Doping, squalifica per 4 anni ad Abdelwahed: l'atleta ricorre al Tas di Losanna

2' di lettura 14/12/2023 - E’ un susseguirsi di emozioni, per l’atleta e per i suoi tanti sostenitori, la vicenda dell’argento conquistato dall’atleta della Nazionale e del Cus Camerino Ahmed Abdelwahed ai 3000 siepi lo scorso anno agli Europei di Atletica Leggera di Monaco, poi sospeso per essere risultato positivo al controllo antidoping del dopo gara (che fu vinta dal finlandese Raiotanen).

Il responso delle sue analisi fu la positività al “Meldonium” e di conseguenza fu sospeso in attesa della decisione finale. Ad un anno e mezzo di distanza è arrivata lo scorso 8 dicembre la sentenza di primo grado da parte degli organi di giustizia dell’antidoping internazionale dell’Aiu, che hanno comminato all’azzurro l’annullamento del risultato e una squalifica di 4 anni con decorrenza dall’agosto del 2022, periodo di svolgimento dell’Europeo di Monaco di Baviera.

Sulla decisione in primo grado, considerato che tra la federazione internazionale e l’atleta è in corso un procedimento, la difesa dell’atleta ha immediatamente presentato ricorso con una corposa documentazione che riassume l’intera vicenda, ma che verte anche su una perizia tecnica redatta da esperti del settore. Una mossa attendibile e obbligata, quella della difesa al giudizio in primo grado, in quanto l’intera vicenda è apparsa fin da subito poco chiara e sta condizionando il futuro di un atleta nel pieno delle sue forze.

La difesa infatti verte anche su una relazione internazionale pubblicata su una rivista Europea di Medicina, a firma di doversi ricercatori, che scagionerebbe l’atleta. Pertanto tutto è rinviato alla decisione del TAS (Tribunale Arbitrale dello Spot di Losanna) che dovrebbe arrivare entro due mesi. Continua pertanto la battaglia legale fra l’atleta azzurro che lo scorso ottobre si è laureato presso l’Università di Camerino e che ha sempre dichiarato la sua innocenza sull’assunzione di sostanze dopanti.

L’atleta si è limitato a sottolineare che il suo non è un caso di doping, attenendosi alle prove raccolte. Diversi, sarebbero i punti che scagionerebbero l’azzurro, a cominciare dal fatto che la concentrazione minima (155 ng/ml) non avrebbe effetti sulle prestazioni, inoltre si tratterebbe di un integratore italiano certificato, che contiene una molecola simile al Meldonium e che ha causato la positività alle analisi delle urine.

Per quanto riguarda la perizia tecnico-scientifica presentata dalla difesa ci sono anche molti altri punti da chiarire, come la tempistica. Lo stesso dispositivo dell’Aiu prevede la possibilità di impugnare la decisione in secondo grado presso il Tas di Losanna, che a sua volta deciderà in tempi più brevi.








Questo è un articolo pubblicato il 14-12-2023 alle 22:31 sul giornale del 15 dicembre 2023 - 1306 letture

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