Il ciclista camerte Pellizzari sogna il Tour de France: "La salita è il mio terreno preferito"

5' di lettura 04/08/2022 - E' iniziato il conto alla rovescia, in attesa del debutto in una corsa importante con i big del ciclismo mondiale, per il talento precoce camerte Giulio Pellizzari (18 anni), che ora si sta godendo qualche giorno di vacanza nella città ducale, dove torna spesso dai suoi.

Quest'anno è stato ospite all'ultima Gran Fondo dei Varano ed insignito del premio "Il Camerte dell'anno 2021". In forza alla Bardiani CSF Faizane, nella squadra "Professional", Pellizzari per il salto anticipato ha scelto la strada breve, quella dei vari sloveni Pogacar e Roglic, fenomeni con i quali condivide la residenza in Slovenia.

Quando hai iniziato a correre in bici?
“Ho iniziato a correre a 7 anni - dice Giulio Pellizzari - quando insieme a mio fratello (giocavamo entrambi a calcio), lui ha smesso perché non gli piaceva molto, invece a me sì. Però quando lui ha lasciato il calcio l’ho fatto anche io, per seguire le sue orme in quanto aveva iniziato ad andare in bici, perché nostro papà era un grande appassionato di ciclismo ed è lui che ci ha avviato a questo sport. Poi, da quel momento non ho più lasciato, mentre mio fratello si è perso per strada… ha smesso da tre anni ed ora segue a me”.

Questa tua ascesa così veloce a cosa è dovuta, oltre alla passione, centra anche il fisico?
“Sì, diciamo che da piccolo ero un po’ prematuro rispetto ai compagni ed essendo nato a fine anno ho sofferto un po’ l’età. Piano piano, crescendo, sono arrivato a livello fisico dei miei compagni e sono emerse le mie qualità in salita”.

Cosa significa per un giovane, bruciare le tappe come stai facendo tu?
“Io ho sempre pensato che andavo in bici per divertirmi. Alla fine in gara mi staccavo, non andavo forte ed ero uno degli ultimi, però mi divertivo, mi piaceva allenarmi, quindi ho sempre continuato. Quando sono arrivati i risultati ho continuato a lavorare ed a prepararmi sempre con maggiore dedizione e concentrazione”.

Chi è stato il primo ad accorgersi delle tue qualità?
“Quando sono andato a Matelica avevo 9, 10 anni, il mio direttore sportivo Giovanni Bartocci mi portava sempre in salita perché vedeva che andavo forte e probabilmente è stato lui che si è accorto che andavo bene”.

Vai forte in salita, ma come caratteristiche il tuo fisico è più da passista, anche se oggi ne vediamo molti di corridori con queste caratteristiche andar forte ovunque, in ultimo il danese Vingegaard vincitore del tour, ma anche il tuo idolo Chris Froome, Dumoulin ed altri?
“Sì. Prima la soffrivo la pianura, adesso sono migliorato molto a cronometro, ma la salita è il mio terreno preferito. Possiamo dire che sono anche un buon passista”.

Per anticipare il tuo percorso agonistico sei passato professionista con una scelta che ti ha portato ad avere la residenza all’estero, in Slovenia. E’ stata una scelta sofferta?
“Questa era l’unica cosa che potevo fare per passare professionista. In Italia c’è la regola che dopo la Juniores devi fare due anni da Under 23 prima del salto di categoria. Io ho avuto l’opportunità di farlo subito con una squadra che mi sta facendo crescere con calma senza l’obbligo di cercare il risultato, quindi ci ho pensato un po’, poi alla fine è stata una decisione scontata”.

Cosa significa fare il professionista, quali sacrifici richiede?
“Bisogna fare la vita da professionista, andare a letto presto, mangiare bene, allenarsi, lavorare tanto. A 20 anni è dura, però sono consapevole che se lavoro come devo i risultati arriveranno e la soddisfazione è magari più grande di una serata con gli amici che finisce lì”.

Qual è il tuo grande sogno?
“E’ quello di vincere il Tour de France, la corsa più importante al mondo, quindi più di quello non c’è altro”.

I risultati dei giovani atleti sloveni di anticipare il salto di categoria stanno dando i loro frutti con i vari Pogacar e Roglic su tutti?
“Sono andato su una terra di campioni, visti questi due, sperando di seguire le loro orme”.

Sei cresciuto con il tuo mito Chris Froome, ora invece dei nuovi campioni chi ti piace?
“Sicuramente Pogacar è quello che mi attrae di più perché è sempre sorridente, semplice, una persona sempre con i piedi per terra, che però fa divertire ed emozionare la gente che lo guarda”.

Infine, essendo camerte le strade delle nostre zone le conosci bene, visto che ti ci alleni quando stai a casa. Un giudizio sul percorso della Gran Fondo che quest’anno hai vissuto come ospite e da esterno, ma anche pedalato per una parte?
“Sicuramente i paesaggi che ci sono qua è difficile trovarli altrove, quindi è sempre bello per me e per chi partecipa alla gara venire in queste zone. Mi sono accodato negli ultimi 10 km ai primi ed ho notato che il livello è comunque alto e mi hanno detto che sono andati forte. Spero che torneranno sempre più numerosi perché è una bella gara e Sandro Santacchi e Francesco Jajani ce la mettono tutta per organizzarla al meglio”.








Questo è un articolo pubblicato il 04-08-2022 alle 19:35 sul giornale del 05 agosto 2022 - 549 letture

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