Rigopiano, sit-in dei famigliari davanti al tribunale. Paola Ferretti: "Tirare fuori il coraggio di punire chi ha sbagliato"

3' di lettura 08/06/2024 - E’ durato circa due ore e mezzo il sit-in che i famigliari delle 29 vittime di Rigopiano, hanno tenuto questa mattina davanti al Tribunale di L’Aquila.

Una manifestazione pacifica e dimostrativa per chiedere ed avere verità e giustizia. Fino ad ora, l’unica sentenza incancellabile è quella dell’ergastolo del dolore, in cui sono sprofondate all’improvviso le famiglie delle 29 vittime (sulle 40 ospitate) di quel 18 gennaio del 2017, rimaste travolte sotto le macerie del Resort Rigopiano di Farindola (Pescara). Con la presenza di questa mattina davanti al Tribunale dell’Aquila, i famigliari delle vittime hanno rinnovato il loro appello al Procuratore Generale di ricorrere in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello che, riformando in parte quella di primo grado di Pescara, ha condannato lo scorso 14 febbraio 8 persone, assolvendone 22.

I famigliari, rimasti insoddisfatti anche dal verdetto di secondo grado, chiedono di più e soprattutto di fare chiarezza su alcuni punti della complessa vicenda, che non sarebbero stati approfonditi a fondo. Per farlo sarebbe necessario il ricorso in Cassazione, la cui decisione spetta alla procura. Il termine per presentarlo scade il 24 giugno. Fra i famigliari, che in modo molto civile sono rimasti al di fuori del Palazzo di Giustizia dell’Aquila dove hanno appeso striscioni e foto per non dimenticare la loro lotta e soprattutto per andare a fondo con il procedimento giudiziario, anche i genitori di Emanuele Bonifazi (31 anni di Pioraco e receptionist del Resort Rigopiano) e Gianluca Tanda, fratello di Marco (25 enne di Gagliole pilota di aerei della Ryanair, che perse la vita insieme alla sua ragazza Jessica Tinari).

“Oggi abbiamo fatto questa manifestazione, in maniera civile - dice Paola Ferretti la mamma del piorachese Emanuele Bonifazi – per dimostrare la nostra voglia di giustizia, ma purtroppo non dipende da noi. Adesso vediamo. Gli avvocati a breve manderanno l’istanza e vediamo se entro il 24 riusciamo a sapere se il Ricorso è stato fatto”.

“Adesso vediamo – prosegue mamma Paola – quello che succede, se c’è questo ricorso, oppure se bloccano tutto prima di finire l’iter giudiziario, che significherebbe accontentarsi di una piccola parte di verità, perché a nostro avviso non è venuta fuori tutta, ne manca ancora molta e sotto diversi aspetti. Questi vanno vagliati e spulciati in modo più approfondito. Bisogna tirare fuori il coraggio di punire chi ha sbagliato, perché se passa il concetto dell’imprevedibilità (cioè rimane questa sentenza), da adesso in poi si salvi chi può, perché tutto diventerà imprevedibile. Questa sentenza farà giurisprudenza, quindi ogni tragedia che succederà in futuro, sarà tutto imprevedibile e questa è la cosa più raccapricciate. Per noi è un fallimento del nostro motto del “Mai più”, che viene denigrato, calpestato e deriso. Speriamo che questa nostra richiesta accorata di oggi sia servita per smuovere un pochino le le coscienze di chi ha il potere di decidere di portare avanti il processo, oppure rinunciare".

“Io comunque non resterò mai in silenzio – conclude Paola Ferretti – perché Emanuele è stato ucciso, perché non è stata una calamità naturale, perché non è stata fatalità, Emanuele lo hanno ucciso, no direttamente perché non è un omicidio volontario, ma l’accusa è di omicidio colposo e si poteva evitare e questa sentenza, se resterà così, massacrerà non solo noi, che i nostri cari non li riavremo più comunque, ma tutti gli italiani, anche per futuro”.

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Questo è un articolo pubblicato il 08-06-2024 alle 20:14 sul giornale del 10 giugno 2024 - 218 letture

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