Le opere di Paglialunga protagoniste a Matelica, successo per la mostra

4' di lettura 09/08/2023 - Si è conclusa il 31 luglio la mostra “Il ritorno di Lucio Paglialunga”, un titolo che vuole essere un omaggio a questo artista profondamente legato alla sua città natale.

Il pittore è nato a Matelica il 9 novembre 1935, frequenta l’Istituto d’Arte di Macerata e si diploma Maestro d’Arte in Decorazione Pittorica nel 1956; da subito inizia la sua partecipazione ad esposizioni ed eventi legati al mondo dell’arte fino alla scomparsa nel 206 ad Osimo. La mostra allestita presso i locali del Museo Piersanti, adiacenti al giardino interno è formata da opere concesse dagli eredi della signora Maria Teresa, moglie del pittore, che dopo la scomparsa del marito ha riunito opere e materiale documentario su tutta la sua attività. L’esposizione è stata l’occasione per rivedere le opere di questo artista del secondo Novecento, particolarmente legato alla sua città di origine, Matelica, dove ha vissuto e operato fino al trasferimento a Osimo.

Per l’occasione è stato stampato anche un piccolo catalogo con le opere esposte, secondo un cronologico, a partire dalle opere degli anni sessanta, fino ad un delicatissimo schizzo con uno studio di nudo femminile, eseguito poco prima della scomparsa e purtroppo non finito, ma per questo ancora più coinvolgente, perché rappresenta la testimonianza del suo legame con l’arte del Novecento, in particolare con analoghi soggetti di Felice Casorati. Il suo legame con l’arte del XX secolo è profondo, anche se celato dietro uno stile tutto personale. La sua è un arte materica. Il legame con le correnti del Novecento è presente attraverso una rielaborazione continua e originale. Prendiamo il tema di Venezia, dietro quelle facciata arricchite da bifore bizantineggianti o ponti dall’intonaco sbriciolato, si percepisce una città fatta di solide fondamenta. La sua è una visione per niente idealizzata, come quelle di altri maestri del Novecento, i loro monumenti si distendono sull’acqua, non affondano, non hanno fondamenta. Paglialunga, invece, ci offre una versione diversa, addirittura, rinascimentale se non medievale, fatta di pietre e mattoni. I temi trattati dal pittore sono vari: ritratti, paesaggi, scorci di Venezia per l’appunto o della sua Matelica, la riviera del Conero e delle sue spiagge e poi i temi della campagna e della ruralità.

Particolare è la sua interpretazione di soggetti tratti dall’arte classica del Seicento; in mostra è presente una testa di putto, risolto in un monocromo, tecnicamente affine a certe soluzioni portate avanti da Carlo Levi. Colpisce in lui il fatto di aver iniziato sperimentando forme legate alla produzione informale, per essere poi tornato al figurativo. Le due composizioni con cui inizia il percorso della mostra, datate intorno al 1963, sono in linea con quelle di artisti di un decennio precedente: Melotti, Morlotti, Consagra, Corpora, Marini… Dopo questo periodo egli torna al figurativo, ma sempre interpretato in maniera personale, come le due composizioni architettoniche a metà tra lo studio tecnico e gli schizzi visibili nei cahiers degli antichi costruttori delle cattedrali gotiche. Il pittore è in grado di affrontare i temi più disparati, in un foglio si cimenta con piccola natura morta, fatta di frutti sopra una tovaglia bianca ancora spiegazzata, affine ad alcune composizioni di Federico Zandomenighi, il più francese tra gli italiani presenti a Parigi alla fine dell’Ottocento. È così vicina l’assonanza che pare di rivedervi non solo Zandomenighi, ma, addirittura, certi maestri francesi di fine Ottocento.

Paglialunga conosce e studia sicuramente le opere di Monet, al quale lo lega il tema delle scogliere e della luce che dal mare si rifrange sulle rocce. Del monte Conero ci offre una visione quasi geologica. Altro tema a lui caro insieme ai ritratti, specie femminili, sono le mucche colte dal vero sul monte Canfaito. Sono tanti gli spunti offerti da questa esposizione. Nella composizione intitolata “Maschere” ha voluto esprimere la sua solidarietà alle vittime del terremoto del Belice. Le maschere sono state riposte perché nei teatri in questo momento non si recita. La tragedia purtroppo si vive. Il suo legame con la città è sempre rimasto vivo, nonostante il trasferimento a Osimo, lo prova la toccante Via crucis della cappella dell’ospedale E. Mattei e la bella scultura “Orientamento” nel giardino della scuola elementare, rimessa in bella vista per l’occasione dall’amministrazione comunale. Tanti sono stati gli spunti di riflessione che si sono potuti fare osservando questi quadri, che per un mese abbiamo avuto la fortuna di poter ammirare, grazie al contributo dell’amministrazione comunale, in particolare dell’assessore alla cultura Giovanni Ciccardini, coadiuvato da Maurizio Carbonari e Enzo Carsetti, ai quali va un sentito grazie, insieme a quello rivolto ai signori Francesco ed Emma Cellini, che hanno messo a disposizione della Città questa trenta opere di Lucio Paglialunga. Ci auguriamo che le sue opere in un prossimo futuro possano tornare nuovamente.


   

da Angelo Antonelli





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-08-2023 alle 10:33 sul giornale del 10 agosto 2023 - 294 letture

In questo articolo si parla di cultura, matelica, comunicato stampa

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