Felicioli pronto a tornare in Serie A con il suo Venezia: "Voglio giocarmi le mie carte nella massima serie"

6' di lettura 09/07/2021 - Ultimi giorni di vacanza per il giovane terzino sinistro del Venezia Gian Filippo Felicioli, mancino, che da lunedì sarà in ritiro pre-campionato con i nero-verdi lagunari di mister Zanetti a San Vito di Cadore, per preparare il ritorno suo e del Venezia in serie A, mentre domenica sarà sottoposto al tampone con tutta la rosa.

Fino a due anni fa proprietà del Milan, aveva girovagato in prestito prima all'Ascoli, poi al Verona, quindi a Perugia, per poi essere ceduto in via definitiva al Venezia, dove quest'anno ha vinto la Serie B. Che le qualità del calciatore sono indiscusse, lo dimostra il fatto che ha vestito anche le maglie delle rispettive nazionali giovanili, dalla Under 15 alla Under 21. Un ragazzo con le idee chiare fin da subito, che aveva il sogno di diventare calciatore e che lo ha realizzato velocemente.

Giusto il tempo di godersi a casa l'ultimo atto dell'Europeo della nazionale dell'altro marchigiano Roberto Mancini, poi di nuovo a sudare per i colori del Venezia e la nuova avventura in serie A. "L'ultima trascorsa è stata una stagione straordinaria - esordisce Felicioli - storica per tutti noi e per la società del Venezia, che da 20 anni mancava dalla Serie A. Sicuramente l'obiettivo ad inizio stagione non era quello, ma solo di migliorare il campionato precedente, magari con l'approdo ai play-off, ma nessuno di noi pensava che poi sarebbe sfociato nella promozione".

Com'è stato giocare con un allenatore giovane, bravo come Paolo Zanetti e che il Venezia ha fatto fatica anche a trattenere?
"L'allenatore è stato l'artefice principale di questa promozione. Ci ha dato dei concetti di gioco che forse a noi mancavano lo scorso anno, come più verticalità nel gioco e meno possesso palla fine a sé stesso ma più improntato ad andare a cercare di far gol. Questo è stato un cambio importante. Poi sono arrivati giocatori forti, che ci hanno dato una mano e tutte queste cose insieme hanno portato alla promozione".

Che tipo di difficoltà avete incontrato a giocare in una stagione contrassegnata dalla pandemia e senza pubblico?
"E' stato un campionato molto strano, anzi due stagioni, perché noi il campionato precedente lo abbiamo finito a metà luglio ed abbiamo avuto solo due settimane per ricaricare le pile prima della nuova stagione. Quest'anno causa Covid-19 e alcuni focolai accaduti in alcune squadre le partite si sono sovrapposte, con settimane dove abbiamo giocato di più, una volta ogni 3 giorni, per cui è stato più difficile poter tenere la giusta condizione fino in fondo ed anche sotto altri punti di vista. Abbiamo lavorato bene a livello fisico e alla fine abbiamo conquistato una promozione in un campionato molto difficile sia per il valore delle squadre che c'erano, ma principalmente per un calendario impegnativo a causa della pandemia".

Per lei è stata anche una rivincita questo ritorno in Serie A, dove aveva debuttato col Milan, di cui è stato giocatore fino appunto ad arrivare al Venezia.
"Sono contento, perché quando sono arrivato al Venezia, venivo da una stagione molto difficile a Perugia nella quale avevo giocato poco, avevo perso un po' di certezze, quindi devo ringraziare il Venezia perché ha creduto in me nonostante quell'annata difficile e questo è stato il giusto premio per entrambi".

Quali sono i prossimi obiettivi, personali e con il Venezia?
"I miei obiettivi futuri sono quelli di restare al Venezia e potermi giocare le mie carte in Serie A. Adesso penso solo a questo. Poi, per il resto, non sono uno che pensa mai a lungo termine, ma solo una stagione alla volta. Speriamo di fare un bel campionato col Venezia, poi quello che succederà nessuno lo può sapere".

Cosa ricorda di quel giorno quando ha debuttato in A con il Milan, sostituendo un tuo vicino di casa come Giacomo Bonaventura?
"E' stata un'emozione straordinaria, non me l'aspettavo. Quando mi hanno chiamato dalla panchina e mi hanno detto che sarei entrato, la sensazione era incontenibile. E' l'episodio che ricordo con più felicità della mia carriera calcistica".

Diventare calciatore professionista è stato sempre un suo obiettivo, un sogno fin da bambino, oppure un traguardo acquisito attraverso il percorso nelle giovanili?
"E' sempre stato il mio obiettivo. Non avuto mai un piano "b" alternativo se fosse andata male. La mia testa è stata sempre concentrata sul giocare a calcio, non ho mai pensato di poter fare altro".

Ha giocato in tutte le nazionali giovanili fino all'Under 21, adesso l'Italia maggiore di Mancini sta per giocarsi il titolo con l'Inghilterra. Come stai vivendo l’Europeo e come vedi la finalissima?
"Ho seguito tutte le partite della Nazionale, che mi entusiasma molto, soprattutto per il modo di giocare, palla a terra con concetti ben stabiliti e si vede che Mancini ha fatto un lavoro straordinario, perché i giocatori forti c'erano già, poi c'è da farli anche giocare bene. Poi Mancini è stato veramente un artista nel mettere insieme una squadra così e farla giocare in quel modo. Veramente è una Nazionale che mi piace moltissimo. Per la finale, in una partita secca può succedere di tutto. A mio avviso nessuno parte da favorito, vedremo cosa succederà".

Negli sport di squadra il gruppo, di cui sempre si parla, è importante e per tutti, ma per quanto riguarda l'Italia, il fatto stesso che nello staff azzurro il ct abbia inserito tanti ex giocatori (come non è stato mai in passato) e per di più suoi compagni di squadra, quanto può aver influito positivamente su questa Nazionale?
"Il gruppo è fondamentale in qualsiasi squadra, categoria ed è alla base di ogni squadra, sia vincente che perdente. Poi, sicuramente, lo staff magari integrato con ex calciatori che hanno vissuto e giocato certe situazioni e partite di un certo livello, sicuramente anche a livello di esperienza danno una grossa mano a giocatori che magari sono alla loro prima esperienza in competizioni del genere. Al di là di tutto è importante che ci sia il gruppo e sia ben unito e compatto, è il fattore principale per raggiungere i risultati".

Quanto Mancini ha tenuto conto e pensato, nel costruire questa squadra partendo tre anni fa, al ricambio generazionale a cui si trovavano di fronte diverse Nazionali?
"Mancini ha fatto un lavoro secondo me straordinario, perché ha dato possibilità a tutti, ha visionato tutti senza escludere nessuno ed è riuscito a creare un gruppo importantissimo oltre all'aspetto tecnico, ma soprattutto all'aspetto dell'affiatamento e dello spogliatoio, poi ha dato quei concetti di gioco che alla nostra nazionale mancavano e in questo momento è la squadra che forse gioca il miglior calcio in Europa".


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 09-07-2021 alle 13:56 sul giornale del 10 luglio 2021 - 650 letture

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