha un ricordo particolare, ma sono stati tutti molto belli”.

Nel Trofeo Ktm c’era anche un certo Michael Shumacher, che effetto fa correre contro un campionissimo di quella caratura?
“Con Schumacher è stato emozionante. Era un bravissimo pilota anche con le moto. Nel nostro trofeo è stato molto competitivo. Soltanto che era sempre molto blindato. Non lo si poteva quasi avvicinare perché il personaggio era quello che era. Certo che fare questo tipo di gare e poi essere esclusivamente isolati per ragioni di privacy o popolarità, non la vedo una gran bella cosa. Però, per il resto, come avversario è stato molto valido”.

E’ ricominciata la stagione del motomondiale, da pilota che ne pensi dei grandi big? Iniziamo da Valentino Rossi, come mai è in difficoltà anche con il suo compagno di squadra?
“Valentino non è che è in difficoltà. Il suo problema, a mio modesto avviso è l’età. Perché lui è molto competitivo, soltanto che, chiaramente, alla sua età la testa gli dice di non fare più delle cose che prima faceva. Per cui è tutto un discorso legato al modo di pensare in certi momenti, altrimenti lui sarebbe ancora molto competitivo. Purtroppo gli altri vanno quel pelino più forte che fa la differenza. Se fossi stato io in Valentino, a parte altre cose che potrebbero legarlo per immagine al mondiale, avrei smesso qualche anno fa quando arrivò secondo al mondiale, perché andare via da molto competitivo, da quasi campione del mondo, sarebbe già stata un’altra cosa che invece farlo ora che è nelle retrovie, anche se sei competitivo. Perché poi tanta gente, tifosi, certe cose non le comprendono e si alimentano delle polemiche inutili e meschine sul suo rendimento e che non servono a nessuno. Io avrei chiuso tre anni fa e mi sarei dedicato completamente al proprio team come sta facendo in parte ed in modo parallelo anche ora”.

Invece per quanto riguarda Marc Marquez, può tornare come prima dopo il grave incidente?
“Su Marquez mi ero espresso fin da subito. Finché non cadi e non ti fai male, magari uno sembra che voglia spaccare il mondo. Quando invece ti succede, anche ai fuoriclasse vengono fuori i propri limiti. Per quest’anno non penso che possa essere competitivo come era prima. Poi vediamo la sua testa cosa ne pensa. Perché quando succedono queste cose è sempre un problema personale. E’ la sua testa che gli deve dire quello che vuoi far e che puoi fare. Quindi bisogna vedere il prossimo anno come tornerà in forma, dipenderà dalla sua testa, però non è detto che possa tornare il Marquez di prima”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 17-05-2021 alle 13:24 sul giornale del 18 maggio 2021 - 837 letture

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