Nibbiano, la frazione con le valigie in mano: "Una decisione che fa soffrire, ma prima di tutto viene l'incolumità delle persone"

6' di lettura 27/02/2024 - Minacciata da una frana, anche di portata importante, confermata da ulteriori e più approfonditi sondaggi, la frazione camerte di Nibbiano, sita alle pendici di Monte Lago, dovrà essere delocalizzata.

Si tratta di una frana preesistente al sisma e che è stata ulteriormente aggravata dalle scosse del 2016, che ha ulteriormente elevato il rischio per l’intera area dell’abitato. La decisione è stata comunicata qualche giorno fa agli abitanti dalle autorità competenti in un incontro a cui ha partecipato anche il commissario straordinario Guido Castelli. Una decisione purtroppo dovuta per la sicurezza delle persone, che viene prima di tutto, considerato che la piccola e ridente frazione camerte potrebbe scivolare insieme al terreno su cui poggia.

Per gli abitanti è stato un duro colpo, soprattutto per i più radicati, che a Nibbiano sono nati, cresciuti e tutt’ora ancora ci vivono e per coloro che l’avevano scelta per posizione, tranquillità e motivazioni affettive. Oggi la frazione di Nibbiano conta circa 14 persone come residenti fissi. Abbiamo ascoltato uno di loro per sentire la reazione a questa decisione, purtroppo inevitabile.

Innanzitutto, le persone che sono proprio di Nibbiano hanno qualche rimpianto, considerato che queste calamità non si possono prevedere?
“C’è mia moglie – dice Carlo Croia, commerciante camerte che vive a Nibbiano da anni con la famiglia - che è nata e cresciuta a Nibbiano e come lei solo un’altra persona è sempre stata nella frazione e sono queste quelle che soffrono di più per questa nuova situazione, poi c’è gente che c’è venuta dopo ad abitare, tra cui io, che dopo sposato, da Camerino sono venuto a stare qua con la famiglia e comunque personalmente ci sono molto affezionato come tutti. Mia moglie è molto dispiaciuta per questa inevitabile decisione ed ha il rammarico che non si può ricostruire a Nibbiano, ma allo stesso tempo guarda anche al futuro, alla salvaguardia e l’incolumità delle persone. Se non ci si può ricostruire, alla fine pazienza! Dispiace, anche molto, ma ne abbiamo passate molte dopo il sisma, siamo stati nei container prima, sulla roulotte, adesso sulle SAE, per cui a cambiare casa viene sempre in tempo, ma prima di tutto c’è l’incolumità e la salute delle persone”.

Per voi, comunque, non è stata una decisione del tutto a sorpresa?
“La paura e la sensazione – prosegue Carlo Croia - noi abitanti l’abbiamo avuta fin da subito, perché appena dopo il sisma del 2016 ci fu una segnalazione presso l’ufficio regionale preposto, che riguardava una spaccatura verificatasi sul terreno. Loro già ne erano venuti a conoscenza. Inoltre la frazione di Nibbiano era già stata costruita a suo tempo sopra una frana storica e chi ci aveva costruito nemmeno sapeva di quello che era accaduto molti anni prima, perché ai quei tempi non c’era la strumentazione di oggi per verificare e sondare il terreno. Per cui Nibbiano, dopo le scosse del 2016, fu perimetrata fin da subito, la perimetrazione era uno strumento che ti permetteva eventualmente di fare dei lavori maggiori di messa in sicurezza rispetto alla semplice ricostruzione".

Quando la possibilità della delocalizzazione si è fatta sempre più concreta?
“Successivamente c’è stato questo silenzio nel corso degli anni - afferma Croia - Poi nel 2020 fui contattato da uno studio di geologi incaricati dalla Regione per effettuare degli studi, rilievi e accertamenti sul suolo su cui sorgeva la frazione. La frana si aggirava sui circa 50 ettari e non c’erano le risorse per monitorare tutta l’area. Sono stati fatti allora dei sondaggi e i risultati già erano allarmanti sulla possibilità di ricostruire Nibbiano sul solito posto. Il rischio maggiore non sarebbe stato tanto quello che la nuova struttura non sopportasse nuove scosse, ma era quello che potesse scivolare insieme al terreno, perché le sollecitazioni sismiche di una certa intensità avrebbero fatto riattivare la frana. Le frazioni più a rischio per eventuali frane erano quelle di Nibbiano e Sant’Erasmo. Ultimamente il sindaco Roberto Lucarelli ha richiesto di effettuare nell’area di Nibbiano ulteriori sondaggi, più approfonditi e con l’utilizzo di nuove e più aggiornate strumentazioni, tra cui simulazioni sismiche per veder come avrebbe reagito il terreno. Sono stati fatti sondaggi fino a 60 mt di profondità su un’ampia zona ed i risultati sono stati che il paese si trova proprio sopra la frana e c’è il rischio che la costruzione scivoli con il terreno su cui poggia”.

Considerato che dalla fase iniziale del post sisma ad oggi, di tempo ne è trascorso, anche per l’effettuazione di sondaggi, carotaggi e accertamenti, c’è stato qualcuno di voi che intanto si era organizzato per ricostruire la propria abitazione a Nibbiano?
“Ci sono stati dei casi - spiega Carlo Croia - perché la legge in quel periodo lo prevedeva, dove qualcuno ha effettuato dei lavori in quanto era fuori dalla perimetrazione ed aveva danni lievi. Per cui ha fatto gli interventi necessari, finanziati dallo Stato come previsto per la ricostruzione e adesso, comunque, deve lasciare Nibbiano come tutti quelli che ci abitiamo. Qualcuno che era rimasto fuori dalla perimetrazione ed era pronto col progetto per fare i lavori, purtroppo adesso deve comunque delocalizzare la propria casa”.

E’ presto per sapere in quali zone saranno ricostruite le case della gente di Nibbiano, o c’è già una vaga ipotesi? Inoltre, potete scegliere dove farvi ricostruire la nuova casa, comunque sempre nell’ambito del territorio comunale?
“Al momento ancora niente, in quanto tutti si sono trovati impreparati a questa decisione di delocalizzazione, quindi anche le autorità competenti, dal Comune, al Commissario per la Ricostruzione ancora devono prendere in mano la situazione per valutare il da farsi. Tra le varie soluzioni, per sentito dire, ci potrebbe stare anche quella che ognuno può trovare da solo un’alternativa, che potrebbe essere una casa con gli stessi metri quadrati della propria e gli sarà pagata dallo Stato, oppure gli sarà ricostruita nuova e della stessa misura”.

Ci sono dei tempi per trovare la soluzione alternativa o aspettare la ricostruzione della nuova abitazione, o ancora nulla è stato deciso in tal senso?
“Adesso, come da prassi, stiamo attendendo l’ordinanza ed il decreto da parte del Comune e delle autorità preposte di lasciare la località e recuperare le nostre cose. Poi attenderemo le nuove regole su come comportarci. La decisione è di pochi giorni, quindi è ancora presto per avere le nuove direttive. Va precisato che a Nibbiano non ci abitano molte persone e diverse case sono le seconde dello stesso proprietario che vive fuori e torna per l’estate, ma anche a loro lo Stato gliela ricostruirà.”








Questo è un articolo pubblicato il 27-02-2024 alle 12:33 sul giornale del 28 febbraio 2024 - 1968 letture

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