A Muccia anche le macerie trovano nuova vita, Resparambia: “L’economia circolare non è un’utopia”

3' di lettura 12/04/2022 - Una delle prime realtà ad occuparsi dell’economia circolare nel settore dell’edilizia è la società Coda di Muccia SRL, operativa presso la frazione del comune di Muccia da cui deriva appunto il nome.

L’azienda, inizialmente denominata Pro.ge.co. e poi diversificatasi con il nuovo marchio “Coda di Muccia”, si occupa da oltre 30 anni dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti provenienti da demolizione.

L’impianto di Coda di Muccia è dotato dei più moderni sistemi di frantumazione, vagliatura e selezionamento dei materiali e consente di ottenere prodotti certificati secondo le norme CE, ideali ad esempio per riempimenti o sottofondi stradali. A spiegarci qualche dettaglio in più in merito è Luca Resparambia, che si occupa della gestione dell’impianto muccese.

Luca Resparambia, da quanto tempo svolgete questa attività?
“Fin dal sisma Marche-Umbria del 1997 siamo stati uno dei pochi centri a cui le imprese e gli artigiani locali si sono rivolti per consegnare le macerie derivanti dalla demolizione dei fabbricati e per ritirare materiale lavorato, da utilizzare come rilevati o sottofondi stradali o nei loro cantieri edili”.

Come è nata e come si è sviluppata l’azienda?
“Il nostro primo impianto – spiega Resparambia - è sorto in località Sfercia di Camerino, poi con il passaggio della nuova superstrada ci siamo dovuti trasferiti nel comune di Muccia, dove siamo attualmente. Da qualche anno abbiamo ottenuto anche la certificazione di qualità sui nostri prodotti”.

Sebbene si parli di inerti, si tratta comunque di rifiuti.
“Districarsi tra le varie normative in vigore è diventato sempre più complesso: i parametri ambientali da rispettare sono molto stringenti, alcuni valori sono eccessivamente stringenti e vanno ben oltre la soglia prudenziale. Anche Arpam e ISPRA, che sono gli organismi che vigilano sulla salute e l’ambiente, stanno spingendo per il loro innalzamento per consentirne un maggiore utilizzo”.

Quali sono le ulteriori problematiche da affrontare?
“Il nostro materiale, a livello prestazionale, non ha nulla da invidiare al materiale di cava, sebbene sia più economico. Purtroppo, raramente nei capitolati di appalto troviamo l’indicazione di utilizzare materiale riciclato, nonostante esso consentirebbe un risparmio economico, oltre che un guadagno sociale e ambientale. Si parla spesso di economia circolare come un’utopia; in realtà l’utilizzo di materiale riciclato è un semplice, ma grande passo per l’ambiente”.

Quali sono le prospettive alla luce anche dei grandi quantitativi di materiale prodotti nel post sisma?
“Collaboriamo da anni con l’Università di Camerino e anche direttamente con studenti universitari (prevalentemente di Chimica, Fisica e Geologia) per valutare ulteriori possibilità di utilizzo del materiale riciclato. Stiamo parlando di materiali da utilizzare nelle costruzioni o nelle pavimentazioni. Ciò necessità di tecnologie molto avanzate, costose, ancora in fase di sviluppo, che non saranno a disposizione nell’immediato. La cosa ideale – conclude Resparambia - sarebbe prevederne un uso più intensivo già nelle infrastrutture in corso di realizzazione nel cratere, così da evitarne lo spostamento per svariati chilometri”.

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Questo è un articolo pubblicato il 12-04-2022 alle 11:52 sul giornale del 13 aprile 2022 - 2141 letture

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