L'ultimo saluto a Vialli affidato al vescovo Napolioni: "Nel Vangelo storie di uomini e donne come Gianluca"

3' di lettura 10/01/2023 - E' stata celebrata ieri dal camerte Antonio Napolioni, dal 2016 vescovo di Cremona, la messa in suffragio dell'attaccante Gianluca Vialli nella chiesa parrocchiale di Cristo Re, gremita in ogni ordine posto, con molta gente che è rimasta addirittura a seguirla da fuori.

Chiesa e parrocchia che il campione nazionale amato da tutti ha frequentato da ragazzino e dove ha mosso i primi passi nel calcio sul campetto di calcio della stessa polisportiva Corona. Quello della Chiesa di Cristo Re a Cremona è stato un momento voluto dalla famiglia dell’ex calciatore e dirigente, al quale hanno partecipato anche il sindaco Galimberti, una rappresentanza della US Cremonese capeggiata dal presidente Giovanni Arvedi.

Se i giovani calciatori della Cremonese erano schierati nelle prime file, quelli della polisportiva Corona con i loro dirigenti erano intorno all’altare. Sono giunti anche tifosi della Sampdoria da Genova. “Cosa si potrebbe dire, cosa c’è da aggiungere ancora alle tante belle cose scritte e ascoltate in questi giorni su Gianluca Vialli – ha esordito nella sua omelia il vescovo Napolioni - è vero invece che tutti abbiamo da aggiungere molto, perché ognuno di noi vive anche negli altri e dalla qualità dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, brilla davvero la bellezza di una persona. Ogni volta che una vita è veramente umana e non è banale è come se fosse una calamita per il Vangelo. Trovo tanto Vangelo nella storia di uomini e donne come Gianluca, un figlio di Dio, un uomo che ha vissuto questa figliolanza con il sorriso sulle labbra sia nello sport, che nella famiglia, nell’amicizia. Un uomo che ha saputo giocare non solo le partite del campionato, ma la partita dell’esistenza. Specie quando la partita si è fatta dura. Nessuno vuole la morte, ma chi la affronta a viso aperto e ci riflette, sceglie di lottare contro il male, mette insieme la bellezza della vita e il possibile frutto che anche la morte può dare. Questa la grande lezione che Gianluca ci ha dato in questo cammino degli ultimi anni e degli ultimi mesi”.

All’ex centravanti di Cremonese, Juve, dell’Italia, del Chelsea (della quale è stato anche allenatore, poi lo fu anche del Watford), nonché dirigente della Nazionale Italiana dell’amico e compagno di squadra alla Samp Roberto Mancini con cui ha vinto l’ultimo Europeo, l'abbraccio ed il saluto di molti sportivi camerti è arrivato proprio attraverso il vescovo Antonio (per i camerti Antonello) Napolioni. Anche perché quella Sampdoria dello scudetto (il suo primo tricolore nel ’90-‘91 e dei gemelli del gol Vialli e Mancini) fece innamorare tutti, non solo i Sampdoriani, ma gli sportivi e gli amanti del bel calcio.

“C’è un modo di finire la partita che riempie il cuore di soddisfazione – ha proseguito il vescovo Napolioni – non solo se sei dalla parte di chi ha vinto, ma se hai giocato bene, lealmente e in cielo si gioca, non tanto alla maniera del campionato (cioè vincitori e perdenti, con classifiche, ma alla maniera dell’oratorio, dove si tirano i calci in porta per ore, ci si scambia di ruolo e non ci si stanca mai. Ascoltare le parole di Gianluca in questi giorni, mi ha fatto scoprire che unità profondo c’è tra questi due verbi , lui maestro di divertimento e di conversione, perché davanti al male ha scelto di trasformarlo in bene e non dargliela vinta, posso darla vinta alla malattia, alla morte, ma non alla disperazione, all’annichilimento, alla tristezza alla chiusura in se stessi, voglio tirarne fuori tuto il frutto possibile per me e per le persone che amo. Credo che Gianluca stia dicendo un gran bel “seguitemi” a tanti ragazzi che fanno sport. Fatelo, non maniacalmente, ma appassionatamente, non solo per i soldi o la carriera ma per la dignità e la bellezza della vostra esistenza”.

(foto di Mario Severini)








Questo è un articolo pubblicato il 10-01-2023 alle 21:36 sul giornale del 11 gennaio 2023 - 2232 letture

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