Arbitro e studente Unicam, il 20enne Alessandro si divide tra la matematica e il fischietto: "Ci metto tutto me stesso su entrambi i fronti"

4' di lettura 14/12/2022 - E' al terzo anno del corso di laurea in Matematica ad Unicam e al primo da arbitro di calcio, il civitanovese 20enne Alessandro Petroselli, che nel tempo libero dallo studio si allena per andare ad arbitrare nel week-end, a volte anche più partite in due giorni, anche se a livello giovanile.

Ai primi passi anche della carriera da direttore di gara della sezione di Macerata, Petroselli è una figura già imponente in mezzo al campo visto il suo fisico statutario, che è già un bel biglietto per un'eventuale carriera arbitrale. Prima di tutto e vista la giovane età, viene però lo studio, dove anche in questo caso è un ragazzo modello, con la passione per la matematica, una materia non facile, ma che richiede anche velocità nella valutazione, oltre al ragionamento. Ha scelto Unicam e Camerino dopo aver studiato informatica all'istituto tecnico industriale di Fermo.

Cosa ti ha portato a scegliere la matematica e quindi Camerino?
"Perché provenendo da informatica, che ha come basi comunque la matematica, paradossalmente mi è piaciuta più quest'ultima come approccio, rispetto all'informatica, perché ti fa essere più padrone della materia. Nel senso che ti fa sentire più padrone delle conoscenze che hai a qualsiasi livello, perché devi ragionare e dimostrare poi quello che dici e non puoi fidarti di altre persone. Nel senso che anche un matematico famoso, se non mi dimostra quello che dice, ha fatto un ragionamento non valido. Un modo di ragionare che si basa sulla dimostrazione".

Quali prospettive hai davanti dopo aver completato gli studi matematici?
"Sappiamo che la matematica apre a molte strade, sia dal punto di vista teorico che applicativo, in quanto tutto ruota intorno alla matematica, a partire dall'informatica a tutte le scienze in generale, ma anche in molti altri settori del mondo del lavoro".

Come ti trovi a Camerino e come ti organizzi per gli studi e gli spostamenti?
"Mi trovo veramente molto bene, perché c'è una giusta combinazione tra l'offerta formativa e l'ambiente di studio molto famigliare (cosa che magari è difficile trovare altrove) ed il rapporto umano con tutto lo staff Unicam è eccezionale. Quest'anno, faccio soprattutto avanti e dietro, proprio per gestire il discorso dell'arbitraggio, perché è uno sport che va seguito e siccome non devo stare a Camerino tutti i giorni in questo terzo anno, perché seguire le lezioni è concentrato per gran parte in tre giorni, mi riesce meglio allenarmi e aggiornarmi come arbitro".

Com'è nata la passione per l'arbitraggio?
"Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di calcio ed ho seguito non solo le partite di A e Europee in Tv, ma dal vivo anche quelle dilettantistiche e diciamo che la volontà di fare l'arbitro è venuta un po' per caso. Semplicemente per fare compagnia ad un mio amico che voleva fare il direttore di gara e questa figura mi aveva comunque sempre attirato perché deve avere autorità a controllare l'intera partita e questo aspetto mi ha alla fine conquistato".

Una cosa del tutto diversa dalla matematica, in quanto anche oggi con le tecnologie che ci sono è difficile dimostrare un fallo o la sua entità, l'opposto della dimostrazione scientifica che richiede i calcoli e i teoremi?
“In effetti, nel calcio un giocatore si deve fidar della decisione dell'arbitro. Un po' di buon senso ce lo vuole, mentre in matematica il buon senso non esiste. I legami che si possono trovare con la matematica riguardano il regolamento, anche per l'arbitro ci sono delle regole per gestire la partita. Il regolamento è la base su cui uno si deve sempre appoggiare. Quando uno si trova davanti ad una scelta difficile non si può inventare la decisione, deve sempre basarsi sul regolamento, che dopo magari sia difficile è un'altra cosa, ma questo è così anche in matematica, un conto è rimanere sul teorico e un altro andare sull'applicativo”.

Che sensazione provi quando scendi in campo ad arbitrare i bambini?
"E' poco meno di un anno che dirigo gare a livello giovanile, ed è una sensazione particolare, perché in quel caso uno funge anche da educatore e devi insegnare la disciplina del calcio. E' una situazione che devi gestire su tutto il campo e non focalizzare l'attenzione solo dove sta la palla e la tensione emotiva della partita. Uno deve sempre avere in mente che la partita va tenuta in pugno e questo ti aiuta a portare a termine il match con serenità e soddisfazione".

Ti piacerebbe eventualmente un giorno diventare arbitro professionista, oppure resta un capriccio?
"Sicuramente tutto parte da un hobby, sappiamo da dove iniziamo, ma non dove arriviamo. E' chiaro che se faccio una cosa, io l'impegno ce lo metto tutto, non lo faccio con superficialità. Finché posso ci dedicherò tutto me stesso, sia sulla matematica che nell'arbitraggio, perché dopo saranno tutte le condizioni della vita a dire dove uno può arrivare. Comunque non metto limiti".








Questo è un articolo pubblicato il 14-12-2022 alle 12:18 sul giornale del 15 dicembre 2022 - 1694 letture

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