Bommarito presenta a Camerino "Le vittime dimenticate"

4' di lettura 12/06/2023 - Legalità, oggi scontata data quasi per certa.

“Spesso anche per distanze geografiche si pensa che l'omertà, la mancanza di legalità, di limpidezza istituzionale siano cose che non ci riguardano. Si pensa o si pensava che quei problemi riguardassero solo una determinata parte della nostra penisola. La stagione delle grandi stragi è terminata da tempo, il clamore delle bombe e degli attentati mafiosi è ormai dimenticato. Ma anche allora quegli eventi li guardavamo con distacco: un semplice servizio del telegiornale che ci informava del numero delle vittime, chi fossero i mandanti con nomi a noi sconosciuti. E tutto finiva lì. E invece la mafia, la mancanza di legalità e l'omertà esistono tutt'ora nei soprusi quotidiani, nelle minacce velate, tuttora lavorano, senza proclami, senza massacri a giudici, alle forze dell'ordine o nei confronti di onesti cittadini”.

Con queste parole Caterina Molinaro, Presidente dell’Associazione Culturale Ripartiamo ha aperto venerdì pomeriggio a Camerino, presso l’Auditorium Accademia della Musica F. Corelli - Bocelli Foundation, l’incontro con l’avvocato Giuseppe Bommarito autore del libro dal titolo “Le vittime dimenticate”, D’Aleo, Bommarito, Morici: la strage di via Scobar”. Presenti l’avvocato Rosella Gaeta in rappresentanza dell’Ordine degli Avvocati di Macerata e il Generale dei Carabinieri Marco Di Stefano già vicecomandante della Legione Carabinieri Marche. Il libro racconta una delle tante stragi di mafia che hanno insanguinato il nostro Paese. Una di quelle storie rimaste per anni in sordina, sconosciuta ai più, quasi dimenticata. Una strage di mafia che a distanza di quarant’anni riaffiora alla memoria degli italiani grazie ad un intenso lavoro di studio e ricerca da parte dell’avvocato Giuseppe Bommarito, professionista molto conosciuto e apprezzato per il suo interesse alle importanti tematiche sociali che affliggono il nostro territorio, in particolar modo la diffusione delle droghe tra i giovani.

Quella vicenda colpì l’Italia intera non soltanto per la sua efferatezza ma anche per un fatto unico nella storia delle stragi di mafia del nostro Paese: a distanza di tre anni cadevano sotto i colpi di “cosa nostra” ben due ufficiali che si erano succeduti alla guida di un comando Arma particolarmente esposto quale quello della Compagnia Carabinieri di Monreale: il capitano Emanuele Basile prima e il capitano Mario D’Aleo dopo. Il libro nasce quasi per caso quando, al termine di un incontro pubblico, l’autore entra in contatto con Francesca Bommarito, sorella di una delle vittime di quella strage, l’appuntato dei Carabinieri Giuseppe Bommarito. Sarà proprio Francesca che darà all’autore la possibilità di entrare in possesso di una grande quantità di documenti che gli hanno consentito di ricostruire quei tragici fatti e offrire una spiegazione delle ragioni che determinarono l’organizzazione mafiosa a sentenziare la morte dei tre Carabinieri. L’appuntato Bommarito era l’anello di collegamento tra i due ufficiali, l’uomo di fiducia di entrambi i comandanti e la memoria storica dei fatti che avevano sconvolto Monreale e la provincia di Palermo nel corso della prima guerra di mafia. Bommarito affianca i due comandanti in tutte le indagini più delicate e, pur consapevole dei rischi cui si va esponendo, continua a fare il suo dovere. Sarà proprio questa sua testardaggine, questa sua caparbietà a farlo ritenere pericoloso per gli ambienti mafiosi che vedono in lui un potenziale e grave pericolo da eliminare.

Sono gli anni che vedono il capoluogo siciliano al centro dei grandi traffici di droga tra l’Europa e gli Stati Uniti, con la diffusione di massa dell’eroina e la trasformazione della mafia da agricola, rurale a holding mondiale, leader nel commercio e nella distribuzione degli stupefacenti. Una storia di coraggio quella che l’autore racconta e un invito a seguirne l’esempio, a non avere paura; a non voltarsi dall’altra parte. “Malavita e droga sono le due facce della stessa medaglia” afferma Bommarito: combattere la diffusione di droga significa combattere le mafie. I ragazzi devono essere informati sui danni dall’uso delle sostanze stupefacenti. In questo senso è importante informare affinché i giovani abbiano consapevolezza delle loro scelte. “Chi compra anche un solo spinello, alimenta il mercato delle droghe e ingrassa le tasche dei mafiosi”.

E ancora: ”Ogni ragazzo morto per droga è una vittima indiretta di mafia. Un richiamo quello di Bommarito, alla consapevolezza dei rischi cui sono esposti i giovani dal consumo delle sostanze stupefacenti affinché abbiano gli strumenti e il coraggio di opporsi ad ogni tipo di offerta legata a quel mondo.


   

da Organizzatori







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-06-2023 alle 17:47 sul giornale del 13 giugno 2023 - 586 letture

In questo articolo si parla di cultura, camerino, comunicato stampa

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