Il fotografo Di Paolo si racconta e ricorda Camerino: "Addolorato per i danni del sisma"

6' di lettura 20/11/2022 - Era il 9 giugno del 2012 quando s’incontrarono per la prima volta a Camerino, in occasione della mostra fotografica dal titolo “Un CERTO MONDO - nelle fotografie di Paolo di Paolo”, l’allora maresciallo dell’Arma Paolo Gaspari e l’autore della rassegna Paolo Di Paolo artista di origini molisane.

In comune c’è il legame con la Benemerita, il primo dal punto di vista professionale per aver trascorso un’intera carriera nell’Arma, il secondo per avuto un’intensa e lunga collaborazione editoriale con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri attraverso varie pubblicazioni, tra cui il prestigioso Calendario Storico dell’Arma, di cui è stato “art-director” per 40 anni.

Fra i due nacque un’amicizia che si è consolidata nel tempo e che si è rinnovata nei giorni scorsi a Roma a casa del fotografo. La storia di Di Paolo è unica, in quanto la sua formazione scolastica era di tutt’altra estrazione, ha studiato filosofia all’università La Sapienza di Roma ed è stato allievo di Guido De Ruggiero e compagno di studi di Lucio Colletti, per poi diventare uno dei più noti fotografi a livello nazionale.

Con i suoi scatti legati ad eventi e personaggi, fatti, inchieste, Paolo Di Paolo è stato il fotografo più pubblicato su “il Mondo” (l’importante rivista fondata e diretta da Mario Pannunzio, dove ha esordito da dilettante nel 1954 per restarvi fino alla chiusura della testata), ma ha collaborato anche con settimanali come “Il Tempo” e realizzato reportage esclusivi in giro per il mondo (Unione Sovietica, USA, Iran e Giappone). Allacciati rapporti con il mondo del cinema e quello artistico in generale, gli hanno permesso di fotografare molti personaggi famosi, finiti poi su varie testate, tra cui: Anna Magnani, Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Giorgio De Chirico, Raquel Welch, Brigitte Bardot, Luchino Visconti, Oriana Fallaci, Franco Zeffirelli e molti altri nel periodo della “Dolce Vita”, che è stato quello della massima realizzazione del reporter, trasferitosi da ragazzo a Roma da Laurino (CB).

I due si sono incontrati a distanza di 10 anni in un momento di confidenziale familiarità, pochi giorni fa a Roma, nella casa dell’ormai 97enne fotografo, dove quest’ultimo si è raccontato e svelato alcuni aneddoti importanti legati alla propria illustre carriera, poco nota fuori degli ambienti romani di un certo livello. Un artista dell'obiettivo, con un patrimonio di oltre ‪250.000‬ scatti tutti repertati e riportati in auge dalla figlia Silvia. Materiale storico e importante, che poi è stato fatto conoscere anche in giro. Per le sue rassegne è stato recensito anche dal grande fotografo e regista americano Bruce Weber, che iniziava i suoi film con una fotografia e che lo scorso anno ha presentato un documentario-film realizzato proprio sulla storia di Paolo Di Paolo. Una delle prime mostre di Paolo Di Paolo, probabilmente la prima in assoluto, che racchiude gran parte del suo vasto repertorio è stata allestita proprio a Camerino nelle sale comunali di Palazzo Bongiovanni, nel periodo fra maggio e giugno del 2012 e promossa da Comune, Unicam e Curc di Camerino. Prossimamente Di Paolo riceverà anche un riconoscimento a livello artistico da un’importante istituzione romana.

Che legame ha mantenuto con Camerino, dove ha esposto 10 anni fa?
“Oggi mi lega il dolore a Camerino – dice Di Paolo - per il fatto di come è ridotta la città dopo il sisma. Per il resto ci sono tante cose che mi uniscono a quei luoghi. Innanzitutto la cittadinanza, gente garbata, colta, con la quale ho trovato una certa corrispondenza con come sono io. Roma è bellissima, ma non è a dimensione giusta per vivere, come invece lo è Camerino. Io devo sentire la città e quei giorni a Camerino ancora li ricordo per questo. Poi ho ancora degli amici a Camerino, mentre altri non ci sono più”.

Quando e come è nata la passione per la fotografica?
“Da giovani avevamo tutti molta carica esplosiva, poi all’improvviso la guerra ha bloccato tutti e tutto, anche le motivazioni di noi ragazzi. Quando sono venuto a Roma sono piombato subito nel giro delle persone importanti come artistici, scrittori, politici, diplomatici, ma non guadagnavo una lira, facevo la fame, ma c’era tanta energia e voglia di fare e mi dilettavo a fotografare. Un bel giorno vado alla rivista "Il Mondo" stampata in rotocalco, una pubblicazione importante e prestigiosa all’epoca che si occupava di politica, cultura ed economia. E’ qui che sono riuscito a far valere quello che mi piaceva e avrei voluto fare, ma non è stato facile all’inizio”.

Quanto ha influito nella sua carriera il rapporto con il Comando Generale dei Carabinieri?
“Tutto è legato alla lunga collaborazione per il calendario dell'Arma. In un periodo di crisi di questa storica pubblicazione, mi chiamano per vedere come si poteva fare per rilanciarla. Mi mostrarono una delle ultime copie e il mio giudizio fu negativo. Mi risposero che avevano deciso di chiuderlo e o gli dissi che era sbagliato, perché era un riferimento per tutti i carabinieri in Italia, in quanto entrava direttamente in tutte le case e le stazioni, anche quelle più piccole e dove in alcuni casi era difficile farlo arrivare. Il problema delle consegne era grande in quegli anni. Prima di tutto rivedemmo il taglio, l’impostazione e i temi da proporre per il rilancio della pubblicazione. Per consegnarlo mi venne l’idea di utilizzare il metodo con cui mandavo i miei servizi a Milano, cioè il "fuori sacco" , con il sistema dei piccoli corrieri che in piccolo già esistevano. L’idea piacque, il nuovo progetto pure e la rivista continuò a vivere. Ricordo poi che è stato un grande piacere ritrovare il generale Del Sette alla mostra di Camerino”.

Se non fosse stato a Roma ed avesse incontrato personaggi famosi nel periodo della dolce vita, avrebbe fatto comunque il fotografo?
“L’ho capito solo dopo perché ho fatto il fotografo. Mi sono chiesto in seguito cosa avrei fatto. Ho pensato infatti, che non sarei stato di sicuro un filoso, anche dopo gli studi. Però mi sono reso conto solo durante una mostra che la mia passione per la fotografia era il modo migliore di esprimermi e di raccontare e rappresentare le persone, i momenti, le situazioni. Una signora intellettuale in visita all’evento mi disse che una foto era addirittura commovente, io non mi spiegavo il perché, mentre lei aveva le lacrime agli occhi. Per me era una fra le tante altre esposte. Poi un giorno il direttore de Il Mondo mi spiegò gli aspetti che riuscivo acogliere con i miei scatti, le emozioni di quel momento, la personalità del soggetto etc.. . Così iniziai a fotografare i grandi personaggi e fare reportage su di loro, le mie foto su quei servizi, firmati da giornalisti importanti hanno poi avuto un grande successo”.








Questo è un articolo pubblicato il 20-11-2022 alle 15:10 sul giornale del 21 novembre 2022 - 1102 letture

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