Cinghiali, Baldini (LAC): "La caccia non è la soluzione"

cinghiali 5' di lettura 05/09/2022 - Abbiamo letto nei giorni scorsi che il vice-Sindaco ed assessore all'agricoltura del Comune di Matelica, Denis Cingolani, ha scritto al suo omologo alla Regione, Mirco Carloni, per richiedere maggiori interventi e battute di caccia ai cinghiali nel territorio matelicese, a causa dei danni che questi animali producono ai vigneti ed ai girasoli.

Cingolani dovrebbe essere però a conoscenza che nelle Marche dal 2018 è già in vigore un apposito “Piano di Controllo del Cinghiale”, che ha una durata quinquennale, quindi fino al 2023. Questo Piano prevede che la specie cinghiale possa essere cacciata praticamente tutto l'anno ed ovunque, anche nelle aree protette come parchi e riserve naturali delle Marche, dove peraltro sono decenni che si svolgono braccate e caccia di selezione al cinghiale, in barba alle leggi di tutela degli animali. Nel Piano è previsto anche che gli agricoltori possano richiedere direttamente l’intervento sui propri terreni di singoli e/o squadre di cacciatori, qualora i cinghiali mettano a rischio le loro colture in atto, oppure utilizzare nei loro fondi gabbie/trappola per catturare i cinghiali, come pure, se dotati di licenza di caccia, possono in qualsiasi momento sparare ai cinghiali se questi si trovano dentro le loro proprietà.

Ma l'attuale assessore regionale all’agricoltura ed alla caccia Mirco Carloni, anch'egli cacciatore, si è prodigato ancora di più per agevolare la caccia ai cinghiali. Nel 2021 infatti, in piena pandemia e lockdown, quando nessun cittadino poteva uscire di casa, ha introdotto uno specifico "Protocollo" per permettere ai soli cacciatori di spostarsi da un comune ad un altro e perfino da una Regione ad un'altra, per effettuare le battute al cinghiale, con la motivazione che gli animali selvatici, a causa della pandemia e della scarsa presenza di esseri umani in giro, si erano avvicinati ai centri abitati, riappropriandosi di spazi ormai abbandonati da secoli.

Recentemente, con la scusa della Peste Suina Africana, che però nelle Marche non è, per fortuna, ancora arrivata, sempre l'assessore Carloni ha varato il PRIU 2022/2026, Piano Regionale di Interventi Urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della Peste Suina Africana (PSA) nei suini da allevamento e nella specie cinghiale (Sus scrofa). Questo PRIU prevede, fra le altre cose, che si possano fare le braccate al cinghiale anche in primavera ed estate e perfino nelle aree demaniali e protette, mettendo a rischio così anche il turismo escursionistico ed ambientale delle Marche. E potremmo continuare...

La risultante di tutti questi Piani, Controlli, Interventi ecc... nei confronti di questi famigerati cinghiali è che, malgrado questa specie sia stata introdotta negli anni '60 e '70 del secolo scorso dall'Est Europa proprio dai cacciatori, per i loro scopi venatori e quindi sia sempre stata accanitamente cacciata, la sua popolazione nel corso degli anni è andata sempre aumentando in modo esponenziale, come pure la sua diffusione sul territorio nazionale. E’ del tutto evidente, quindi, come la caccia non possa essere la “soluzione” per limitare la popolazione dei cinghiali! Anzi, recenti studi scientifici effettuati dal prof. Andrea Mazzatenta dell'Università di Teramo, ma anche da altri esperti di livello europeo, hanno dimostrato che è proprio la caccia accanita al cinghiale ad aver causato la loro esplosione demografica e la loro diffusione sul territorio.

Questo dipende dal fatto che i branchi dei cinghiali sono composti prevalentemente da femmine e dai loro figli e sono dominati dalla femmina più anziana, chiamata "matriarca", la quale è l'unica ad andare in estro e ad accoppiarsi con i maschi, chiamati "solenghi", appunto perché conducono una vita prevalentemente solitaria. Finché persiste questo "status", le altre femmine più giovani non vanno in calore e quindi non si accoppiano e la popolazione dei cinghiali resta stabile. Quando però si effettuano le braccate, che sono la forma di caccia meno selettiva, i cacciatori uccidono le "matriarche" e la conseguenza è che il branco si disgrega e tutte le altre femmine giovani, che sopravvivono ai pallettoni dei cacciatori, vanno immediatamente in calore, accoppiandosi con i maschi e diventano a loro volta delle "matriarche", formando nuovi branchi di cinghiali.

Questo è il "meccanismo" scoperto dal Prof. Mazzatenta e che, come dimostrato dai numeri, è scatenato direttamente dalla caccia! Quindi richiedere ancora più battute di caccia al cinghiale, come ha fatto l'assessore e vice-Sindaco Cingolani, non farà altro che aumentare il numero dei cinghiali sul territorio e quindi i loro danni. Ciò che dovrebbe richiedere invece Cingolani alla Regione sono maggiori fondi ed investimenti in favore degli agricoltori per recinzioni elettriche adeguate, per dispositivi ottici, acustici ed olfattivi in grado di tenere lontani i cinghiali ed altri animali selvatici dalle colture agricole, ma anche dalle strade. A contenere poi la popolazione dei cinghiali ci penseranno i lupi, che sono il loro predatore naturale e nella loro dieta il cinghiale è difatti al primo posto! Per i danni subìti dagli agricoltori è quindi ingiusto che a pagare siano tutti i cittadini; i risarcimenti dovrebbero essere invece richiesti agli A.T.C. ed ai cacciatori, che sono la “causa”, ed hanno generato il “problema” e che peraltro dalla caccia al cinghiale ci guadagnano pure, grazie alla vendita della loro carne ai ristoranti di cacciagione ed alle macellerie...


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-09-2022 alle 14:16 sul giornale del 06 settembre 2022 - 3783 letture

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