Il coach settempedano Giuliani confermato all'Olympiacos Pireo: "In Grecia per vincere, sarà uno dei campionati più competitivi degli ultimi anni"

6' di lettura 11/08/2022 - Ultimi giorni di relax nella sua San Severino per coach Alberto Giuliani, che a fine mese partirà per la sua nuova avventura in Grecia, alla guida dell'Olympiacos Pireo, dove era approdato a metà stagione passata, ma stavolta sarà diverso perché inizierà da subito a costruire una squadra competitiva per i massimi livelli.

Un Giuliani che è sempre alla ricerca di nuovi e ambiziosi stimoli, ma anche di sfide avvincenti che lo hanno portato a raccogliere grandi risultati in Italia e all'estero, sia con squadre di club (con cui ha vinto campionati e coppe) che con le nazionali, dove ha costruito una Slovenia da primati in Europa. Spesso impegnato su due fronti appunto, tra nazionali e club, dalla stagione scorsa si è concentrato solo sull'Olympiacos (la squadra più titolata di Grecia nel volley), con il quale la sfida più entusiasmante comincia quest'anno con il prossimo campionato. Ciò gli permetterà di avere più tempo e godersi, come sta facendo ora, la nuova attività di ristorazione avviata dalla sua signora Silvia in piazza a San Severino Marche, dove lo abbiamo incontrato.

Come mai ha scelto la Grecia e la guida dell'Olympiacos Pireo?
"A metà stagione è arrivata una chiamata lo scorso anno ed ho accettato volentieri. Non mi piace stare fermo a lungo, per cui mi sono trovato molto bene ed ho deciso di rinnovare l'impegno per quest'anno ed anche per il prossimo. L'Olympiacos è una delle polisportive più prestigiose al mondo".

Che livello ha trovato al suo arrivo in Grecia e qual è l'obiettivo per la prossima stagione dell'Olympiacos?
"Ho riscontrato un buon livello e come in tuti i campionati ci sono 4, 5 squadre che lottano per vincere e le altre che sono di un livello leggermente inferiore. Forse il campionato prossimo sarà uno di quelli più competitivi dell'ultimo decennio in Grecia e mi piace pensare che questo avverrà anche grazie a me che ho stimolato tutto l'ambiente ed in particolare i nostri rivali dirimpettai del Panathinaykos a costruire squadre molto attrezzate. Il nostro obiettivo è quello di vincere più partite possibile e di fare i conti alla fine".

Perché tanti bravi allenatori italiani, tra cui lei, che sono dei maestri di volley, allenano all'estero e non in Italia, sia a livello maschile che femminile?
"Perché credo che allenatori che hanno avuto un certo trascorso e una certa esperienza vadano a ricercare sempre squadre per provare a vincere. In Italia ci sono 3, 4 squadre che possono vincere, non ce ne sono molte, quindi credo che sia un po' questa la ragione. Poi perché ci sono tanti allenatori e i numeri delle squadre sono limitate. Quindi ci sta in un panorama europeo comunque molto competitivo. Credo che adesso anche la mentalità si stia aprendo e si valutano le offerte all'estero in maniera paritaria rispetto all'Italia. Per quello che mi riguarda, cerco sempre di trovare club che ambiscano a vincere".

L'arrivo di tanti giovani stranieri, soprattutto da Cuba, Francia, ma anche Brasile e Turchia, significa che il Campionato Italiano attira, ma non crede che tolgano spazio ai giovani azzurri, che hanno delle grandi potenzialità?
"Ci sono dei regolamenti che secondo me sono giusti, che devono limare un po' la necessità di far giocare gli atleti italiani che lo meritano, ma anche regolamentare i costi, quindi credo che questo mix tra italiani e stranieri sia un buon mix, visti anche i risultati che le nostre squadre stanno ottenendo nelle coppe. Credo veramente e fermamente che in Italia ci siano grandi talenti e tanti ragazzi che possono ambire a giocare al primo livello, ma credo allo stesso tempo che regalarglielo sia sbagliato, se lo devono guadagnare con il sudore, il sacrificio e con la competizione con gli stranieri".

Lei ha allenato in diversi paesi sia squadre di club che nazionali, che differenze ha notato a livello tecnico ed anche organizzativo e gestionale rispetto all'Italia?
"La Polonia, ad esempio, a livello organizzativo è una nazione molto preparata. Tutti i club, anche quelli di bassa classifica, hanno un'organizzazione di altissimo livello, poi è chiaro che il budget dà la dimensione del club e anche gli obiettivi, che sono quelli specifici del campionato. Il livello del campionato polacco si può paragonare al nostro. La Turchia è un po' come la Grecia, nel senso che ci sono quelle 4, 5 squadre di altissimo livello ed hanno anche un'organizzazione pari ai loro standard rispetto alle altre. L'organizzazione è buona, parliamo sempre di paesi dove la pallavolo è di casa. Per quanto riguarda le Nazionali, la Slovacchia (che è stata la mia prima esperienza) è stata una cosa che ho voluto per me per fare esperienza internazionale, poi in Slovenia sappiamo tutti com'è andata".

Proprio in riferimento alla Slovenia, facciamo un passo indietro. Ha vinto un Challenge Cup e sfiorato per due volte un titolo Europeo, di cui l'ultima in modo clamoroso e contro l'Italia facendo tremare tutti davanti alla tv. Sembrava ormai fatta per la Slovenia, qualche rammarico e perché è finita in quel modo una partita che sembrava vinta?
"Rammarico per una sconfitta c'è sempre. Però a posteriori si può essere soddisfatti di questo risultato, ma più che per i singoli Europei o di qualche altro risultato come il 4° posto nella Nations League (che non è stato semplice ed era l'anno del Covid-19), credo che la parte più importante del lavoro in questi 4 anni che l'ho allenata, è stata quella di portare la Slovenia stabilmente sempre ai primi posti della classifica, questo è stato il risultato più bello".

Lei, come stanno facendo altri suoi colleghi, ha allenato contemporaneamente sia una squadra di club che una nazionale. Come si riesce a conciliare le due cose?
"Richiede un grosso sacrificio, ma con la passione si riescono a conciliare le due cose. E' chiaro che c'è poco tempo per recuperare. Io dico sempre che i vantaggi riguardano il fatto che quando un rimane concentrato sul da fare ed è sempre pronto a trovare nuove soluzioni, mentre i contro riguarda il poco tempo, io ad esempio nei 5 anni che ho svolto questo doppio incarico non ho avuto un giorno di vacanza. Ad un certo punto ho deciso che era arrivato il momento di riposarsi e quest'anno mi concentrerò solo sul mio club".

Possiamo dire che il campionato italiano valorizza i giovani stranieri e ne rafforza così le nazionali di appartenenza, cosa di cui ne risente poi per la propria nazionale, proprio come avviene nel calcio?
"E' una questione di costi. Un giovane talento straniero costa meno di un pari età italiano. Secondo me, come dicevo prima, il mix ci sta, per dare competitività anche ai nostri giovani e aumentare il livello".

Un pronostico sulla prossima Superlega Italiana, dove quest'anno pare che ci sia qualche pretendente in più rispetto alle solite magnifiche 4, come ad esempio Piacenza?
"Secondo me Piacenza e Perugia sono le squadre da battere. Una arriverà prima e l'altra seconda, poi c'è il resto del campionato con una Lube che è sempre competitiva, così come lo è altrettanto Trento e potranno fare degli scherzi a chiunque nelle gare secche".








Questo è un articolo pubblicato il 11-08-2022 alle 18:47 sul giornale del 12 agosto 2022 - 358 letture

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