Un nuovo terremoto e una seconda morte per i paesi del cratere

3' di lettura 06/03/2023 - In molti paesi dell’alto maceratese, nell’ambito dei percorsi di ricostruzione post sisma, si stanno predisponendo i primi progetti per il recupero e la riedificazione dei cimiteri. La questione può apparire di secondaria importanza rispetto alle complesse operazione di ripristino di interi centri abitati, ma non è così.

In molte realtà, infatti, come nel caso del comune di Valfornace, in riferimento al cimitero di Pievebovigliana, il progetto per il suo miglioramento sismico potrebbe comportare la perdita, per sempre, di antiche tombe, con tutto quello che esse rappresentano sotto il profilo storico e per i sentimenti delle persone, ma la questione è ancor più profonda e importante. Il punto dal quale partire è un altro: che cosa rappresentano i cimiteri per piccoli paesi in declino demografico e che stanno definitivamente scomparendo? Qual è il loro valore simbolico?

Per capirlo bisogna partire da un dato molto semplice. Per permettere ai paesi colpiti dal terremoto di risorgere è necessario favorire la loro coesione sociale, bisogna prendersi cura dei loro spazi e delle loro case, ma soprattutto delle persone, delle emozioni e dei sentimenti di queste ultime. Ogni comunità, per guardare al futuro, ha bisogno di recuperare la sua dimensione di vita collettiva, ha bisogno di riscoprire la sua identità e la sua storia, ha bisogno di coltivare e rendere attuali le sue memorie. Una comunità priva di ricordi sui quali fondare il proprio profilo non potrà mai conoscere un domani vero e concreto. Gli antichi cimiteri di campagna, dove sono sepolte generazioni di persone, sono parte integrante del paese, sono un “pezzo” di paese che continua a testimoniare la sua storia, a indicare un futuro possibile. Abbattere questi cimiteri per ricostruirli senza preservare le loro antiche forme e le loro tombe potrebbe accelerare la fine di questi paesi, perché distruggendo i cimiteri si cancella ogni forma di memoria.

Quelle lapidi, fatte di parole e immagini, racchiudono le radici di una comunità, conservano la loro storia. I volti e i nomi impressi su quelle lapidi sono i volti e i nomi di una comunità viva, senza tempo. Si tratta di un patrimonio culturale di inestimabile valore, la cui perdita sarebbe imperdonabile. Un paese non può perdere la sua più vera e profonda anima per sottostare a delle semplici procedure burocratiche, a delle fredde prassi amministrative. Quelle tombe sono parte integrante delle comunità, raccontano le comunità del passato, permettendo di stabilire un legame intimo con il presente e il futuro.

Sono un punto di riferimento insostituibile; raccontano la vita di chi ci ha preceduto nella “costruzione” dei nostri paesi. Quelle tombe siamo noi stessi, sono le nostre radici, sono la nostra identità, in quelle tombe possiamo specchiarci ogni giorno per trovare la forza e il coraggio di andare avanti. Chi intende assumersi la grave responsabilità di cancellare questi paesi spegnendo ricordi e memorie? In nome di che cosa si può pensare che si possano eliminare per sempre le emozioni, i sentimenti, ma soprattutto quelle corrispondenze, quei legami insostituibili per trovare i giusti sentieri che ci possano portare verso un futuro accettabile?

(nella foto il cimitero di Castelsantangelo sul Nera dopo il sisma)


   

da Augusto Ciuffetti
Professore di storia economica Univpm





Questo è un articolo pubblicato il 06-03-2023 alle 21:17 sul giornale del 07 marzo 2023 - 942 letture

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