Da Matelica a Bucarest per l'Erasmus, l'esperienza di Maria: "Paese sottovalutato, tutti disponibili a dare una mano a noi studenti"

6' di lettura 13/04/2022 - Per completare il suo percorso formativo superiore, iniziato con il Liceo Scientifico a Camerino, e proseguito con la facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università Politecnica delle Marche, la futura dottoressa Matelicese Maria Erasti ha scelto la Romania per il tirocinio con il progetto Erasmus ed ha scoperto un mondo nuovo.

E’ nell’ospedale principale della suggestiva e affascinante Bucarest, al reparto di Chirurgia generale della Spitatul Clinic de Urgentà, che la giovane matelicese sta compiendo gli ultimi studi, condizionati nell’ultimo anno dalla pandemia. Nella terra di Dracula, con castelli e luoghi caratteristici, insieme agli amici del gruppo Erasmus sta vivendo un’esperienza positiva in un paese spesso sottovalutato.

Come mai ha scelto di andare all’estero in periodo di pandemia?
"Ho scelto di partire per l’Erasmus per molte ragioni - dice Maria Erasti - in primo luogo spronata dai miei due fratelli maggiori, che hanno partecipato a questo progetto con le loro Università durante gli studi. Inoltre, dopo i cinque anni universitari sempre ad Ancona, di cui due in piena pandemia, sempre chiusi in casa, sentivo il bisogno di “uscire” e di fare un’esperienza all’estero, che sapevo non sarebbe più ricapitata. Già l’anno scorso – 2020/21 – avevo presentato la domanda per svolgere l’Erasmus a Santiago de Compostela, ma purtroppo ho dovuto rinunciare per via dello stato pandemico della Galizia. Per questi motivi ho scelto di “rischiare il tutto per tutto” e partire il sesto anno, una rarità per gli studenti di Medicina in corso e che, soprattutto, intendono laurearsi a giugno".

Cosa le ha fatto scegliere la Romania e Bucarest?
"Ho scelto la Romania perché era l’unica meta che mi permetteva di completare quasi tutti gli esami del VI° anno in soli sei mesi, cioè un semestre, condizione necessaria per avere il tempo di scrivere la tesi e terminare il tirocinio una volta tornata in Italia. Così, partendo il 26 settembre, per la fine di marzo potevo rientrare in sede. Tra le varie città rumene disponibili, l’unica che mi attirava era proprio la capitale, Bucarest: primo perché avevo ricevuto feedback positivi dagli studenti Erasmus precedenti, secondo perché, vivendo a Matelica e studiando ad Ancona, non avevo mai vissuto in una metropoli di circa 2 milioni di abitanti".

Qual è stato il primo impatto con la Romania e con Bucarest in generale, come è stata accolta?
"Già appena atterrata la prima impressione sulla città è stata molto positiva: credo che inconsciamente sottovalutassi la bellezza di Bucarest e, in generale, della Romania. All’inizio è stata dura ambientarsi perché, pur essendo la capitale, non tutti parlano l’inglese, e questo poteva rappresentare una barriera importante per la comunicazione con i locali, soprattutto nel quotidiano: al supermercato, alla stazione o nei mezzi pubblici. Comunque le persone sono gentili e la maggior parte è disponibile a dare una mano a noi Erasmus".

Come si trova e come trascorre le giornate al di fuori degli studi?
"La città offre molte opportunità di divertimento, inoltre è piena di parchi stupendi e grandi laghi, che offrono paesaggi suggestivi e che puoi esplorare noleggiando biciclette a poco prezzo. Senza parlare delle famose Terme di Bucarest che, a poco più di 10 euro, offrono un’esperienza unica, tra parco acquatico e zona relax con saune e bagni turchi. Oltre ai vari musei, da non perdere è la visita al Parlamento, l’edificio più pesante al mondo, il secondo più grande per estensione e il terzo in volume… molto suggestivo! Al di fuori dello studio ho quasi sempre frequentato altri Erasmus, sia italiani che stranieri e mi sono trovata in un ambiente fantastico. Nonostante le restrizioni abbiamo creato un bel gruppo coeso, organizzando tanti viaggi sia in Romania che all’estero: Cluj Napoca, Constanta, Brasov, Sibiu, Alba Julia; ma anche Sofia, Budapest, Istanbul!"

In cosa consiste il suo progetto Erasmus+?
"Dal punto di vista “professionale” il progetto mi ha permesso di frequentare lezioni in maniera ibrida - alcune in presenza, altre online – e svolgere i tirocini obbligatori. C’erano diversi professori per ogni materia, tutti direttori di un reparto in ospedali diversi, quindi ho riscontrato molta competenza. Inoltre tutti i giorni, dopo o prima della lezione, si andava a tirocinio mettendo subito in pratica quello che avevamo imparato a lezione, cosa molto utile sia per l’apprendimento - ai fini dell’esame e non – sia per comprendere meglio la materia “sul campo”. E’ stato molto istruttivo e interessante confrontare la diversa organizzazione tra Università italiana e rumena, cosi come tra ospedali".

Quali sono le misure anti Covid da seguire durante gli studi sia in ospedale che all'università?
"La situazione non era delle migliori: alcuni ospedali avevano troppi pazienti Covid da gestire; nonostante ciò ci hanno sempre garantito la possibilità di frequentare il reparto, muniti di FFP2 e di un questionario da compilare, in cui dichiaravamo di non avere sintomi né contatti con positivi. In Università invece ho svolto solo qualche esame, dato che le lezioni in presenza si svolgevano in aule apposite nei vari ospedali".

Com'è la situazione dei contagi in Romania e quali sono le misure adottate per contenerla e combatterla?
"Purtroppo a causa della pandemia dopo le prime settimane di “festa”, locali, bar e ristoranti hanno iniziato a chiudere molto presto la sera, quindi la possibilità di vivere la città e in particolare Lipscani, il centro storico di Bucarest, si è ridotto notevolmente. Da Capodanno la situazione si è stabilizzata e infine a marzo tutto è tornato come prima: l’old town è tornata a festeggiare come nei miei primi giorni di Erasmus".

Da futuro medico, cosa pensa di questa situazione legata al Covid-19?
"Ho sempre avuto fiducia nella scienza e non smetterò mai di farlo. Credo nei vaccini, perché le evidenze scientifiche garantiscono una riduzione dei ricoveri e dei decessi".

Quali sono invece le sue aspirazioni professionali una volta conseguita la laurea e dove pensa di lavorare, in Italia o all'estero?
"Sinceramente sono spaventata da quello che mi aspetta: la scelta della Specialistica con il test a luglio, l’esiguo numero di borse di specializzazione, che purtroppo spesso porta i nuovi medici a svolgere un lavoro che non li soddisfa… Però cerco di rimanere positiva! Per ora le idee sono confuse: Dermatologia, Neurologia, Pediatria, così come Medico di base, data la grande necessità attuale. Vorrei lavorare in Italia: il nostro Sistema Sanitario Nazionale, nonostante qualche difetto, è molto valido e penso che siamo molto fortunati rispetto ad altri Paesi".








Questo è un articolo pubblicato il 13-04-2022 alle 12:25 sul giornale del 14 aprile 2022 - 1313 letture

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