Abiti d'epoca come specializzazione per la sartoria Pam di Camerino

6' di lettura 07/09/2022 - Quando un tuffo nel passato può essere un investimento per il futuro.

E' la scelta fatta dalle sorelle sarte Patrizia e Antonella Menghi che, ispirate dal lavoro iniziato per la rievocazione storica della corsa alla spada e palio di Camerino, hanno fatto della realizzazione di abiti medievali e rinascimentali la loro vera attività, abbandonato totalmente il lavoro incentrato alle riparazioni e legato alla loro merceria, la Pam di Camerino, che proprio da poco ha compiuto i suoi primi anni. L'attività che prima ha iniziato in piazza Neghelli (zona Vallicelle), per poi trasferirsi in piazza San Venanzio, poi si era trasferita al CItypark subito dopo il terremoto ed ora ha trovato stabilità (sempre provvisoria) in spazi angusti al centro commerciale Vallicenter, nei container.

Due sorelle, le Menghi, che la passione per la sartoria ce l'avevano nel sangue, in particolare Patrizia che ha iniziato a lavorare a casa da giovane, ma fin da piccolissima era stata colpita, da bambina, quando faceva da sola i vestiti per le proprie bambole. Ad un certo punto le due sorelle hanno pensato insieme ad un lavoro su misura per loro e vista quindi la passione comune hanno dato via alla sartoria e merceria Pam di Camerino. "La Pam è nata precisamente nell'agosto del 2002, quindi sono 20 anni precisi - dice una delle titolari, Patrizia Menghi - abbiamo iniziato con la vendita di tessuti, mercerie, c'era l'intimo che poi, dopo il terremoto non abbiamo più continuato a tenere per via degli spazi limitati. Quindi ha preso il via piano piano la sartoria, all'inizio un po' per gioco, poi seriamente perché era diventata l'attività prevalente ed ultimamente ci siamo specializzate sulla realizzazione di abiti d'epoca".

Com'è nata l'idea di trasformare la sartoria normale in quella rinascimentale?
"Naturalmente le festività di San Venanzio e la Corsa alla Spada hanno ricoperto un ruolo determinante, poi io sono nata sotto il periodo delle feste di San Venanzio e la rievocazione storia e la festa del Patrono per me è stata sempre importante. Iniziare poi a lavorare per i primi vestiti da popolani già 15, 16 anni fa è stata una bella emozione, poi quando ci siamo trasferiti a San Venanzio per me è stato ancora più significativo. Così ci è piaciuta questa esperienza, è un tipo di sartoria particolare, diversa, che da tante soddisfazioni perché è molto lavorata, molte parti vanno rifinite a mano e oltre al lavoro richiede anche una ricerca storica, che facciamo con gli altri storici di Camerino per aggiornarci, si guardano gli abiti sui dipinti dell'epoca e si cercano le fonti più attendibili possibili per cercare di realizzare abiti più attinenti possibili al periodo dell'evento".

Un po' della vostra creatività però ce la mettete?
"Beh sì, ma anche secondo le esigenze del cliente ed il nostro modo di vedere qualcosa di attinente a quel modello e, bene o male, si crea qualcosa di unica".

Un laboratorio che con gli anni ha visto crescere sempre più il lavoro e che ha conquistato anche altri mercati non solo quello camerte, viste le varie rivocazioni che ci sono in zona, in regione ed anche in quelle limitrofe?
"E' vero, lavoriamo anche per diversi comuni della zona oltre che per la Corsa alla Spada, come ad esempio per Belforte del Chienti, per il Fiastra Fantasy (che ci sarà fra pochi giorni e stiamo già lavorando da giorni), per Visso, ultimamente abbiamo realizzato un abito anche per la rievocazione di Fermo, ma anche per Nocera Umbra (PG) e cerchiamo di coprire in modo capillare il territorio, anche perché di sartorie storiche non ce ne sono molte e per noi il passaparola è la pubblicità più importante, perché se vedono un bell'abito in una rievocazione, chiedono e ci contattano".

Solo con il passaparola promuovete questa vostra nuova e originale attività, considerato che ormai avete abbandonato quasi completamente la sartoria comune di riparazioni?
"Sì abbiamo orami lasciato indietro quasi completamente la sartoria comune, anche perché il tempo e lo spazio sono limitati e ci concentriamo sulle creazioni d'epoca per cercare di farlo nel modo migliore, oltre che della vendita della merceria di settore. Per cui non si può fare tutto. Mentre per la pubblicità la maggior parte , come ho già accennato, è il passaparola, poi anche attraverso la nostra pagina Facebook, ma c'è poco tempo per aggiornarla. Non abbiamo un nostro sito".

In media, quanto tempo richiede confezionare un abito rinascimentale o medievale?
"Un abito medio richiede almeno una settimana di lavoro, perché prima va pensato e costruito su misura per la persona che lo indosserà, po’ va contestualizzato. Ad esempio abbiamo lavorato per il coro di Muccia e che aveva bisogno di abiti non è proprio da nobili, ma nemmeno da popolani, per cui andava realizzato per quella circostanza e comunque in quei periodi gli abiti erano diversi a seconda del ceto sociale e delle situazioni a cui veniva associato. Per cui prima si fa una ricerca, poi individuato il tipo di modello si passa al tessuto ed anche in questo caso ci sono delle difficoltà da superare, perché i tessuti moderni non sono più adatti, poi c'è tutto il resto che riguarda la cucitura e l'assemblaggio".

Quanti siete a portare avanti questo tipo di sartoria?
“Siamo solo io e mia sorella Antonella, ogni tanto, quando il momento è più critico, ci avvaliamo di qualche collaboratrice, però la maggior parte del tempo glielo dedichiamo io e mia sorella Antonella”.

E' stato necessario acquistare nuove apparecchiature per confezionare questi abiti?
“Sicuramente, l'attrezzatura serve perché è fondamentale fare delle applicazioni ornamentali, ma la sartoria principale nell'abito storico è quella manuale, quindi gli ingredienti più indispensabili sono il tempo e la pazienza".

Il terremoto, con i vari traslochi e cambiamenti logistici, poi anche la pandemia, vi hanno creato grossi disagi?
"Il sisma è stato terribile a livello psicologico, mentale, perché non abbiamo più il nostro negozio, non avevamo più niente. Però devo dire che subito i clienti si sono fatti sentire, ci sono stati vicini ed abbiamo lavorato quasi sempre e questo è stato anche un motivo per non abbandonare definitivamente. In questa nuova sede, dopo essere stati al CityPark, siamo entrati un anno dopo il terremoto. C'è stata dunque una buona continuità. Poi, il fermo più brutto, è stato quello del periodo legato alla pandemia, perché in quella situazione era tutto bloccato, anche gli eventi, con questo settore che si era totalmente fermato".

Non solo comunque abiti rinascimentali, ma eventualmente anche creazioni moderne ed a tema per altri eventi, nella produzione delle sorelle Menghi, come è accaduto di recente per una iniziativa che ha avuto per protagoniste le parrucchiere e che si è svolta a Macerata.








Questo è un articolo pubblicato il 07-09-2022 alle 12:43 sul giornale del 08 settembre 2022 - 1464 letture

In questo articolo si parla di attualità, camerino, angelo ubaldi, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/dork





logoEV
logoEV