La chiesa di San Tossano torna a risplendere ad Agolla

3' di lettura 12/11/2021 - Un luogo di culto può anche essere un luogo della memoria, ma anche porto d’approdo per una intera comunità. Così è sempre stata la chiesa di San Tossano, nella piccola frazione di Agolla di Sefro. Qui, secondo gli esperti, è conservata la più antica raffigurazione di San Francesco non solo della provincia di Macerata, ma dell’intera regione Marche.

E qui, sempre secondo le testimonianze del passato, un tempo transitarono tantissimi pellegrini che ne fecero tempio di preghiera dell’arcangelo Michele lungo quella che fu la Via della Spada, una linea dritta attraverso l’Europa e il Mediterraneo che tocca eremi e chiese in Irlanda, Cornovaglia, Mont Sain Michel, l’isola di Simi nell’Egeo e, finalmente, il monte Armageddon della catena del Carmelo tra Haifa e Gerusalemme.

Il Comune di Sefro ha riaperto le porte di questo tempietto di fede dopo laboriosi lavori di recupero e restauro che hanno fatto seguito al terremoto. La storica locale Bruna Buresti in una breve pubblicazione racconta di San Tossano, patrono della frazione di Agolla, come di una figura avvolta ancora nel mistero. “Poco o nulla si sa in merito tanto che, per un periodo, il suo culto venne confuso con quello di San Teodoro, per cui tossano avrebbe rappresentato una storpiatura di quel nome. Ad Agolla è presente un’unica raffigurazione del santo in una tavola raffigurante la Crocifissione custodita nella chiesa parrocchiale. Qui appare ritratto come un uomo di una certa età in ginocchio con abiti sacerdotali, un libro e una palma in mano, simboli questi che rappresenterebbero il martirio. Ma altre citazioni – spiega la Buresti – arrivano da Esanatoglia, dove in una contrada di campagna esisteva una chiesa a lui dedicata, da Monte San Giusto, dove viene venerato come compatrono, da Atri in Abruzzo, dove è raffigurato in un affresco come un uomo vecchio, e da San Severino Marche, dove un detto popolare lo vuole protettore contro la tosse”.

La chiesina di San Tossano oggi domina il piccolo cimitero di Agolla. “Ha l’abside rivolta a nord est e la facciata a sud ovest, testimone della sua vocazione di esaltazione – così la descrive Buresti, che spiega – Un tempo, pur esistendo già la chiesa di San Michele Arcangelo, questo luogo di culto deteneva il ruolo di parrocchiale e vi venivano svolte le principali assemblee cittadine per eleggere il sindaco e il rettore della chiesa ma anche per discutere dell’amministrazione del territorio”.

L’edificio attuale sembrerebbe risalire al XV secolo, tuttavia la chiesa è documentata fin dal 12 gennaio 1300. Al suo interno è conservata una fittissima trama di affreschi di scuola romanica umbra con rare immagini proto francescane. Essi offrono la prima testimonianza “francescana” in una località periferica dell’alto maceratese segnata, pochi anni dopo dalla morte del Poverello di Assisi, dalla presenza del suo primo fedele compagno: Bernardo Quintavalle. “Recentemente – spiega ancora la storica Bruna Buresti – sono state ricollocate all’interno della chiesa due statue di antico valore: una Madonna del Carmelo interamente lignea con capelli veri e un ricco abitato decorato a mano ed un rarissimo esempio di Santa Filomena in cartapesta. Sulla controfacciata a sinistra, accanto alla porta d’ingresso, è raffigurato un San Cristoforo dalle dimensioni monumentali”.

Anche in questo caso un esempio pressoché unico nelle Marche, ripetuto solamente nella Collegiata di Santa Maria a Visso.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-11-2021 alle 12:04 sul giornale del 13 novembre 2021 - 168 letture

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