A 5 anni dalla tragedia di Rigopiano il ricordo di Emanuele e Marco: gli ultimi messaggi e la richiesta di giustizia

5' di lettura 18/01/2022 - Sono passati 5 anni dalla valanga di neve che investì a Rigopiano, in Abruzzo nel comune di Farindola (PE), l'omonimo hotel provocando 29 vittime delle circa 40 persone che vi erano all'interno, in una giornata freddissima, nevosa e segnata da un violento terremoto.

Oggi ricorre quel giorno ed i famigliari delle vittime si sono ritrovati ancora una volta sul luogo per ricordarle. Fra le 6 vittime marchigiane anche l'addetto alla reception dell'hotel Emanuele Bonifazi (31 anni) di Pioraco e Marco Tanda (25 pilota di aereo) di Castelraimondo e che era in vacanza.

La cerimonia di commemorazione è iniziata oggi alle ore 15 a Rigopiano, dove i famigliari si sono ritrovati sul luogo per ricordarli con diversi momenti di raccoglimento e riflessione. “La cerimonia è stata toccante come sempre – dice la mamma Paola Ferretti, mamma di Emanuele, presente con il marito Egidio – perché essere sul posto nell’ora proprio in cui è avvenuta la disgrazia è come sentirsi vicini con i propri cari. Per un tratto di strada abbiamo fatto una fiaccolata, poi ci siamo riuniti al totem d’ingresso dedicato alle vittime, è stato suonato il Silenzio, c’è stato l’alzabandiera seguito dalla deposizione della corona del presidente della Repubblica e noi famigliari abbiamo lasciato i nostri fiori al monumento e siamo andati (con permesso) dentro l’area dove era l’hotel a portare un fiore proprio sui punti dove sappiamo sono stati ritrovati i “nostri angeli” e poi abbiamo liberato in cielo i palloncini bianchi alle 16,49 precise, mentre il coro di Atri cantava “Il Signore delle cime”. E’ stato un momento di preghiera e di raccoglimento sempre molto sentito, che fa male, ma ti fa sentire più vicino alle vittime”.

La situazione di preoccupazione, di allarme e richiesta di soccorsi che è vissuta in quel giorno è comprensibile e dimostrata dal colloquio Whatsapp intercorso tra Emanuele e la mamma e terminato nel primo pomeriggio. Tutto inizia il mattino intorno alle 10,30 con Emanuele che segnala che: “C’è stato un terremoto fortissimo…” (scrive) nel messaggio. La mamma che chiede rassicurazioni, conferma che si è sentita anche nelle Marche, fino a Roma come dalle notizie date dai mass-media, che parlano di un’intensità di magnitudo superiore al 5° grado a 30 km da Ascoli. L’epicentro è a Montereale (L’Aquila) ed è stata “fortissima”, tipo quella del 26 risponde Emanuele.

Emanuele racconta di panico totale, che sono bloccati sotto 2,5 mt di neve e la gente sta impazzendo. Si continua a parlare della situazione che le strade sono bloccate e che a Rigopiano continuano a sentirsi altre scosse. Nel primo pomeriggio la situazione si aggrava. Emanuele avverte che: “E’ tutto bloccato e la neve sui 3 metri abbondanti". La mamma chiede delucidazioni su quando aprono le strade, dall’altra parte non arrivano certezze e siamo intorno alle 14,40. La preoccupazione del genitore aumenta e invita il figlio a fare qualcosa, chiamare soccorsi, le forze dell’ordine.

Le segnalazioni sono state fatte anche per email, a tutti, gli fa eco il figlio mentre la mamma si agita e gli consiglia di restare vicino all’uscita quando finisce il proprio turno. Poi alle 16,49 la tragedia ed il silenzio totale.

E’ una situazione snervante la battaglia legale che stanno portando avanti i famigliari per far luce sulle cause e le responsabilità dei soccorsi ed altri aspetti. La frustrazione è sempre più grande, come si può capire dalle parole della mamma di Emanuele Bonifazi: "Lui era lì per lavoro, come altri suoi colleghi - dice Paola Ferretti - e ad alcuni non gli è stata riconosciuta nemmeno la morte sul lavoro. Noi chiediamo giustizia, se esiste. 29 persone hanno disperatamente chiesto aiuto e nessuno le ha ascoltate. Noi vogliamo che questa legge venga rivista e integrata, ma non per un discorso economico, perché sappiamo benissimo che qualsiasi modifica non sarà retroattiva, ma per il futuro. Purtroppo in Italia di morti sul lavoro ce ne sono troppi. Quindi vogliamo migliorare le cose per chi in seguito si troverà nelle nostre stesse condizioni”.

“Per quanto riguarda il processo noi siamo consapevoli che i periti stanno portando avanti un lavoro immenso – prosegue Paola – e conosciamo benissimo anche l’importanza del lavoro che dovranno presentare, perché sappiamo che sarà determinante per la causa. Quindi, sappiamo i tempi che ci vogliono, però ci auspichiamo che gli ulteriori 90 giorni richiesti per preparare la documentazione siano gli ultimi e finalmente venga depositata questa perizia, perché abbiamo la mannaia della prescrizione che incombe sul procedimento”.

Anche per “Il giardino della memoria” ci sono problemi, soprattutto burocratici e di autorizzazioni. “L’associazione di Orosei (Nuoro) ci ha donato due anni fa una Madonna con 29 pupi e due steli con i nomi incisi sul loro noto marmo - racconta Paola - Abbiamo questi monumenti custoditi in un deposito a Farindola, ma non riusciamo a trovare il permesso per realizzare questo giardino, perché adesso tutti considerano la zona a rischio valanghe e nessuno firma l’autorizzazione. Da parte nostra abbiamo proposto anche di regolamentarlo questo giardino, di renderlo accessibile solo in estate e non in inverno, però è una forma di rispetto per le 29 vittime e per una comunità che si è adoperata per offrirci questi marmi. A tutt’oggi, tante rassicurazioni, tante promesse, ma non si riesce ad uscire da questo circolo vizioso burocratico e nessuno firma l’autorizzazione per sistemarlo”.

(nelle foto sotto Marco Tanda, Emanuele Bonifazi e alcune immagini della cerimonia)


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-01-2022 alle 20:51 sul giornale del 19 gennaio 2022 - 1092 letture

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