L'oasi di Colfiorito negli scatti del camerte Verdarelli: "Così è nato Storie d'acqua"

5' di lettura 29/04/2022 - E' stato presentato nei giorni scorsi a Camerino, il nuovo volume di immagini del fotografo locale Paolo Verdarelli.

Un lavoro esemplare volto a valorizzare le bellezze e le specie naturalistiche e faunistiche del territorio. S'intitola "Storie d'acqua - La bella natura nella palude di Colfiorito".

Le immagini sono accompagnate da brevi e suggestivi racconti che lasciano respirare profumi e rumori dell'acqua (che è il richiamo del libro) e di quell'area in generale. Un volume di poco più di 100 pagine, originale nel suo genere cormorani, poiane folaghe fagiani, albe e tramonti a fare da sfondo a scorci vegetativi incantevoli e misteriosi, che immortalano movimenti e momenti di singoli e gruppi di animali selvatici. Un viaggio naturalistico nella palude a confine tra due regioni che è parco naturalistico nel cuore verde dell'Italia.

Com'è nata l'idea di un libro fotografico sul parco naturalistico di Colfiorito?
"Da tempo mi sto dedicando, come ricerca fotografica, alla valorizzazione del territorio. L’entroterra umbro-marchigiano offre bellissimi paesaggi che chiedono solo di essere condivisi. Dopo secoli di quasi indifferenza. Diciamo che abbiamo la materia prima, ma solo negli ultimi tempi, anche grazie ai social (che però hanno dei limiti), si dà più spazio alla bellezza dei nostri luoghi. Tra questi c’è sicuramente l’Oasi di Colfiorito, un’area naturalistica di grande interesse. Si trova al confine tra Marche e Umbria. Ho frequentato a lungo l’oasi, in particolare la palude, perché i paesaggi d’acqua hanno sempre esercitato su di me una forte attrazione. Dopo aver accumulato molto materiale fotografico, è venuta naturale l’idea di condividerlo con gli altri. Così è nato Storie d’acqua. Ho scelto la forma libro perché la stampa su carta, più delle nuove tecnologie, assicura lunga vita alla memoria personale, familiare e collettiva. “La fotografia vuole la carta”, si dice comunemente. Sono pienamente d’accordo. La carta resiste all’usura del tempo, mentre un video rischia di scomparire a causa dell’evoluzione tecnologica. Inoltre, il libro mi ha dato la possibilità di aggiungere alcuni testi che arricchiscono la suggestione del racconto fotografico. Perché ho scelto la palude di Colfiorito? Per la bellezza dei suoi paesaggi d’acqua, come ho già detto. Paesaggi mobili, che nelle varie ore del giorno cambiano per l’azione modellatrice della luce. Ma anche, sui tempi lunghi, per il susseguirsi delle stagioni. L’altro fattore di attrazione è la presenza felicemente spiazzante della fauna selvatica, degli uccelli acquatici in particolare (aironi, cormorani, germani reali, folaghe, ecc.). Il libro prova a descrivere questo variopinto mondo selvatico. Che non vive in paradisi lontani, in paesi esotici. Ma, possiamo dire, vive sotto casa, al confine con la nostra vita quotidiana. Le pagine del libro cercano di raccontare soprattutto questo: lo stupore dell’uomo di fronte allo spettacolo della natura. Soprattutto di chi si concede il tempo – quasi un lusso ormai - di fermarsi un attimo per ammirare una cosa bella".

Quanto tempo c'è voluto per realizzare questo particolare e bellissimo lavoro?
"Tanto tempo, anni. È normale, in fotografia si lavora così. Non bisogna avere fretta, la frequentazione del luogo è un ingrediente fondamentale della ricerca fotografica. Non si improvvisa, lo sguardo occasionale non porta a niente. Ci vuole tempo per conoscere un luogo. Non solo per osservarlo ma soprattutto per imparare a osservarlo. All’inizio sembra che non succeda niente. Ma poi, lentamente, le storie che quel lungo racconta cominciano a prendere forma, sempre più chiaramente. Vale per qualsiasi soggetto fotografico quanto sto dicendo, non solo per i luoghi. Bisogna parlare di ciò che si conosce bene".

Nei giorni scorsi è stato presentato a Camerino, quali sono le prossime tappe?
"La prossima tappa sarà Morrovalle, il libro verrà presentato a Palazzo Lazzarini il 7 maggio prossimo, alla presenza dei delegati FIAF, la più importante organizzazione nazionale dei fotoamatori. Poi verrà presentato nuovamente a Camerino, presso il Dipartimento di Botanica, stavolta a beneficio degli studenti universitari. Questa estate verrà presentato presso il Comune di Serravalle del Chienti. E poi, quasi sicuramente, a Gualdo Tadino. Questi sono gli incontri finora previsti, ma ovviamente siamo disponibili anche per altri incontri".

Cosa l'ha avvicinata alla fotografia e che tipo di caratteristiche hanno i suoi scatti? Come si definisce?
"È meglio non definirsi più di tanto, diciamo che c’è un conflitto di interessi. Meglio che lo facciano gli altri. Più facile parlare della fotografia. Che è stata ed è tuttora una grande passione e le passioni, si sa, non si spiegano, si hanno e basta. Sono grato alla fotografia, mi ha dato uno strumento per osservare il mondo. Ti affina lo sguardo, ti regala una chiave per imparare a osservare, selezionare le cose di questo mondo. E ti obbliga sempre a tirare fuori il tuo punto di vista. Questo mi piace della fotografia, in generale. Poi gli interessi cambiano nel tempo, non mi sono dedicato sempre al paesaggio, ho frequentato altri generi. Con un approccio stilistico ricorrente: nelle mie fotografie, sempre che le sappia leggere, emerge un chiaro interesse per la composizione, per l’essenzialità in particolare. A volte sono talmente essenziali che sembrano fatte di niente. Però è così: mi è più facile esprimermi sfrondando, eliminando i fronzoli, piuttosto che arricchendo le immagini di dettagli. “Less is more”, recita un vecchio adagio. Meno è meglio. Da sempre mi ispiro a questa filosofia minimalista".








Questo è un articolo pubblicato il 29-04-2022 alle 13:24 sul giornale del 30 aprile 2022 - 764 letture

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