La professoressa Lana in pensione dopo una vita al liceo classico: "Un onore e un piacere lavorare con i ragazzi"

4' di lettura 29/09/2021 - Alla ripresa di ogni anno scolastico ci sono delle novità a livello di alunni, docenti, personale ed in questo periodo di pandemia da Covid-19 anche di regole per la sicurezza che cambiano di volta in volta.

Ai Licei di Camerino, in particolare al Classico, al suono della campanella uno dei cambiamenti più significativi è stato indubbiamente il vuoto lasciato dalla professoressa Maria Antonietta Lana, insegnante di Italiano, Greco e Latino, che è andata in pensione.

La professoressa Lana è stata una pietra miliare nella storia dell'insegnamento locale ed i suoi studenti, così come lei, hanno subito questo distacco, considerato il rapporto che la docente è riuscita sempre a creare con gli alunni, quello simile ad una mamma. Nel suo lungo trascorso professionale, l'ex docente ha vissuto l'evoluzione sociodidattico tecnologica del mondo della scuola e nell'ultimo periodo si è dovuta adattare anche alla didattica a distanza, forse l'ultimo ed inimmaginabile traguardo che un'insegnante avrebbe voluto tagliare. Un'esperienza bella, intensa, emozionante a 360 gradi, che vogliamo rivivere con la stessa professoressa, innamorata dei suoi luoghi, del proprio lavoro, delle sue materie e dei suoi alunni.

Cosa l’ha spinta a diventare una professoressa, tra l’altro di Italiano, Latino e Greco in un liceo Classico?
“Ho frequentato da alunna il Liceo Classico di Camerino e mi sono innamorata dei valori che caratterizzano questo corso di studi: l’apertura intellettuale, l’amore per ciò che è bello e raffinato, le capacità critiche, l’autonomia di pensiero, il metodo di studio che permette di affrontare qualsiasi percorso universitario. Ho amato soprattutto il latino e il greco, perno della mia formazione classica e fin da subito insegnare queste materie è diventato il mio obiettivo”.

La sua prima esperienza nelle Marche è stata a Macerata. Cosa ricorda di quegli anni?
“Ricordo l’entusiasmo e l’emozione con cui ho iniziato il mio primo giorno da docente preoccupata non tanto di sapere ciò che avrei insegnato, ma di saperlo insegnare, di saper stare in aula con carattere ed equilibrio, di riuscire a interessare, coinvolgere e motivare i miei alunni, di trasmettere loro il mio amore per la scuola, lo stesso che mi fece decidere di diventare insegnante”.

Al liceo Classico di Camerino quali sono i ricordi più belli?
“Per me insegnare al classico di Camerino è stato sempre fonte di responsabilità e di orgoglio: essendo nata nell’entroterra marchigiano, precisamente a Visso, ho sempre percepito l’importanza di mantenere alto il nome del liceo classico fondamentale non solo per la città di Camerino, ma anche e soprattutto per i paesi del circondario che altrimenti non potrebbero usufruire di tale indirizzo. I ricordi sono tantissimi e non è facile metterli in ordine e raccontarli tutti, ma sicuramente uno dei ricordi più belli è legato alla passione e al senso di appartenenza che anima studenti e docenti impegnati nella “Notte Nazionale del Liceo Classico” quando si aprono le porte del Liceo alla cittadinanza per proporre iniziative culturali di vario genere che mostrano la vitalità e l’attualità della cultura classica”.

Con il liceo è stata più volte in Grecia, la culla della cultura, gite sicuramente indimenticabili per un insegnante come lei legata a questi posti anche per gli studi e la professione?
“Il viaggio d’istruzione in Grecia è stato ogni volta un’esperienza bella ed entusiasmante, un momento unico in cui gli alunni arrampicandosi tra le rovine dell’oracolo di Delfi o dell’Acropoli hanno la possibilità di abbandonare le immagini dei libri per vedere con i propri occhi ciò che hanno letto e studiato a scuola, di rendere vivo e reale il proprio bagaglio culturale”.

Lei è nota per essere stata un po’ una grande mamma di tutti gli alunni del Classico... molto protettiva e affettiva, ma allo stesso tempo disciplinata e con carattere, le mancheranno i suoi alunni?
“Mi ritengo molto fortunata per aver potuto svolgere l’unico lavoro che avrei voluto fare: l’insegnante. È stato davvero un onore, ma soprattutto un immenso piacere stare con i miei ragazzi, lavorare e condividere del tempo. Ora che questa esperienza è finita, che per la prima volta dopo tanti anni, non ero nell’atrio all’inizio dell’anno scolastico ad accogliere gli studenti, non posso non provare nostalgia per i miei ragazzi che sicuramente mi hanno dato più di quanto hanno ricevuto”.

Come ha vissuto l'ultimo periodo di insegnamento con gli inizi del Covid-19 e cosa pensa della didattica a distanza?
“Sicuramente è stato il periodo più difficile della mia carriera, mi è mancato il contatto umano fondamentale nel mio metodo d’insegnamento perché nessuna tecnologia sarà mai in grado di sostituire le relazioni umane in presenza. La funzione della scuola limitata al solo aspetto didattico è certamente riduttiva; in ogni caso credo che l’emergenza sanitaria abbia reso necessario l’insegnamento da remoto, ma spero che ora per i miei alunni il peggio sia passato e possano godere della funzione sociale e inclusiva della scuola”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 29-09-2021 alle 20:12 sul giornale del 30 settembre 2021 - 1000 letture

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