Matelica dice addio al "canile"

4' di lettura 08/03/2023 - Sabbia, sabbia e ancora sabbia: tanta a terra quanta nei pantaloncini e negli occhi. Qualche sasso diligentemente lanciato fuori dal campo, un po' di gesso misto a ghiaia per disegnare le linee, due reti rattoppate, sei pali riverniciati 1 milione di volte e una vecchia utilitaria con dietro una rete metallica per "pettinare" il terreno di gioco.

Con un po' di pioggia era subito pattinaggio artistico, con il sole erano subito ginocchia distrutte. C'era una volta il campo “vecchio” di Matelica, diabolicamente soprannominato il “canile”.

Per chi come me ha solcato quel meraviglioso rettangolo di gioco, sono giorni tristi, giorni che un giovane nostalgico come me non vorrebbe mai vivere, pur nella consapevolezza che il mondo deve andare avanti e la città deve evolversi a seconda delle nuove esigenze. Come me in tanti in questi ultimi giorni hanno notato che è partita la demolizione dell'ormai ex campo sportivo di Borgo Nazario Sauro, provocando uno strascico di post, foto e commenti sui vari social network. Questo perché è più che evidente lo smantellamento in corso degli spogliatoi e delle strutture dell'ex stadio posto nel cuore di Matelica. Chiunque ci passi, a piedi o in macchina, può notare come sta cambiando l'intera area seguendo un progetto di rigenerazione urbana ben definito (leggi).

E' difficile lasciarsi alle spalle una storia talmente lunga che non può essere raccontata in un breve articolo, soprattutto da chi l'ha vissuta come tifoso, giocatore, ragazzino poi diventato sempre più grande. Possiamo solo cercare di far capire, specialmente a chi non è di Matelica, cosa fosse il "canile".

Innanzitutto più che un campo di allenamento-gioco era un campo di battaglia. Si entrava con delle idee, si usciva con delle altre, sia in campo che fuori. In campo perché giocare su un terreno ghiaioso, con la linea laterale e di fondo attaccata alla rete era come essere rinchiusi in una gabbia per 90 minuti (da qui forse il termine canile). Si iniziava a giocare con tutte le ossa e le articolazioni al proprio posto, ma quasi mai si rientrava negli spogliatoi con tutto in ordine. Le tattiche dopo 10 minuti lasciavano spazio a ben altro e qualsiasi avversario potesse arrivare (primo in classifica o ultimo) era battaglia, specialmente con un po' di pioggia a rendere il tutto più divertente e con il pubblico che aggiungeva ogni volta nuovi termini al vocabolario, nonostante spesso non concepisse quanto fosse difficile mettere a terra un pallone su quel campo minato.

Sugli spalti il clima era appunto simile a quello del campo. L'agonismo del rettangolo di gioco era lo stesso delle tribune, vuoi per la vicinanza al campo stesso, vuoi perché non è mai esistito un settore ospiti e uno locale. Tutti insieme sotto la tettoia di ferro arrugginito seduti su un cemento proveniente direttamente dal circo polare artico per la gioia dei proctologi di tutta la regione. Nonostante il poco comfort, la tribuna del campo vecchio era la seconda piazza del paese: dal bambino al nonno tutti si recavano al campo per vedere il calcio locale. Anche con l'inaugurazione del nuovo campo in località Boschetto, la tradizione del sabato pomeriggio o della domenica di andare al campo vecchio non è diminuita, anzi spesso c'erano più spettatori per una partita delle giovanili a Borgo Nazario Sauro che per una della prima squadra a quello che oggi è il Giovanni Paolo II.

Questo tifo era poi spesso tanto simpatico, quanto caloroso (un eufemismo, ndr). C'era chi dalla rete con l'ombrello riusciva a punzecchiare addirittura alla schiena il guardalinee (pensate quanto erano vicini tifosi e campo), chi si dilettava a “chiacchierare” amichevolmente con botta e risposta dalla breve distanza con i giocatori avversari, la “gazzosa” de “Lu Schioppo”, i tornei estivi, chi apriva il cancello ed entrava direttamente in campo o chi, più aristocraticamente, si sedeva sulla panchina retrostante l'ex benzinaio per avere una visuale alternativa e una migliore via di fuga al triplice fischio.

Gli aneddoti sono infiniti e il sottoscritto non è sicuramente la persona adatta per poter cavalcare l'onda dei più storici ricordi. Tuttavia che lo si abbia vissuto negli ultimi anni o nei primi, il campo sportivo vecchio di Borgo Nazario Sauro rimarrà sempre nelle menti di tutti coloro che lo hanno frequentato. Per qualcuno è una cicatrice sulla pelle, per altri un ricordo, per altri ancora un ideale. Addio “canile”!

(nelle foto sotto oltre al campo anche gli spogliatoi prima della demolizione)

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Questo è un editoriale pubblicato il 08-03-2023 alle 18:14 sul giornale del 09 marzo 2023 - 4630 letture

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