Un convegno su ambiente e monachesimo

4' di lettura 21/05/2024 - Natura e religione, la scelta della solitudine e quella della vita in comune; quando la preghiera si tramuta anche in opera dell’uomo sul suo ambiente di vita. Dai Sibillini, alla dorsale appenninica, fino al mare Adriatico, il nostro territorio è memoria di antiche presenze che hanno caratterizzato il corso della storia e di esse rimangono documenti importanti.

Abbazie, eremi, monasteri, in un paesaggio adattato al lavoro e alle esigenze di chi lo ha vissuto nella ricerca di Dio e degli altri uomini. A Cerreto d’Esi Venerdì 27 Maggio alle ore 21:00, il Gruppo Archeologico Alta Valle Esina e il Centro Culturale p.zza Lippera n.9, hanno organizzato un interessantissimo convegno basato sui temi trattati nel libro “Ambiente e Monachesimo – storia ed evoluzione degli habitat dell’Appennino Umbro Marchigiano” Visibilio Editore, di Jacopo Angelini, esperto storico dell’ambiente, ed ornitologo di fama internazionale.

L’introduzione al libro è stata curata dalla professoressa Lina Menichelli, componente del GAAVE che, con estrema accuratezza e grandi doti comunicative, ci ha guidato in un significativo excursus storico: dalla ricerca di Dio attraverso la bellezza della natura vissuta dagli eremiti anacoreti, ai primi ordini monastici cenobiti e alla loro diffusione, dall’oriente all’occidente. Come questo fenomeno, attraverso i secoli e le varie culture, fosse riuscito a creare comunità in cui la preghiera e il lavoro avevano uguale dignità. Antonio, Pacomio, Basilio, fino a Benedetto e alla famosa regola “Ora et labora” che esalta la sacralità della terra e dei suoi frutti, celebra il valore del lavoro, gli rende dignità, fino ad allora considerato peculiarità della plebe, degli ultimi nella gerarchia sociale.

La diffusione del fenomeno monastico sviluppò realtà organizzate e completamente indipendenti, ma unite dalla stessa radice culturale. L’arte, la scienza, le religioni, il sapere intero, attraverso la trascrizione dei testi da parte dei monaci amanuensi, diedero un nuovo impulso alla civiltà, dopo secoli di declino e forte decadenza. L’Europa intera si trovò legata, al di là dei confini politici, dallo stesso comune denominatore che portò i popoli alla civiltà, nella quale ancora oggi si riconosce. I fondamenti della regola portarono ad esaltare l’uomo, prima del monaco e a valorizzarne la sua formazione; i complessi monastici divennero strutture autonome, in una forma si sussistenza che apriva le porte al mondo circostante, sia naturale che umano, tanto da esser presi come modello da Carlo Magno in tutto il Sacro Romano Impero e quindi contribuirono fortemente a quel rinascimento carolingio che portò ad una ripresa non solo economica, ma anche artistica e scientifica. Particolari anche le correlazioni individuate dalla Menichelli fra religione e filosofia e ancora nella letteratura; quando la ricerca del sovrannaturale si fa presente nel desiderio dell’uomo di elevarsi al di sopra del reale, per cercarne causa o fine, ed essa riesce ad esprimersi in forme differenti ma unite.

Lo scrittore Jacopo Angelini, ha presentato il suo libro, ha stupito per la sua ricerca minuziosa, certosina di un numero enorme di monasteri a cavallo dell’Appennino umbro marchigiano. La posizione strategica della nostra regione, così ricca di biodiversità, fiumi e culture, descritta dettagliatamente, stimola il lettore a visitare, conoscere tutto l’ immenso patrimonio monastico, paesaggistico, unico in Italia e in Europa per numero di siti, per ricchezza artistica e naturalistica. Quante le forme religiose nate fra Umbria e Marche, benedettini, francescani, spirituali; la grande riforma dell’Osservanza e la nascita dell’Ordine dei Cappuccini, avvenute nello stesso territorio, controllato dai da Varano. Una ricchezza inestimabile di biodiversità, custodite e tramandate dagli stessi religiosi in un’opera di sapiente cura dell’ambiente , da cui dovremmo, oggi, trarre valido esempio. Lo scrittore ci invita, usando i termini fraternità e accoglienza, ad instillare l’interesse della conoscenza del nostro ricchissimo territorio per aprire poi, la possibilità di sviluppare un turismo organizzato che valorizzi la ricchezza di cui siamo custodi, ma spesso inconsapevoli.

L’incontro divulgativo ha saputo coniugare, in una sorta di forte interdisciplinarietà, la religione, la storia, l’ambiente naturale e quello umano, ricreando un insieme armonico e davvero coinvolgente, apprezzato dai numerosi partecipanti. Il Gruppo Archeologico Alta Valle Esina ringrazia vivamente lo scrittore Jacopo Angelini per la sua disponibilità a presentare il proprio lavoro frutto di anni di ricerche; Don Ferdinando dell’Amore per la cooperazione nella realizzazione di questa serata aprendo il Centro culturale P.za Lippera 9, nella speranza che sia di buon auspicio per future e proficue collaborazioni.


   

da Gruppo Archeologico Alta Vallesina







Questo è un articolo pubblicato il 21-05-2024 alle 13:15 sul giornale del 22 maggio 2024 - 3452 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo

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