La pizzeria Elen di Castelraimondo chiude i battenti dopo 40 anni: "Abbiamo servito 3 generazioni, la decisione è stata molto sofferta"

12' di lettura 03/08/2022 - Quella che poteva considerarsi una pizzeria più che artigianale, in quanto tutto veniva realizzato in casa con prodotti locali e non solo per quanto riguardava la cucina, non riaprirà più.

E' la storia quarantennale della pizzeria e poi ristorante Elen di Castelraimondo, che ha servito tre generazioni di clientela e forse più, provenienti dalla zona, ma anche da fuori. Non solo lo staff composto dalla famiglia Pediconi, Taddei e Sorci era locale, ma anche gli ingredienti del proprio lavoro, le proposte offerte per pizza e piatti frutto della fantasia di Fulvio e della cuoca Oriana, ma anche la realizzazione dei propri forni a legna, costruiti con materiali rurali e assemblati con l'ingegno, la maestria e l'esperienza di Fulvio (di estrazione geometra).

Una scelta di vita che ha coinvolto tutti ed è partita dall'esperienza formativa come cameriere di Fulvio, che decise di mettersi in proprio nelle ristorazione coinvolgendo e convincendo i suoi più cari e stretti famigliari in quella che è stata una meravigliosa avventura durata 40 anni. Il nuovo locale dove ha lavorato per più di 30 di questi, ha chiuso lo scorso 31 dicembre per lavori di ristrutturazione, ma dopo un periodo di riflessione, lungo e difficile, è stata presa la decisione a malincuore di chiudere definitivamente i battenti e cessare la propria attività, anche in seguito alle lungaggini e tempi burocratici.

Pertanto la zona perde uno dei suoi locali di riferimento e di eccellenza. La storia della pizzeria-ristorante Elen ha molto da raccontare, anche di aneddoti particolari e di momenti altrettanto sorprendenti, che confermano in tutti i sensi la passione, il coraggio, l'impegno ed il successo ottenuto, da una famiglia che ha saputo farsi apprezzare anche per la bontà e lo spirito di accoglienza, oltre alla qualità dell'offerta, pizze e non solo. Ripercorriamo i momenti più significativi con i titolari Fulvio e la moglie Elena. "Il forno della prima pizzeria che si chiamava Osteria del Borgo - dice la signora Elena Taddei - lo abbiamo fatto, noi, mio marito Fulvio, che andava a trovare le pianelle in campagna e io che le pulivo a casa con spazzola e acido. Poi è stato montato, fuori era tutto in pianelle, come si può vedere anche nelle foto. Anche quello della nuova sede di via Tagliamento, dove ci siamo poi spostati, lo hanno realizzato Fulvio ed il cognato Silvano".

"Ci vuole solo manualità e ragionarci un po' - aggiunge il marito Fulvio Pediconi - tutti dicono che è difficile, ma non è così: se una volta fatta la sagoma a centimetro con il legno, poi con la faesite a spicchi triangolari con un palo in mezzo costruisci la sagoma come la vuoi tu, scegli l'altezza, quindi chiudi gli spazi vuoti ed è fatta la cupola. Una volta impiantata la platea (il pavimento), metti su la sagoma e da fuori i mattoni li devi solo appoggiare".

La strada seguita era quella della realizzazione dell'arco romano. Per cui ecco che Fulvio, di indole disposto ad aiutare tutti, tali consigli e contributi materiali li ha dispensati anche per altri amici sia a casa che per lo stesso lavoro (come nel caso della pizzeria di un nobile di una frazione di un comune vicino). Ma la lunga storia della pizzeria-ristorante Elen è iniziata così, con una disavventura. "La pizzeria Elen è stata avviata nella primavera del 1982 in via XX Settembre, dove venne inaugurata il giorno 12 giugno, dopo i lavori effettuati per adattare il locale all'attività, compreso il forno a legna fatto a mano - dice Fulvio Pediconi - poi, dopo 7 anni e mezzo circa, essendo la domanda superiore alla richiesta (il locale era piccolo, avevamo 44 sedie), ci è stata offerta la possibilità di aiutare un amico che aveva realizzato uno stabile in via Tagliamento mai terminato per mancanza di fondi per difficoltà nella vendita, gli abbiamo dato una mano e lui l'ha data a noi. Ci siamo trasferiti in questo nuovo locale, con un arredamento moderno e diverso dal primo più in stile rurale. L'inaugurazione è stata fatta il 23 dicembre 1989 ed è stato un giorno bellissimo, proprio come ce l'aspettavamo. Il giorno 26 dicembre, invece, abbiamo iniziato il secondo tempo della nostra avventura ed è stato il primo giorno di lavoro, ma non è andato come avevamo previsto, questo perché non ci siamo resi conto del cambiamento e di una clientela già numerosa per i 7 anni ed oltre precedenti, sotto le festività natalizie ci siamo trovati con moltissima gente che non siamo riusciti ad accontentare. Per questo è stato il giorno più brutto di lavoro, vedere un mare di gente che non abbiamo potuto servire. Il locale aveva 220 posti, ma nonostante tutto quella sera non riuscivamo proprio, era una cosa eccezionale. Anche perché in un primo momento uno non ha preso bene le misure con gli ordini, al servizio. Se questo fosse accaduto in un sabato successivo, come è accaduto con la festa della donna (dove la richiesta è stata molto alta), siamo riusciti a gestire moltissime persone, ma quella volta è stato impossibile e questo ci è dispiaciuto molto. Una cosa del genere non l'avevo mai vista. Quella sera forse abbiamo perso qualche nostro vecchio cliente".

"Dalle 19,15 di quel giorno - aggiunge la moglie Elena - il locale era già pieno e la fila della gente da davanti al bancone correva giù lungo le scale e poi ammassati anche fuori del locale che volevano mangiare. Ricordo 25 persone di Treia che erano in fila davanti al bancone e non sono riuscite a mangiare. La gente entrava e poi usciva. I clienti che ci dicevano... che fate? Non ci fate mangiare! Avevamo una stanza con un po' di posti, ci siamo guardati, ma… mai l'avessimo fatto, c'è stata molta confusione ed ha aumentato i problemi. Non era problema di carenza di prodotti o personale, ma solo di tempistica nell'organizzazione. Poi abbiamo preso le misura in pochi giorni. Quel giorno è stato un errore nostro, perché con l'esperienza acquisita dovevamo aprire 10 giorni prima. Il nostro peggior giorno di lavoro, vedere tante persone da non riuscire a servire".

Quali altri ricordi particolari di questa lunga attività?
"Noi tutte le volte che abbiamo fatto il cenone di capodanno - racconta Fulvio - abbiamo finito di servire il cenone, sempre ‪10 - 15‬ minuti prima della mezzanotte, panettone e spumante in tutti i tavoli. Da noi mai è successo che i clienti hanno continuato a mangiare dopo mezzanotte". "Frutto poi dell'esperienza - aggiunge la moglie Elena - ma noi questo lavoro lo abbiamo fatto con passione, dedicando tutti noi stessi a questa attività".

Com’è nata l'idea di mettersi insieme e iniziare l'attività da ristoratori?
"Io avevo lavorato stagionalmente in estate a Rimini quando studiavo geometri a Camerino - dice Fulvio - nell'estate del 1969 un mio amico che aveva trovato lavoro in una pizzeria a Bellaria, mi telefonò sapendo che davo una mano alla pizzeria di mia sorella a Camerino, La Saporita, aiutavo al banco non avevo dimestichezza col forno a legna, avevo imparato qualcosa sui tempi di cottura e poco altro. Dovevo andare a fare l'aiutante pizzaiolo a un certo Gino di Taranto (ex pugile, medio massimo). Il primo anno imparai a lavorare col forno a legna, poi la pizza. Ci andai anche l'anno successivo, poi fatto il militare mi sono spostato in una pizzeria a Rimini per 3 anni, gestita dalla famiglia Mazzocchi (splendide persone con cui ancora sono in contatto), ed ho fatto il pizzaiolo. Poi sono andato in Africa a fare il geometra. Quando sono tornato ho fatto il capocantiere per 2 anni, ma i mezzi, i metodi, la burocrazia non mi piacevano ed ho capito che non era il mio mondo. A quel punto ho deciso di aprire la pizzeria".

Come vi siete organizzati?
“In Romagna ho imparato che al forno e alla cassa ci devono stare i titolari – dice Fulvio - io mi sono sposato il 20 settembre dell'81, l'anno successivo ho aperto la pizzeria con mia moglie”. "Bisogna aggiungere che Fulvio - aggiunge la moglie Elena - è stato il primo pizzaiolo che ha utilizzato il forno a legna nella zona, la pizzeria Lucien ha iniziato con lui. Quando mi propose di aprire una pizzeria io al momento ho avuto un po' di timore perché non ero del settore. Poi dopo circa 3 mesi che abbiamo aperto sono subentrata io e mia sorella Oriana, che si è dedicata ed è stata la colonna portante della cucina. Molto brava, appassionata e fantasiosa, gli piaceva trovare cose nuove, era creativa e molto esigente sui prodotti da usare, mentre Silvano (suo marito ha imparato a fare la pizza. Così tutti lavoravamo insideme ed abbiamo creato un gruppo molto affiatato." "Luciano Ridolfi - riprende Fulvio - che era il titolare e io il pizzaiolo, mi chiamò quando ero ancora in Africa, e la pizzeria "Lucien" è stata aperta l'11 luglio del 1978".

Allora è stata la volta di ascoltare la cuoca Oriana Taddei, la deus machina della cucina.
"La cucina è stata sempre la mia passione, fin da piccola - dice Oriana - e quando c'è stata questa opportunità mi ci sono dedicata con anima e corpo. Non ho fatto nessuna scuola, ma da sempre sono interessata a questo settore e mi documento ancora. Soprattutto, però, mi sono affidata alla fantasia proponendo gusti e nuovi sapori secondo il mio intuito. La cosa ha funzionato ed avevo molte richieste anche per i miei piatti personalizzati. Sulla cucina tradizionale non ho mai avuto problemi, ma ho utilizzato sempre prodotti di nostra produzione, coltivazione e ingredienti di prima qualità. Tutto selezionato. Mi piace fare le cose e farle bene. Devo dire che già mi manca molto la cucina del locale. A casa continuo a divertirmi, ma farlo per gli altri è un'altra cosa e da grossa soddisfazione. Il lavoro in cucina non mi ha mai pesato, perché l'ho fatto con passione ed entusiasmo. Per me quella di chiudere è stata una decisione molto sofferta, anche se il nostro percorso lo abbiamo fatto e con tante soddisfazioni".

Com'è cambiata la ristorazione negli ultimi anni?
"Tantissimo. La domanda è diminuita. l'offerta con le centinaia di agriturismi ed altre strutture di ristorazione è aumentata a dismisura. Per noi all'inizio, per i primi 5 o 6 anni, forse il lavoro era anche troppo. Dopo negli ultimi anni, abbiamo resistito proprio perché il locale era il nostro, la conduzione uguale e durante la settimana non avevamo spese di personale, per cui siamo potuti andare avanti, altrimenti con il modello vecchio e i costi di gestione è difficile resistere oggi. Questo anche perché una volta si stava aperto fino oltre la mezzanotte, anche molto oltre e la gente veniva spesso, c'era chi con gli amici venivano tutte le sere sul tardi a mangiare la pizza. Oggi non è più così, alle ore 23, massimo è tutto chiuso. Poi sono subentrate altre abitudini che hanno diversificato la ristorazione, anche i pub stanno cambiando, si stanno adeguando. Ora vanno gli aperitivi, gli apericena ed altro".

Prima il sisma e poi il Covid-19 hanno influito sulla vostra decisione di chiudere?
“Forse ci hanno aiutato, perché smettere di punto in bianco dalla sera alla mattina sarebbe stato molto più traumatico - conclude Fulvio - mentre questi periodi alternati ci hanno aiutato. Ultimamente abbiamo visto che l'utile non c'era più, il lavoro era diminuito tantissimo, la nostra strada l'avevamo fatta, la burocrazia, i tempi e gli investimenti per ripartire erano impegnativi, allora abbiamo deciso di smettere. Abbiamo servito 3 generazioni. Alla fine abbiamo chiuso anche perché siamo tutti pensionati”.

Qual è stato il segreto del successo del vostro locale e le pizze più richieste?
“Noi abbiamo usato sempre e solo prodotti di prima qualità e di questo ne andiamo fieri - dice Elena - fra le pizze la fornarina, che facevamo solo noi. Era una pizza doppia, che molti scambiavano per focaccia, invece era una pizza chiusa, fatta con un impasto privo di grassi e non si anneriva come da altre parti. Nel nostro orto piantavamo tutte verdure e facevamo una frittura estiva che i nostri clienti ancora ce lo ricordano per strada, poi facevamo l'antipasto estivo con varie tipicità di verdure sempre coltivate da noi. La salvia (doppia foglia) ripiena fritta con dentro ricotta e tonno era un'altra particolarità, poi tiramisù, la carbonara era un piatto molto richiesto, i tagliolini con l'ortica che coglievamo noi, impastavamo uova e ortica, poi veniva condita con tartufo, prosciutto cotto e ricotta romana sopra. Queste cose erano tutto merito di Oriana. Poi la pasta fatta a mano. Da noi venivamo molti bambini, per feste, con le famiglie”.








Questo è un articolo pubblicato il 03-08-2022 alle 15:36 sul giornale del 04 agosto 2022 - 9687 letture

In questo articolo si parla di attualità, castelraimondo, angelo ubaldi, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/djg5





logoEV